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Servizio di Valerio Lauri
Come Leslie Nielsen. A tratti pure meglio. Sicuramente, James Pallotta può vantare uscite comiche paragonabili a quelle dell’attore ‘canadanese’. Una Pallotta spuntata, alla guida delle dichiarazioni più pazze del mondo, infilate una dopo l’altra e clamorosamente smontate dalle repliche. Che l’obiettivo del presunto dileggio sia l’ex allenatore Spalletti, l’ex diesse Sabatini o la neonata società milanista, il risultato è sempre lo stesso: laute risate. Ovviamente tutte contro ‘er president’.È una brutta abitudine, quella di spalare fango su ex dipendenti. Fu così con Garcia, è così con Spalletti e con Sabatini. La sfiducia lamentata a Sabatini è stata rimandata al mittente con eleganza. Il ds interista ha fatto parlare i risultati, gli 87 punti in campionato e i 120 milioni di introiti garantiti al 30 giugno dalla campagna acquisti da lui condotta. Gli stessi risultati che “permettono al presidente romanista di inebriarsi della sua presidenza e di elargire giudizi non richiesti”.

Omaggiare un’altra società di dichiarazioni spicciole e imprecise, però, è una nuova frontiera di comicità mai toccata. James da Boston ha scelto la radio SiriusXM per dare sfoggio del veleno gratuito verso i rossoneri. “Non hanno i soldi per comprare la squadra, visto che hanno preso 300 milioni in prestito da persone che conosco a Londra, a un interesse piuttosto alto” dice Pallotta, riferendosi alla campagna acquisti faraonica condotta da Mirabelli e Fassone. Per cui, passando alle cose formali, occorre innanzitutto ribadire che il Milan non ha debiti nei confronti di nessuno. L’attuale proprietario della società Yonghong Li, invece, ha un debito nei confronti del Fondo Elliott che dovrà essere restituito entro l’ottobre del 2018. Se ciò non dovesse avvenire, il Fondo Elliott potrebbe passare (pure lui) alle cose formali e acquisire il Milan. Un Milan che, rispetto a quello di aprile 2016, avrebbe quanto meno incrementato il suo valore sia in termini di capitale (calciatori di proprietà), sia in termini di brand. Visto il ritorno d’immagine già garantito da una campagna acquisti da vertici.
La chiudiamo qui? Con una sonora figuraccia? E invece no. Occorre ricordare a Pallotta che l’operazione finanziaria che lo porta al centro dell’attenzione come presidente della AS Roma è quanto meno simile a quella che si è sobbarcato Li col Milan. Come ha già ribadito Fassone, lo scenario di un monte ingaggi che equipara i ricavi è inverosimile, anche e soprattutto per la portata del marchio Milan. Esattamente come fatto dal Fondo Elliott con Li, Unicredit ha ‘garantito’ ai tempi l’operazione di acquisizione della Roma da parte di DiBenedetto e Pallotta. Il ‘fronting’ portato avanti dalla banca italiana ha permesso di reperire i fondi nel breve termine, con il rischio assunto dagli investitori esteri. Tra gli investitori, in un secondo momento, è subentrata anche Goldman Sachs, che ha piazzato lo scatto decisivo per l uscita di scena definitiva di Unicredit.

Goldman Sachs non è nuova a queste operazioni, era infatti entrata anche nel nuovo corso della FCA di Sergio Marchionne, che è legato alla Fiat, che è legata a chi? Beh, insomma, le mani in pasta ci sono tutte. Non potevano mancare nemmeno quelle della Rotschild, che rientra pienamente nel progetto di costruzione del nuovo stadio capitolino (po ridimensionato) e del business park di Parnasi, altro personaggio interessante, con la sua Parsitalia (di cui lascio ai lettori più curiosi le ricerche). Beh, basti pensare che Goldman Sachs ha dapprima emesso 30 milioni di prestito per il progetto, per poi essere sul punto adesso di concedere un ulteriore bond di 200 milioni per investimenti futuri (operazione simile ai 250 milioni concessi all’Inter). Dov’è il ritorno per gli investitori procacciati dal colosso bancario? Ovviamente nei tassi d’interesse. Inutile dire su chi potrebbero gravare gli stessi.
Soprattutto, però, Pallotta sbaglia ad affacciare le sue critiche ai debiti. Il Milan presenta allo stato attuale un indebitamento irrisorio sul lungo periodo (120 milioni). La Roma, invece, ha 158,1 milioni di debito verso Goldman Sachs, di cui 13,3 da ripianare nei dodici mesi successivi alla presentazione del bilancio 2016 e 144,8 oltre i 12 mesi. Per cui, allo stato attuale, alla lettura dei bilanci giallorossi (pubblici, come prevede la trasparenza per le società quotate in borsa) per Pallotta appare decisamente peggiore la situazione creditizia. Queste, però, erano solo premesse. Lunghe,lunghissime. La morale è breve, una sola ed è tutta italiana: “Prima di puntare il dito contro qualcuno guarda la tua mano: altre tre dita sono puntate verso di te”.

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