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Premessa doverosa: nessuno farà l’apologia di un campione, il nostro giornale tenta (forse non sempre riuscendoci) di non incensare mai nessuno, di essere sempre equidistante. Ma alzi la mano chi ieri, assistendo all’addio di Totti, non ha provato un po’ di nostalgia e di “commozione” per un calcio che va sempre più a scomparire. Vedere il guascone rugantino, il romano de’ Roma, a tratti irridente, a tratti anche inopportuno, ma anche sincero e vero, nei limiti delle umane tentazioni, vederlo in lacrime, ha certamente un po’ commosso tutti i tifosi, anche di altre squadre (a meno che non si pretenda dal calcio cose che uno sport non può dare). Con Totti, penultima bandiera (l’ultima è Buffon, ndr) di un calcio che forse andrà sempre più a diventare un ricordo, se ne va anche un altro pezzo dell’infanzia di chi vi scrive. Calcisticamente parlando Totti è stato un “nemico” per tanti; ma nelle umane cose anche i nemici vanno onorati e rispettati, soprattutto nello sport. La storia ci insegna, e questo sarebbe cosa buona e giusta che qualcuno lo ricordasse, che mai e poi mai ha giovato demonizzare il nemico, mai a nessuno ha giovato ridurre il nemico in cenere. Nemmeno nelle rivoluzioni, nemmeno nelle guerre più cruente. Certo, vincere, soprattutto nello sport, è fondamentale (in barba a chi sbandiera record di cui dopodomani non si ricorderà più nessuno), e farlo contro chi incarna ciò che è diverso da te rende la cosa ancor più eccitante. Ma alla fine, quando tutto tace, bisogna rendersi conto che se la vittoria è stata importante, o la sconfitta onorevole, lo si deve anche al valore del nemico. Ecco quindi che certi grandi campioni diventano, proprio grazie a quell’aura leggendaria che li circonda, patrimonio di tutti. Ovviamente Totti ha rappresentato, e ne siamo convinti, rappresenterà sempre, la A.S. Roma e quella parte della città che si riconosce nei colori giallorossi. Ma lo stesso numero 10, un po’ guascone e certamente irritante con certe sue uscite più da bar dello sport che da professionista del settore, un pezzetto della sua storia, appartiene di tutti, anche a quegli avversari che lo hanno incrociato in questi lunghi 25 anni. 25 anni sono tanti… A ben pensarci è il bello di questo gioco, un gioco che smuove passione smodate, condiziona l’animo delle persone, definendole come tali. Non stiamo esagerando, no! Perchè chi è tifoso, chi ama davvero il calcio, sa di quali emozioni, di quali smottamenti dell’anima stiamo parlando. Difficili da descrivere, bellissimi da provare. Un altro campionato se n’è andato, e con sé ha portato via anche una delle ultime bandiere, uno degli ultimi rappresentanti di un calcio che va a scomparire. E con Totti se ne va un pezzettino di vita vissuta di tutti noi tifosi. Certo si dirà che se la Roma non lo avesse riempito di soldi, anche in momenti di difficoltà economica della società, Totti non sarebbe rimasto a Trigoria; ma questo semmai è un “problema” amletico di chi tifa Roma e certamente un argomento per i loro più prossimi rivali. D’altronde non risulta che Maradona abbia legato il suo nome solo al Boca, o Baggio alla Fiorentina ecc. Sofismi che ora non interessano. Ieri Totti, in verità troppo in pompa magna (molto più sobrii i ritiri di Baresi, Baggio, Maldini, Del Piero), ha dato il suo addio al calcio giocato. Un altro pezzo di calcio che viene consegnato alle pagine di storia di questo sport.
Giusto il tempo di riassestarci per un po’, e poi tutti a pensare alla nuova stagione. Perchè il calcio, questo bellissimo sport, questo serbatoio infinito di storie ed emozioni, è vivo nell’animo di tutti, di quelli che sono stati, che sono e di quelli che ancora non sono venuti al mondo.

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