20 Settembre 2026
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Fulvio Cascone e il Sorrento, 40 anni di passione in prima linea

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Servizio di Stefano Sica @riproduzione riservata

Il Sorrento dai fasti della serie B ai giorni d’oggi. Il senso di una storia nobile e di un pallone che, rotolando negli anni, ha cambiato connotati e forse smarrito sogno e poesia. Tuttavia lui è sempre rimasto lì, al suo posto. Con fedeltà e amore, facendo di quella maglia quasi una ragione di vita. Per oltre quaranta anni. Fulvio Cascone, classe ’57, è oggi un monumento del calcio sorrentino. Colui che ha unito tantissime generazioni di tifosi rossoneri con i suoi racconti e i suoi aneddoti. Una firma illustre del giornalismo costiero che pure per decenni si è impreziosito delle narrazioni dei fratelli Gianni e Tonino Siniscalchi e di tanti altri personaggi illustri. Prima del match casalingo col San Vito Positano, il club lo ha premiato con una targa commemorativa dei suoi quarant’anni di carriera, iniziati prima come speaker al campo Italia e poi come radiocronista puntuale ed appassionato delle gare del Sorrento. Di retroscena da raccontare ce ne sono tanti. E dalla sua voce non possono che diventare poemi magnetici. Del resto con Fulvio abbiamo condiviso pomeriggi amari e trionfali, l’ebbrezza di un’escalation esaltante e le piccole depressioni per un declino inarrestabile. E poi un’amicizia quasi trentennale che oggi è il grimaldello più valido per aprire con lui questo stupendo libro dei ricordi.

Fulvio, raccontaci la tua prima volta.
“Fu con l’Internapoli l’11 aprile del 1971. Era proprio il giorno di Pasqua. Vincemmo 2-1 e alla fine di quel campionato andammo in B. Tra i pali c’era Gridelli, quello del record di imbattibilità durato 17 partite. Un mito anche per questo. Ho iniziato come speaker l’11 settembre del 1977: stesso risultato, 2-1, ma avversario diverso, il Marsala”.

Ti sarà capitato qualche volta di rischiare l’incolumità per “colpa” del Sorrento.
“Ricordo un pomeriggio infuocato a Torre del Greco nel 1984. Segnammo il gol dell’1-1 (poi perdemmo 2-1) e un nostro tifoso esultò. Ci fu un papapiglia che vide vittima Diodato Scala che fu colpito da una testata. Ero ad un passo. Lì ho temuto tanto. A Somma Vesuviana, dopo una partita con la Viribus, uscii dal campo e non vidi i miei amici con i quali ero arrivato. Temendo il peggio, si erano già allontanati, mentre io ero ancora dentro. Mi stavo rassegnando a raggiungere a piedi la stazione ferroviaria e, nel frattempo, vidi alcune strane ronde di tifosi sommesi in motorino. Uno aveva addirittura in mano una spranga. Fui costretto a fermare una pattuglia ma alla fine rimasi desolatamente solo. Ma, proprio sulla strada che conduceva alla stazione, trovai i miei amici che mi stavano aspettando… Ma dovrei parlare anche dei posti di fortuna in cui ho fatto le mie radiocronache. Non per mancanza di un’accoglienza degna, ma proprio per limiti strutturali oggettivi. Questo capitò a Battipaglia nell’ottobre del 1988. Fu l’ultimo anno tra i professionisti prima del lungo digiuno, nonostante sul campo fossimo arrivati quinti. E magari fosse solo questo…”.

Spiegaci.
“Spesso si andava in posti dove era impossibile approntare i collegamenti telefonici. Una volta, durante una partita in trasferta di Promozione negli anni ’90, fui costretto a rinunciare alla radiocronaca per questo motivo. Ebbi l’idea di chiedere un favore ad una signora che abitava in una casa attigua. Mi prestò il telefono e riuscii almeno a fare un commento veloce in diretta radio durante l’intervallo e a fine partita. Ero uno sconosciuto, eppure mi aprì con delicatezza le porte di casa. Nell’89 a Rosarno pure facemmo un collegamento di fortuna con un groviglio di cavi infiniti. Una cosa simile successe al campo Italia alla fine degli anni ’70, allacciando un cavo alla linea telefonica di una villetta vicina. Fu un lavoro complesso ma ben eseguito. Un pullman inglese un giorno lo tranciò passando di lì… Sono legato a questi ricordi. Una radiocronaca a quei tempi aveva più fascino di una cronaca fatta oggi tramite internet. Anche se devo dire che la rete ha consentito di farmi ascoltare da tanti sorrentini all’estero. Un po’ sono diventato famoso tra loro grazie a internet…”.

