16 Maggio 2026
  • www.footballweb.it e’ una testata giornalistica
  • registrata presso il Tribunale di Napoli Nord –
  • Numero registrazione 22 cronologico 4288/2016.
  • Editore: Gianni Pagnozzi;
  • Direttore Responsabile: Michele Pisani

VISTO DA SINISTRA – Caso Afro Napoli-Astarita: i buoni, i cattivi e gli incoerenti

Views: 1

“In questo momento cruciale per la vita del Paese, bisogna separare il bene dal male, il vero dal falso”. Il comizio di Totò dal cassone di un camioncino improvvisato, nel famoso film “Gli Onorevoli”, resterà in aeternum un capolavoro di comicità e una narrazione amara sull’esercizio faticoso della politica e sulle usanze illegali e clientelari che, a volte, ne sono parte integrante. In tempi come questi, in cui emerge una lacerazione preoccupante nel tessuto sociale del Paese, bisognerebbe anche scegliere da che parte stare. Non è solo una pratica democratica, ma pure uno sforzo valoriale che richiede coraggio, che esige passione e determinazione. Per farlo si paga spesso un prezzo salato, ma ne vale la pena. Poi ci sarebbe la virtù della coerenza, senza la quale ogni principio resta una formula vuota, un manifesto di inattendibilità permanente. Quella non è da tutti, specie quando opportunismo e gattopardismo diventano mali invasivi e quasi irreversibili. 

Il casus belli di queste ore lo ha fornito la messa fuori rosa della calciatrice del team femminile dell’Afro Napoli, ConcettaTitty” Astarita. Capitana e leader della squadra, un ruolo delicato e una funzione rappresentativa e prestigiosa da assolvere in un club che ha fatto dell’antirazzismo e dell’inclusione multietnica la propria ragione di impegno sociale. I fatti sono noti: la Astarita, già consigliere uscente in un gruppo a sostegno dell’ex sindaco di centrodestra Angelo Liccardo (il Comune è stato poi sciolto per infiltrazioni camorristiche subendo due gestioni commissariali), è presente alle elezioni comunali di Marano, in programma domenica prossima, nella lista “Movimento Civico Maranese”, in appoggio al candidato sindaco Rosario Pezzella e in coalizione con la rappresentanza leghista in città, “Noi con Salvini”. Una discesa in campo avvenuta formalmente 20 giorni fa. Automatica l’esclusione dai ranghi da parte dell’Afro Napoli, proprio in nome di una filosofia societaria non limitata al perimetro calcio ma che tracima nel sociale e in quei progetti di integrazione verso migranti, profughi e rifugiati che ne hanno contraddistinto l’attività in questi nove anni di vita. Se non si parte da questo assioma, diventa difficile comprendere il provvedimento del club di Antonio Gargiulo. Perché l’Afro Napoli, come ricordato dallo stesso patron, non è una squadra “come le altre”. Perché rifugge dalla neutralità e ha una caratterizzazione ben precisa e nota dalla sua fondazione. Perché ha una carta di valori e uno statuto che lo elevano al rango di associazione politicamente attiva. Perché il rapporto che lega i tesserati al club non verte esclusivamente – come pure qualcuno ha sostenuto con estrema superficialità – su un mero contratto a prestazioni corrispettive. Chi lo dice mente o fa disinformazione. Far parte del mondo Afro Napoli comporta l’adesione a determinati principi fondativi, inderogabili. Va da sé che nessun paragone con realtà calcistiche differenti può essere preso come pretesto per millantare presunte discriminazioni o razzismi di rimando (già, persino questo è stato asserito da alcuni pensatori al caviale…), senza cadere nel ridicolo e nella contradditorietà che una teoria simile porta con sé. Tutto inutile considerato che, pur nel quadro di un dibattito vivacizzato dalle opinioni più diverse tra cui quella sempre sobria e stimolante dell’amico Mariano, il tritacarne mediatico si era già messo in moto. Ispirato in molti casi da sciatteria pura se non addirittura da una mistificazione velenosa, scientifica. Verrebbe da dire, a questo punto, anche da uno spirito “buonista”, per usare un aggettivo tanto nazional-popolare oggi quanto privo di significato. Da una parte un club di calcio che discrimina per le idee politiche, dall’altro una giovane calciatrice eretta a vittima di una presunta scelta autoritaria. Questo lo schema del “buonismo” al contrario, costruito ad arte, banale, adulterato ma assaporabile per una corrida mainstream che nei tempi del “cambiamento” (ipotizzato) torna sempre utile…

Caro Mariano, ho letto il tuo scritto, sontuoso ed approfondito come sempre. Eppure è da un po’ che mi sovvengono alcuni interrogativi brucianti che provo a girarti: intanto come è stato possibile che la Astarita, di fronte al diktat dirigenziale, abbia deciso in piena consapevolezza di ingaggiare un braccio di ferro e voler continuare a fare sport in una società con una ragione sociale incompatibile con le idee della sua nuova casa politica? Sarà stata folgorata sulla via di Damasco? Già si potrebbero nutrire dei dubbi in tal senso, ricordando la sua storia politica. Non si capisce questa ostinazione, davvero. E poi Mariano, mai come ora si potrebbe dirla con Ezra Pound, una mente eccelsa che ha ispirato la destra post-fascista fino ad oggi: se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. Tra le due controparti, chi è che sta lottando con maggiore convinzione per le proprie idee? E’ stravagante pensare che la politica debba essere quel circuito in cui ognuno è buono per tutte le stagioni e possa procacciarsi benefit un po’ di qui e un po’ di là. Cambio tanti partiti (lo ricordavi anche tu…) e nel tempo libero faccio l’antirazzista per hobby. Nelle more mi associo ad un gruppo politico che prima delle elezioni portava agli onori della cronaca tal Attilio Fontana, il quale sosteneva che “la razza bianca” fosse in pericolo e andava “difesa”. Tutto normale nella Terza Repubblica? Tra l’altro dichiarare in maniera postuma di non sposare tutte “le politiche di Salvini” (qualcuna sì, magari nei giorni dispari e quando non piove) e di non volersi fare “un selfie con lui” mi pare semmai un’aggravante. Così come resta il sospetto che la Astarita abbia voluto cavalcare con una certa furbizia tutta questa vicenda per fini elettorali. E forse riuscirà nell’intento, chissà. Le battaglie politiche si conducono anche in questa maniera, del resto. Però è curioso notare come ci si sia soffermati soltanto sull’epurazione decisa dal club e non anche sulla figura della candidata MCM. Forse perché al trasformismo ci siamo abituati in questo Paese e non ci prestiamo neanche più attenzione. 

Troppe contraddizioni, caro Mariano, troppe ombre, troppe ambiguità. E torniamo al discorso della coerenza che facevo in apertura. Sai cosa diceva Mark Twain? Che “ciò che manca a Dio sono le convinzioni. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto”. In un contesto come quello italiano, l’allontanamento di Titty Astarita non può non essere visto come un abuso e una cattiveria inaccettabile. Magari una vendetta. Troppo coerente questa decisione per la nostra mentalità piccolo-borghese e avvezza ai compromessi di favore. Troppo complicato per noi camminare con la schiena dritta e – per dirla con Marcos – farlo domandandosi su quali saranno in un futuro non troppo lontano le conseguenze di un clima di odio che purtroppo ha infettato questa società. Ma anche chi è complice non potrà sentirsi assolto. Questo sia ben chiaro.     

About Stefano Sica 913 Articoli
Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.