Views: 2
Oltre 1000 bambini privati di una gioia, di un momento atteso da mesi, di una giornata da poter ostentare un domani con amici e familiari. Sono i Pulcini che avrebbero dovuto prendere parte, allo stadio San Paolo, al Torneo Stadium Cup Kids, organizzato dall’ex bandiera dell’Inter, Evaristo Beccalossi, in collaborazione con alcune scuole calcio partenopee. Ieri mattina l’amara sorpresa con lo stop all’evento imposto dal Dirigente del Servizio Gestione grandi eventi sportivi del Comune di Napoli. Il motivo è presto spiegato, anche perché noto da tempo: le condizioni impresentabili del prato dell’impianto di Fuorigrotta, ridotto ad una risaia dopo il concerto di Gigi D’Alessio di sette giorni fa. Il Torneo era stato programmato inizialmente per il 28-29 maggio, poi differito al 27-28 giugno per l’improrogabilità di alcuni interventi di rifacimento del manto erboso. Fin qui tutto regolare, se non fosse che agli organizzatori non era stata fornita alcuna comunicazione ufficiale circa l’impossibilità di tenere la manifestazione. Nè il 22 giugno, ovvero il mercoledì suguente alla kermesse del cantautore napoletano, nè nei giorni successivi. Fino, però, a ieri mattina, quando un protocollo inviato dal Capo di Gabinetto del Comune, Attilio Auricchio, al Dirigente del Servizio Gestione grandi eventi sportivi, ha formalizzato la sospensione di tutte le manifestazioni in programma che prevedano l’utilizzo del prato. Sette righe stringate partorite alle 12.09, quando ragazzini, tecnici, arbitri ed organizzatori erano già radunati all’esterno dello stadio San Paolo aspettando il taglio del nastro previsto per le 14. Quasi un atto dovuto, prodotto per inerzia davanti al fatto compiuto. Palpabile la delusione generale, e comprensibile la rabbia di chi aveva speso tempo, passione ed energie per la buona riuscita della manifestazione. “Prendere in giro i bambini è la cosa più sporca che si possa fare al mondo”, ci ha confidato uno degli organizzatori. E, in effetti, per molti di questi piccoli calciatori, per i quali ogni singolo genitore aveva sborsato una quota di partecipazione di 30 euro, era un po’ come un giorno del debutto: calpestare per la prima volta l’erba del San Paolo ed assaporare l’atmosfera magica del tempio, quello dove il Napoli ha vissuto gioie ed amarezze, è caduto e si è rialzato. Bimbi provenienti da tutta la Campania, con un sogno del cuore che è stato spezzato all’improvviso. Fatto sta che di tutta questa vicenda sorprendono approssimazione e superficialità. E tanti sono i quesiti brucianti a cui qualcuno dovrà rispondere: come mai, lo ripetiamo, nessun organo preposto si è preso la briga di avvisare tempestivamente gli organizzatori delle condizioni indecenti, e note a tutti già dalla mattina del 22 giugno, del manto erboso del San Paolo? E quali atti di controllo, inerenti ad una visione chiara e puntuale della situazione, sono stati predisposti dalla macchina comunale? A meno che, a sei giorni dall’evento, non si pensasse di normalizzare questo quadro sconcertante prendendo spunto dal Libro della Genesi (nel quale, guarda caso, si racconta che il settimo giorno Dio si riposò). Domande, insomma, che chiamano in causa l’Assessorato di Ciro Borriello e gli uffici connessi. Fa sorridere la giustificazione secondo cui bisognava attendere la giornata di domenica per conoscere il parere dell’agronomo della Lega. Un fatto è certo: tra balletti, scaricabarili e mancate assunzioni di responsabilità, 1000 bambini (col loro entourage) sono stati scomodati, sedotti e poi delusi. Una figuraccia quasi unica nel suo genere. Ed evitabile. Che poi si renda urgente e non più procrastinabile un accordo definitivo sull’utilizzo dello stadio San Paolo tra l’amministrazione comunale ed il presidente del Napoli, De Laurentiis, è un altro discorso che va tenuto caldo ed attuale e certamente approfondito. Partendo magari dalle promesse mai mantenute e dai giochetti tattici, e poco concreti, del patron azzurro sulla vicenda.

Lascia un commento