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Tutto ha avuto origine quando un uomo olandese ha rivoluzionato la storia del calcio: Johann Cruijff, profeta del gol, ha inventato il calcio totale, un calcio, cioè, puramente geometrico basato sull’intelligenza tattica ed individuale di ogni calciatore. “Perché nel baseball diciamo ‘quello è un pitcher, quell’altro è un terza base’ e nel calcio semplicemente ‘quello è un calciatore’?”. Con questa frase Cruijff esprimeva il suo pensiero filosofico-calcistico, pensiero che avrebbe segnato una pagina storica del calcio. Sono ormai passati 50 anni dagli anni sessanta in cui è emersa la figura imponente del Cruijf calciatore e, successivamente, del Cruijff allenatore ed oggi c’è chi ancora studia tutti i precetti tesi a realizzare un gioco che sia al tempo stesso efficiente e spettacolare. In Italia il rivoluzionale fu Arrigo Sacchi con il suo Milan degli anni d’oro, divenuto poi modello e ispirazione per il Napoli di Maurizio Sarri. Ma, a dare spettacolo, è stato anche Pep Guardiola, allenatore del Manchester City, capace di evolversi sempre in meglio e raffinatore del più spettacolare tiki-taka blaugrano. Pressing asfissiante, difesa alta, organizzazione in ogni angolo di campo, possesso palla continuo e ricerca della giusta verticalizzazione sono solo alcuni dei punti all’ordine del giorno e tipici del “Guardiolismo” e del “Sarrismo”. Chi ha potuto vivere gli anni ottanta ricorderà certamente le dure critiche all’indirizzo di Sacchi, quando i calciatori erano sottoposti ad allenamenti molto più faticosi rispetto alle altre squadre italiane. Questi allenatori hanno sempre chiesto “qualcosa di diverso” rispetto agli altri. Si premette che non si vuole far alcune riferimento a chi del bel gioco se ne frega poco o nulla. Proprio per questo, non a caso, si parla di filosofie calcistiche diverse. “Bisogna attaccare gli avversari più forti quando hanno la palla. Se li attacchi velocemente, sbaglieranno di più. Per questo il nostro primo difensore deve essere il centravanti. È fondamentale leggere la situazione e cambiare mentalità velocemente, così recuperiamo la palla prima e corriamo di meno. Sta tutto nel modo di pensare, nel modo di riorganizzarsi.”. Già, perché, si ripete, il calcio è anche geometria. Ogni calciatore così deve muoversi anche senza palla, in un perfetto meccanismo in cui tutti gli ingranaggi devono funzionare. La difesa alta, alla continua ricerca del fuorigioco, un centrocampista pronto a distribuire palloni; terzini spesso alti a ridosso delle aree di rigore e attaccanti che danno pochi punti di riferimento. Il modulo adatto è ovviamente il 4-3-3 che diventa, all’occorrenza, un 4-5-1 in fase difensiva e un futuristico 3-4-3 con l’avanzata di uno dei terzini. C’è chi pensa, però, che questa filosofia sia del tutto inutile in quanto nel calcio contano molto di più le statistiche che il bel gioco (com’è giusto che sia). Mentre un maestro come Guardiola vinceva al primo anno sulla panchina del Barça, il triplete trascinato da alieni piuttosto che giocatori, in Italia c’era chi segretamente lo studiava (e studiava parallelamente i precetti del calcio totale). Maurizio Sarri non solo ottenne buoni risultati con l’Empoli, ma mai come quest’anno sta dimostrando che se si vince esprimendo un calcio spettacolare tutto sembra essere più bello, più stupefacente.
In molti hanno evidenziato solo le difficoltà matematiche in Champions del Napoli, o solo le capacità aliene dei calciatori del City. In tanti hanno criticato il calcio di rigore sbagliato dal folletto belga con la maglia numero 14, nella gara dell’Etihad Stadium. In pochi, però, si sono accorti di quanto spettacolo entrambe le formazioni abbiano messo in pratica. Un Napoli vittima di un possesso palla quasi confusionale, ma allo stesso tempo autore di un alto pressing che in almeno una situazione ha messo in difficoltà Guardiola e i suoi ragazzi. Una delle caratteristiche di questo stile di gioco è la massima concentrazione e la massima tensione. E questo richiede una grande forma fisica e mentale. Allenatori come lo spagnolo e il toscano non sono superiori ad altri, ma semplicemente da apprezzare e ringraziare per opporre, ad un calcio un po’ monotono, quello spettacolo imprevedibile e, per questo, mai noioso.

“Giocatore è colui che gioca bene, calciatore è colui che conosce il calcio..”. Solo una delle tante perle di Arrigo Sacchi, artefice della nascita di un nuovo calcio. Una affermazione che sottolinea quanto un calciatore debba mettere in campo le proprie qualità individuali all’interno di un’unica intelligenza di squadra. Ci è riuscito soprattutto Pep, che con il Barcellona ha dato vita ad un vera e propria macchina perfetta. Il tiki-taka è considerato come evoluzione del calcio totale. Mentre quest’ultimo era adatto ad un calcio prettamente fisico, l’attuale tecnico del Manchester City, riuscì ad adattarlo ad un calcio meno fisico come quello spagnolo approfittando del talento di giocatori spesso piccoli come Messi, Xavi o Pedro. Presa la palla, passata la palla, presa la palla, passata la palla. Un possesso che costringe l’avversario a stancarsi e a correre a vuoto. Così al primo spazio libero fra le linee, ogni occasione diventa fatale. Tuttavia, nonostante Sarrismo e Guardiolismo si avvicinino molto fra di loro secondo un vero e proprio parallelismo allievo-maestro, il calcio di Sarri, ‘o professore, risulta spesso più divertente e più imprevedibile dell’allora gioco del Barça. Una squadra così perfetta, così disumana tanto da risultare spesso un po’ più “noiosa”. Il maestro, invece, ha avuto la capacità di evolversi adattando nuovamente quello stile di gioco al calcio inglese, ancor più veloce sulle ali piuttosto che sui terzini (come avveniva nel calcio totale) rendendo la metà celeste di Manchester, una delle realtà calcistiche più entusiasmanti in Europa e nel mondo.
Dunque, ciò che questi allenatori stanno creando è un qualcosa di totalmente segnante e significativo nella storia del calcio italiano. E’ bello pensare che alle statistiche vincenti di certi allenatori come Allegri si oppone un calcio un po’ più diverso il cui gioco vale, altrettanto, il prezzo del biglietto.
Il gioco incentrato sullo spettacolo e quello, invece, incentrato sul cinismo e sullo sfruttare le occasioni in una partita non devono essere considerati come due giganti pronti a darsi battaglia, bensì come due facce della stessa medaglia. Un calcio che viene così completato. Quanta bellezza in un solo sport. Dal cinismo di Allegri, al calcio totale di Sarri, fresco studente del Milan di Sacchi, passando per il tiki-taka di Guardiola. Dimostrazioni di studi filosofico-calcistici che ci lasceranno con gli occhi incollati al televisore ancora per tanto tempo con la consapevolezza di non poter più vivere un solo week-end senza che ci siano undici giocatori a rincorrere un pallone su un prato verde.

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