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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata
C’è il risultato del campo, importante e dirimente ai fini della riuscita di un progetto sportivo. E poi ci sono le partite che si vincono fuori dal terreno di gioco. Quelle resteranno leggenda perché tramanderanno a futura memoria lo spirito e la filosofia di una città e di una tifoseria. Erano presenti in 50, nel settore ospiti del Moccia di Afragola, i tifosi del Club Nerostellato Blackstars 1979. Festosi e appassionati come sempre. Con loro uno striscione eloquente, un ramoscello di ulivo di rara bellezza elargito ai fan afragolesi: “La fede ci divide, l’amicizia resta”. Un modo anche per suggellare i rapporti di buon vicinato che intercorrono notoriamente tra le dirigenze di Afragolese e C. Frattese. Gli ultras rossoblù più “puristi” (presenti nella tribuna scoperta) neanche ci fanno caso e a più riprese indirizzano cori ostili nei confronti dei tifosi nerostellati stipati a pochi metri di distanza. Per loro sono rivali e basta. Lo faranno anche alla fine del derby, non risparmiando qualche gesto di scherno verso il manipolo ospite. La stragrande maggioranza dei presenti, invece, applaude. Ed è quello che conta più di tutto. Anche perché i tifosi frattesi restano impeturbabili e si godono il momento, fieri di una pratica della contaminazione che li nobilita. E’ quello il loro orgoglio e nessuno glielo potrà scalfire.


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