16 Maggio 2026
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Puteolana 1902, quell’eredità lasciata da un gruppo di uomini veri

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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata

Sciagurato chi pensa che il mondo del calcio sia capace di aprire solo ferite laceranti e di mostrare il peggio di sé. A volte esistono le favole, storie meravigliose che nessun tempo appannerà, sentimenti e impulsi che incoraggiano anche chi da questo mondo vorrebbe affrancarsi per stanchezza o disillusione. Una pagina di questo calcio vero, appassionato, forse utopistico ma ancora resistente, lo ha scritto sabato scorso ad Afragola la Puteolana 1902. Lo hanno vergato, più precisamente, i suoi giocatori. Senza stipendi da mesi, persino senza i rimborsi minimi per venirsi ad allenare. Un’umiliazione per i ragazzi più giovani, ma anche un affronto verso quelli che alle spalle hanno percorsi prestigiosi, che la loro credibilità se la sono guadagnata scalando montagne e mangiando pane e frustrazioni, anticamera per i trionfi più belli. “Avevamo deciso di non giocare ma ora pensiamo che non sia giusto per la città di Pozzuoli, per i tanti sacrifici che abbiamo fatto per arrivarci fin qui e per tutti quelli dello staff che versano nelle nostre stesse condizioni, onoreremo ancora e fino alla fine la maglia. Da oggi ci autofinanzieremo”. E’ questa la parte più bella del comunicato diffuso dai calciatori granata prima del match play-off del Moccia. Un manifesto che è un invito collettivo a non mollare anche quando verrebbe voglia di farlo, un canto alla passione, un omaggio ad una maglia che di storia ne ha scritta, eccome. Insomma, c’è speranza in questo mondo e loro lo hanno riaffermato.

E, a proposito di storia, sabato in tribuna ha fatto capolino Gaetano Costa, il capitano granata di una vita. Ha sofferto come un vero tifoso, questo è certo. Ma sarà stato orgoglioso anche lui di questi ragazzi. L’ex difensore siciliano qualcosa poi ne sa, avendo affrontato le stesse problematiche soprattutto nella stagione che vide i flegrei approdare in C1, nel 1988/89. Poi il patron Antonio Morra Greco mise tutto a posto e niente e nessuno ostacolò più la scalata di quel vecchio Campania Puteolana. I granata di oggi hanno certamente onorato quelle gesta, a parte l’esito finale che è solo un dettaglio effimero in un contesto simile. Già riuscire a vincerla questa sfida era impresa ardua considerati campo avverso, qualità dell’avversario e patemi di una vigilia in cui a tutto si è pensato tranne che a preparare una partita di calcio. Se poi ci aggiungiamo una rimonta quasi surreale (dallo 0-3 al 3-3) e un rigore negato nel secondo supplementare per un evidente fallo di Tarascio (gara strepitosa la sua e non solo per il gol in apertura) su Conte, si capisce a maggior ragione la portata di ciò che questo gruppo è stato capace di fare. Questa Puteolana ha avuto un cuore grande così, orgogliosa in campo e custode di grandi valori fuori. Anche senza tifosi, penalizzati da un dietrofront che non meritavano e che li avrebbe costretti ad accompagnare i diavoli rossi in 50. Sì, appena 50, quasi una burla. Meglio disertare, per una questione di dignità e solidarietà. Anche questo affare, a dir il vero, poteva essere gestito meglio.

Ma quante situazioni avrebbe potuto gestire diversamente il patron Carmine Franco insieme al suo socio Marco Bottino. “Complimenti ai giocatori, meno agli uomini con quel comunicato che poteva essere evitato e che chiariremo nelle sedi più opportune”, ha tuonato il primo. Parole ingenerose e fuori luogo, che sono un meccanismo di autodifesa/reazione assai maldestro. Un modo per prendere tempo e scaricare responsabilità evidenti. Un bel tacer mai scritto fu, diceva Badoer. Dopo un pomeriggio così, soltanto un’impellenza avrebbe dovuto agitare Franco: la scelta di forma, tempo e modalità di liquidazione dei rimborsi agli atleti. Senza ulteriori cinguettii. E’ questo l’unico aspetto che il patron granata dovrà chiarire “nelle sedi più opportune”. Anche perché, ci si permetta uno scetticismo metodologico cartesiano, per arrivare a scrivere un comunicato a fine stagione evidentemente tanti altri tentativi per vedersi riconosciuti i propri diritti saranno andati a vuoto. Ecco perché prima o poi dovrà finire il tempo delle promesse a vuoto e dei proclami ammalianti che fanno strame della dignità di tanti calciatori e tecnici che del lavoro che fanno rispondono alle loro famiglie, o di quei dipendenti della cui passione a volte si abusa eccessivamente. Franco vada fiero di questi uomini, piuttosto. Inutile aggiungere la beffa di un giudizio morale improprio al danno già consumato.

 

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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