Torniamo di nuovo alla stagione 1988/89. Al Conte si gioca un derby col mitico Campania Puteolana di Canè che resterà memorabile. Partita tirata e cattiva, con i granata che restano in 10 a metà primo tempo, vincono di misura e volano verso la C1. Ci pensa una punizione di capitan Costa ma Mancini commette una papera gigantesca e tu ti arrabbi vistosamente in radiocronaca…
“Io dissi semplicemente che Mancini aveva fatto un grave errore. E forse più di una volta mi venne di ribadire che avevamo perso per colpa sua. Tutto nella norma, secondo me. Nulla di offensivo o sconveniente. Fatto sta che qualcuno gli riferì qualcosa di quella radiocronaca e il martedì successivo, appena mi vide arrivare al campo, lasciò addirittura l’allenamento per venirmi ad affrontare in modo un po’ minaccioso. Fortunatamente ci misero una pezza Salvatore Di Somma e Guglielmo Ricciardi che intervennero tempestivamente quando la situazione stava per degenerare”.

In caso di vittoria, il Sorrento avrebbe potuto crederci, come ci ha confidato lo stesso Costa pochi giorni fa…
“Ma quella società aveva problemi evidenti tanto da rinunciare poi all’iscrizione alla C2. Ma vorrei parlare soprattutto dei portieri che ho amato…”.

Certo.
“Porrino, il più completo di tutti. Anche da un punto di vista umano era eccezionale. Quindi Ferioli, Mirante e Petrazzuolo”.

Magari puoi dirci anche il nome dell’attaccante che più ti ha ammaliato.
“Senza dubbio Paulinho. Il più forte in assoluto. Poi Brugaletta. Fu il primo attaccante del Sorrento a vincere una classifica cannonieri. Sedici gol in C2 nel 1988/89. Ma era soprattutto un professionista esemplare, una persona perbene che aveva la cultura del lavoro. E’ un ricordo umano che associo anche a Massimo Rastelli. Con lui viaggiai in auto fino a Pescara, in occasione di una trasferta persa 3-0. Non doveva giocare e durante il viaggio parlammo della formazione che Morgia avrebbe messo in campo. Dissi che avremmo preso un’imbarcata e così fu. Si avverò il mio famoso “lo avevo detto”… Che ragazzo stupendo, Massimo. Abbiamo avuto anche un certo Ripa: quando incontrai Postiglione, il presidente del Potenza, lo ringraziai apertamente per non averlo reputato all’altezza facendo in modo che poi venisse da noi”.

E dei tuoi allenatori preferiti che ci dici?
“Il miglior gioco in assoluto lo ha proposto Papadopulo. Ma mi piacque anche il Sorrento di Nino Musella. Erano squadre che divertivano. Umanamente ho avuto un rapporto magnifico con Cioffi, che pure ha portato grandi risultati, e Turi. Ricordo la spigolosità di Tascone, mentre Navarrini è quello che vorrei proprio dimenticare. Tuttavia una parola voglio spenderla anche per due tecnici che sono venuti qui da avversari: Albertino Bigon e Zeman. Due veri signori. La buonanima di Scoglio, che venne qui col suo Messina, fu invece più scorbutico e ricordo che accese con me una polemica del tutto inutile sulle distinte pre-gara”.

I migliori arbitri visti al campo Italia?
“Ovviamente Collina, si vedeva già che era un numero uno. Tra i più recenti, Irrati”.

Giusto parlare anche delle proprietà: tu ne hai viste tante avvicendarsi.
“L’accoppiata Lauro-Torino non può avere eguali. Con loro abbiamo iniziato a vedere il calcio di un certo livello. Dalla Promozione alla B in quattro anni (67-71): è stato un sogno infinito anche se ero ancora piccolo. Prima del loro avvento, la dimensione del Sorrento era il dilettantismo. Subito dopo ci metto Castellano, che ha il record di non essere mai retrocesso alla guida del club. E poi era un tifoso vero, come Carlo Cuomo. Il podio va poi completato con Franco Giglio: con lui siamo rinati, tornando vincenti e riappropriandoci del nostro habitat naturale, il professionismo”.

Il 1991 ed oggi: due fallimenti e due nuovi inizi dai campionati regionali. Che assonanze ci sono – se ci sono – secondo te?
“Poche. Oggi abbiamo una Msc in più, e non è poco. Ma un Franco Giglio in meno. Cioè colui che avrebbe programmato comunque un altro campionato per vincere. Oggi non so onestamente quale può essere il futuro di questo Sorrento. C’è anche l’incognita stadio perché, in questo senso, sono pessimista e non ho buone notizie nonostante il progetto molto ambizioso di Msc. Peccato, perché un impianto nuovo garantirebbe un ritorno importante di danaro. E ci darebbe un’immagine diversa. Sai benissimo quanti colleghi ed addetti ai lavori di passaggio hanno ironizzato sulle “fattezze” del campo Italia ogni volta che ci hanno messo piede. Risatine e commenti a mezza voce, ne abbiamo sentire tante. E anche qui ce ne sarebbero da raccontare di retroscena. Questa questione dovrebbe stare a cuore ad un vero sorrentino”.

