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L’interista vive i suoi giorni in maniera piuttosto bizzarra, da quando è nato. L’Inter -come sostengo da sempre- è la squadra ideale per ogni bambino. La sua storia, infatti, è da sempre un’altalena, mai costante né sicura, spesso rischiosa, a tratti profondamente divertente. Tutto ciò che ad un bimbo piace.
L’ultima decade ha assunto certamente una tonalità di colore sempre più indirizzata verso il nero che verso il blu, a partire dalla Champions conquistata a Madrid nel 2010, passando per l’ultimo trofeo conquistato dai meneghini, una misera Coppa Italia vinta con il Palermo l’anno successivo. Da quel momento solo buchi oscuri, anni di nulla senza riuscirne mai a vedere la fine; cambi di proprietà, allenatori che vengono e che poi, fallendo, vanno; giocatori deludenti, si pensi a Forlan e Mauro Zarate, si pianga con Shaqiri o con Joao Cancelo.
Tutto questo fino al 2018, forse finalmente l’anno della svolta. 365 giorni intonacati di blu, più che di nero; improntati di certezze, più che di insicurezze; con gioia, più che con delusioni. Il 2018 dell’Inter non era in realtà iniziato nel migliore dei modi, con la classica crisi invernale con tanto di letargo che dominava la scena in quel di San Siro. La sconfitta con il Genoa e i pareggi in fila con Spal e Crotone, i punti in assoluto più bassi dello scorso inverno. Poi però la risalita finale, con la gioia conclusiva del 2-3 all’Olimpico contro la Lazio, firmato Icardi e Vecino, che ufficializzava il ritorno in Champion’s League dopo 7 anni di assenza. A riveder le stelle, recitava ogni profilo social del club.

E così la stagione 2018/19 inizia sotto altre (ed alte) aspettative: Spalletti prende per mano la squadra, Perisic “fa il Messi” al Mondiale di Russia, arriva finalmente Nainggolan dopo anni di corteggiamenti principeschi alla Roma, e soprattutto si torna a giocare l’Europa -quella vera-. Se in campionato la partenza è a rilento, lo stesso non si può della Champions, dove gli hurrà con Tottenham e Psv fruttano il comando del raggruppamento dopo due giornate. “Le statistiche dicono che nessuna squadra è stata mai eliminata dopo aver vinto le prime due gare del girone”: il vero interista già inizia a toccarsi in maniera scaramantica.
Il prosieguio in Serie A è assolutamente di livello: Spalletti inizia a dare una reale impronta all’Inter, il gioco è a tratti spumeggiante, il tecnico recupera addirittura giocatori come Joao Mario, Dalbert e Borja Valero, e i nerazzurri si issano al terzo posto al termine di partite anche stellari, come quella con la Lazio (0-3) o con il Genoa (5-0). In Champions invece la situazione precipita. Sennò che altalena sarebbe? L’Inter conquista un punto nelle due gare con il Barcellona, e questo ci sta. Poi spreca il primo match ball in casa del Tottenham, 1-0 per gli inglesi. “Vabbè, ma basta vincere l’ultima in casa con il Psv già eliminato, che vuoi che sia?” – “Mah, a me quella storia della statistica che non hai mai visto una squadra eliminata dopo aver vinto le prime due non piace per niente. Noi siamo l’Inter, con la sfiga che abbiamo figurati!”.
E, puntuale come l’ultimo rintocco di mezzanotte per Cenerentola, Inter-Psv termina 1-1 e i nerazzurri vengono mestamente retrocessi in Europa League.
A questo punto la storia in teoria dovrebbe prevedere la classica crisi psico-meta-fisica dei nerazzurri, alle prese con il solito blackout invernale fino a marzo inoltrato. E, invece, l’altalena decide di far divertire ancora un po’ il nostro bimbo interista; i nerazzurri si rialzano in campionato, vincendo addirittura con il Napoli e mettendo in ghiaccio il terzo posto, obiettivamente il massimo obiettivo raggiungibile, a +7 sulla Lazio quarta, all’alba del 2019.
Al termine di questo viaggio nel recente passato è possibile finalmente valutare l’annata. Tra il nero ed il blu, forse nel 2018 si sono rivisti tratti di turchese ad Appiano Gentile: il quarto posto conquistato la scorsa Serie A ha suggellato l’ottenimento dell’obiettivo principe, il ritorno in Champions. Champions in cui, dopo il diabolico sorteggio con Barcellona e Tottenham, in pochi credevano. L’Inter se l’è giocata fino all’ultimo istante, uscendo da polli, ma pur sempre con le ali. Ora, però, è necessario (r)imparare a volare. Buon 2019 a tutti.

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