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Servizio di Enzo Paudice @riproduzione riservata
Apro questo lunedì di calcio riprendendo una vecchia battuta comica di Daniele Luttazzi : “Questa rubrica andrà in forma ridotta per venire incontro alle MIE capacità mentali”. Ho cambiato in realtà il possessivo mie con vostre, in quanto è chi vi scrive ad avere dei seri problemi ad interpretare esattamente cosa sia successo stasera a San Siro. Non è tanto il fatto che non riesca a capire come Damato sia potuto diventare un arbitro. Soprattutto non arrivo a comprendere per quale motivo la Fiorentina scenda in campo sempre trenta minuti dopo l’avversario. Chissà, questioni di fusi orari. Resta il fatto che, come è successo spesso quest’anno (l’ultimo caso in ordine di tempo è la partita con il Paok), nei primi trenta minuti di gioco la Viola sembra completamente assente dal gioco. Ed ecco che nel caso specifico di stasera, la Fiorentina una volta rientrata in campo si è ritrovata con un passivo di meno tre. Che la Fiorentina fosse rientrata in campo l’ho in realtà percepito dal gol di Kalinic, perché oltre quello ben poco.
Accorciate le distanze, una piccola speranza era anche riemersa, visto anche l’andatura in campionato dell’avversario. Tuttavia questa è stata definitivamente spazzate via dal rosso di Gonzalo.
In realtà, fino a quel punto mi ritenevo ancora in grado di dare un’interpretazione a ciò che avevo visto. La solita Fiorentina altalenante, che risente della solita polemica settimanale. Con l’inizio del secondo tempo mi ritrovo invece a rimettere in discussione le mie capacità mentali. Soprattutto perché durante la ripresa, non solo la Fiorentina ha giocato decisamente meglio dell’Inter nonostante l’inferiorità numerica, ma dopo aver ridotto lo svantaggio ad un solo gol, ha rischiato di portarsi addirittura un punto a casa. Pertanto non chiedetemi di trovare un senso a tutto ciò, non ne sono in grado, o molto probabilmente è impossibile
Stay Rock and Forza Viola

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