Meglio non aspettare oltre per l’aneddoto più gustoso. Quello che forse in molti non ricordano.
“Ti riferisci al fatto che ho svolto le mansioni di segretario al Sorrento? Ma è durato pochi mesi, nel 1984/85. Le mie collaborazioni giornalistiche furono certamente più lunghe. Partendo da Radio 1 Penisola Sorrentina e TeleSorrento, a mio avviso la più prestigiosa tv della Provincia di Napoli a quei tempi, che poi Torino chiuse, passando per TeleCapriSport per finire a Metropolis. Sempre per raccontare il mio Sorrento. E a volte è stata una impresa vera e propria”.

Ovvero?
“Dico una data: 9 giugno 1985. Giocavamo col Frosinone e avevamo a disposizione il doppio risultato per salire in C1. Loro dovevano vincere obbligatoriamente. Non c’era posto neanche per uno spillo tanto che non riuscii nemmeno a guadagnare le scalette che mi avrebbero portato in cabina. Pensai di scendere direttamente giù, vicino alla segreteria. Anche lì il caos. Salii su una pianta e vidi la partita. Fu la mia salvezza. Che ricordi. E in C1 ci andammo noi al termine di una partita molto, ma molto tirata. In tutti i sensi… Ma vedi, la domenica a quei tempi era un culto. Il campo era sempre strapieno. Parlavamo prima del mio “debutto” con l’Internapoli: ricordo che da Via Califano fino a Sant’Agnello non c’era un posto auto libero”.

Eppure è strano pensare che uno come te non sia per nulla “social”…
“Non posso farci nulla, è più forte di me. Non mi piace. Non saprei come altro giustificarlo. Pensa che ho un cellulare che uso giusto per comunicare…”.

Quell’incontro con Carolina Morace nel 1998, qualche mese prima del trionfo di Coppa a Caserta…
“La intervistai dopo una partita al campo Italia. Il suo Modena vinse contro il Sorrento femminile 3-0. Lei fece una doppietta e colse due traverse. Ogni palla che toccava, succedeva qualcosa. La più grande di tutte, Carolina. Una forza immensa. Le nostre ragazze alla fine retrocessero in B, il Modena vinse lo scudetto. Ma fammi ricordare anche la piacevolissima chiacchierata che ebbi nel 1989 con Nello Governato, all’epoca Ds della Juve. Lo conobbi a Roma quando andammo a giocare con la Lodigiani”.

Quali sono stati i tuoi rimpianti più grandi da giornalista/tifoso?
“Mi viene in mente quel maledetto ’76. Rimanemmo primi per tre quarti del campionato. Potevamo tornare in B, ci andammo vicini. Da marzo andammo in catalessi e vinse il Lecce. Una cosa molto simile a quel Napoli che perse lo scudetto nel 1988. L'”opera” la completammo due anni dopo, retrocedendo in C2: ci rechiamo a Campobasso e andiamo sotto a pochi minuti dalla fine con un “gollonzo” che ancora oggi fa rabbia ricordare. La sconfitta successiva in casa col Trapani ci condannò. Era l’ultima giornata ma forse era anche destino che finisse così. Se mi fermo ai tempi più recenti, penso alle sette finali consecutive perse in questi anni, tra play-off e play-out. Credo che in Italia sia un record. Tuttavia lo 0-4 con l’Arzanese è quello che ancora oggi mi tormenta di più: capii che il progetto societario era debole. E peraltro tornavamo tra i dilettanti dopo tanti anni”.

E le imprese che hai raccontato con più passione?
“All’istante ricordo il 4-3 contro l’Alessandria di Sarri. Eravamo sotto 1-3. E poi il play-off vinto in D col Savoia o la finale di Coppa Italia a Caserta contro la Viribus nel ’98. Il pomeriggio della vittoria di Potenza, quando fummo praticamente certi di tornare in C1, resta però indelebile. Come il 2-0 rifilato al Verona. Sono due giorni che hanno fatto grande la storia del Sorrento. Ma…”.

Ma?
“Ma le migliori imprese del Sorrento devo ancora raccontarle. Ora va così, ma chissà in futuro. Magari sarà ancora più bello. Forza Sorrento!”.

 

 

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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