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Un derby strano, ma fascinoso. Una battaglia di nervi, di grinta, di convinzione: una concezione quasi nazionalpopolare del calcio, che esemplifica il concetto che la banalità non può mai essere davvero presente in un Inter-Milan.
L’Inter ci ha provato di più, impostando una gara sul possesso palla qualitativo, nel tentativo di limitare -invece- quello del Milan, costretto a giocare di rimessa. Più calci che calcio per i rossoneri, strutturati sul contrasto fisico più che sul tentativo di uscirne vivi con il palleggio. Nainggolan esce dopo pochi minuti per un contrasto con Biglia; Perisic, Politano e persino Brozovic finiscono acciaccati ed in forte dubbio per Barcellona.

Ai punti l’Inter meritava di sicuro: gol annullato ad Icardi su spizzata di ciuffo di Mati Vecino, palo di De Vrij in girata, buoni interventi di Donnarumma. Ed infatti, allo scadere, ci pensano ancora loro: è il 92′ quando Vecino riesce ad imbucare Icardi in area. Il boa nerazzurro finge di direzionarsi sul primo palo, poi striscia in un battibaleno sul secondo e beffa Musacchio e Donnarumma, uscito malamente: è 1-0, e Milano per una notte è dominio nerazzurro.
Ancora loro, gli uomini del fato: Lazio-Inter dello scorso campionato fu ribaltata prima da un rigore di Maurito, poi da un colpo di testa di Vecino a due minuti dal termine; Inter-Tottenham segue lo stesso copione; infine Inter-Milan, con l’assist dell’uruguagio per la cabeza del nueve. Sembra un caso, forse non lo è.

Ha lasciato particolarmente di stucco l’impostazione tattica del Milan di Gattuso, sembrato più leggerino che Ringhio: i rossoneri sono sembrati snaturati, lasciati a subire il giro palla avversario senza riuscire mai a concretizzare un contropiede, disarmando Higuain e neutralizzando Suso, il vero faro della squadra.
Va intonata una nota di merito sicuramente a De Vrij e Skriniar, forse la coppia di centrali migliori del campionato, se non di più. Insieme formano una fortezza simil-troiana, quasi inespugnabile: e dispiace per Miranda se, quando a giocare è lui, le differenze sono ormai lampanti.
Senza Nainggolan, e con Politano ed i croati in forse, l’Inter si appresta ad un periodo di fuoco: Barcellona a Barcellona, Lazio a Roma, poi Genoa, ancora Barcellona ed Atalanta. La classifica si è allungata e le prime quattro sembrano in fuga: tra venti giorni i primi verdetti. Intanto, per una notte, San Siro si spegne sotto un grido: “ti te dominet, Milan”.

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