Views: 2
I miei stimabili colleghi e carissimi amici, Stefano Sica e Mariano Messinese, hanno commentato l’esclusione di Titty Astarita dalla squadra femminile dell’Afro Napoli da due angolazioni diverse: una di destra e l’altra di sinistra. Manca quella di centro, mi sono subito domandato: “Allora subentro io”, invito a nozze per Mariano che mi ha sempre “rinfacciato” un mio presunto centrismo, in realtà devo essere sincero, non saprei neanche definire cosa significhi essere di centro, anche perché è un’area molto vaga e indefinita, chiunque si professi di centro ha una torsione verso un lato, chi a destra e chi a sinistra. Centro un corno. Però, non foss’altro per far felice il mio amico Mariano, mi pongo al centro, raggio d’azione dal quale cerco di dire la mia sulla questione di cui tanto si dibatte nelle ultime ore.
Allora, l’Afro Napoli è un club che mi è simpatico, pur seguendo il campionato di Eccellenza da anni, nella scorsa stagione sono rimasto impressionato dalla imperiosa cavalcata della compagine multietnica che ha stracciato il suo girone di Promozione. La nostra trasmissione, Buonasera Eccellenza, ha avuto anche l’onore di ospitare telefonicamente il tecnico dei biancoverdi, Sasà Ambrosino, persona di grande educazione, cordialità e con uno stile pacato e signorile che vorremmo riscontrare in tutti coloro che operano nel calcio dilettantistico campano, lo depureremmo da quella protervia che ne inficia notevolmente il livello. L’Afro Napoli è un club nato per professare valori fondamentali onde costruire una società sana come l’integrazione, l’inclusione, la lotta ad ogni forma di razzismo e discriminazione. Straordinario.
Però, tutto questo bel progetto entra un po’ in crisi quando i vertici della società mettono alla porta una calciatrice della squadra femminile, tra l’altro capitano, per il fatto di essersi candidata alle elezioni del suo comune, Marano, con una lista civica che appoggia un candidato sindaco sostenuto da una coalizione nella quale c’è anche la Lega. Perdonatemi, ma anche questa è una forma di discriminazione, almeno dal mio punto di vista, poi si potrà dire ciò che si vuole, che la sua scelta vada in contrasto con i valori di cui è espressione il club, ma la scelta migliore non era l’esclusione, sennò che inclusione è? Anche perché tutte le compagne di squadra della Astarita si sono schierate con lei, rinunciando a scendere in campo, un ammutinamento pacifico in nome della solidarietà verso chi ha fatto una scelta, magari discutibile e inopportuna, ma pur sempre una scelta da rispettare.
La politica deve restare fuori dallo sport, in questo caso si fa questa obiezione: ma l’Afro Napoli è un progetto politico. Anche questa è una scelta molto discutibile, a mio avviso, perché non è mai bello far entrare la politica nello sport che, diventando terreno di scontro tra diverse fazioni, finisce col dividere tradendo quel principio cardine che ne nobilita il senso. Il rischio è questo, inutile girarci intorno, se una squadra diventa espressione di una parte politica, allora è fonte di divisione e chi la pensa diversamente viene accompagnato alla porta. Sarebbe bellissimo, invece, se Titty Astarita facesse parte del progetto pur avendo una visione politica diversa, anche perché sui valori come integrazione e inclusione possono riconoscersi tutti, sia che si guardi a destra e sia che si guardi a sinistra, o sbaglio?
Si è detto anche che la Astarita, da anni molto attiva politicamente nel suo territorio, stia cavalcando questa visibilità per fini elettorali, su questo non posso esprimermi, ma voglio pensare che non sia così, perché se lo fosse, la sua coscienza ne risentirebbe parecchio. Per far capire come intendo lo sport, voglio fare un esempio e parlo di un politico come Silvio Berlusconi diventato da poco presidente del Monza ma che, nel calcio, ha legato il suo nome al Milan arricchendone la bacheca di trofei. Sono note le sue invettive contro i comunisti ma non per questo avrebbe dovuto tenere alla larga dalla sua società giocatori, allenatori o dirigenti contrari alle sue idee politiche, anzi, il calcio deve cercare di unire proprio ciò che la politica divide.
Cari Mariano e Stefano, amici miei, ho la sensazione che non siate d’accordo con molti passaggi della mia riflessione, spero solo di evitare una punizione corporale ma non mi fareste mai del male perché, in fondo, mi volete bene, come ve ne voglio anche io. Ragazzi, lo ribadisco ulteriormente e per l’ultima volta, a conclusione di questo fondo: che ben vengano le condanne ad ogni forma di razzismo, la discriminazione va combattuta con tutti gli strumenti possibili, naturalmente civili, ma chi esclude una calciatrice solo sulla base di idee politiche, perché non attinenti a quelle professate dalla società per cui presta i suoi servigi, allora perde un bel po’ di credibilità nella lotta alla discriminazione.
Maurizio Longhi

Lascia un commento