Views: 4
Una rondine non fa primavera. Ma da quello che si è visto ieri in campo, è uscito fuori che l’encefalogramma della squadra non è piatto. Il Cesena era avversario ostico, costruito per vincere e reduce da una maniera rifilata all’ambizioso Spezia. Dopo una prima ora di gioco molto interessante, caratterizzata da impegno agonistico ed atletico, concentrazione mentale e disciplina tattica, la Salernitana subisce il ritorno del Cesena ed è costretta ad accontentarsi di un pari che comunque aggiunge punti ad una classifica precaria. Un pareggio giusto perché i romagnoli, nella parte finale dell’incontro, hanno mostrato di avere maggiori energie e tanta qualità offensiva per colpire nuovamente gli uomini di Torrente. Una Salernitana coriacea e nemica del fioretto, quella ammirata per l’intera prima frazione di gioco ed a sprazzi nel secondo tempo, consapevole che la conquista di un risultato positivo può realizzarsi solo attraverso il sacrificio collettivo in entrambe le fasi di gioco. Privilegiando l’umiltà e l’agonismo di gruppo a scapito della giocata individuale ed estemporanea, non sempre funzionale (tatticamente e tecnicamente) ad un’interpretazione ordinata della gara. La difesa, anche per qualche assenza di troppo, recepisce ed esegue l’ordine di Torrente di restare prevalentemente bloccata, con gli esterni pronti a sovrapporsi solo nelle situazioni di gioco che non comportino nessun rischio di fulminea ripartenza avversaria. Inoltre, la retroguardia granata è sempre impegnata ad accorciare sul suo centrocampo quando quest’ultimo va in pressing sui dirimpettai. Piacciono poi gli interscambi di posizione, sia in fase attiva che in quella di non possesso, effettuati tra esterni d’attacco e interni di centrocampo. A destra, infatti, Troianiello si abbassa con frequenza mentre Sciaudone è puntuale nell’attaccare centralmente e lateralmente lo spazio. Così come a sinistra, in fase difensiva, Bovo e Gabionetta mostrano un’insolita intesa, con l’ex patavino sempre pronto a supportare con i raddoppi di marcatura il terzino Rossi, impegnato a tenere a bada un cliente non facile come Garritano, mentre il brasiliano va ad occupare la zona centrale colmando così il vuoto lasciato dal generoso Andrea. La squadra granata è coesa, concentrata, e piace perchè vi è una distribuzione equa della fatica fisica tra tutti i calciatori di movimento. Lavoro encomiabile, perchè molti atleti di casa, lo ribadiamo ancora una volta, non avendo nel loro dna calcistico continuità agonistica e podistica, devono operare su se stessi una sorta di forzatura innaturale per non far smarrire alla squadra ordine tattico ed equilibri difensivi. Moro, impegnato in posizione centrale al posto dello squalificato Pestrin, è utilissimo perché aiuta a mantenere compatti i reparti fungendo da ottimo elastico, sia verticalmente che orizzontalmente. L’ex empolese, sempre tignoso nel raddoppio sull’attaccante cesenate che si muove tra le linee, si oppone infattii anche agli esterni offensivi bianconeri che tendono ad accentrarsi e, infine, si preoccupa di chiudere le incursioni laterali alle spalle dei terzini nelle rare occasioni in cui essi aggrediscono un pò più alti. Molto bene anche le fasi di gioco caratterizzate dal pressing alto delle mezz’ali (Bovo e Sciaudone), con gli esterni offensivi (Gabionetta e Troianiello) pronti a rinculare per ostruire lo sbocco romagnolo per vie esterne. Positive le prestazioni di Bovo e Sciaudone, i quali, oltre a proporsi con continuità nella trequarti cesenate alla ricerca del tiro vincente, danno fondo a tutte le loro energie per non far mancare un prezioso apporto in fase passiva, pressando, raddoppiando e compiendo diagonali tese a stringere e compattare la squadra negli spazi dove si muove il pallone. Il Cesena, pur registrando un lieve vantaggio nel possesso palla, soffre l’ordine tattico della volitiva e intraprendente Salernitana in versione operaia, riuscendo ad essere insidioso solo sul finire del tempo con Garritano, che colpisce il palo, e, per il resto, quando attiva (raramente) gli attaccanti esterni (il tiro a giro di Ragusa termina abbondantemente alto) grazie alle spizzate di testa e alle ‘sportellate’ del possete centravanti Djuric. I granata passano meritatamente in vantaggio con Bovo, ma commettono l’errore di non chiudere il match con la realizzazione della seconda rete. Negata, a dire il vero, anche dalla cattiva sorte, che sul finire del tempo si fa beffa di Empeur per due volte, dapprima spingendo il pallone sul palo e subito dopo allontanando lo stesso di un soffio dalla porta difesa da Gomis. Sfortuna e scarso cinismo realizzativo che hanno costretto i granata a pagare dazio nella seconda frazione di gioco. Perchè il Cesena è stato bravo a gestire la qualità offensiva a disposizione e ad approfittare del fisiologico calo atletico accusato dalla Salernitana, che, è giusto ribadirlo ancora una volta, non ha nella continuità atletica e temperamentale il suo punto di forza, ma deve lavorare tantissimo (mentalmente,fisicamente e tatticamente) per conservare in partita certi standard imposti dalla categoria. Ma la riscossa del Cesena è anche figlia dell’ottima gestione dei cambi operata da mister Drago, bravo ad alzare gradualmente il livello tecnico, offensivo e podistico dei suoi. Dopo circa una decina di minuti della ripresa, infatti, la gara è stata gestita a lungo dai romagnoli. La svolta tattica si è compiuta con gli ingressi in campo di Ciano e Succi (al posto di Ragusa e Kone) ed il passaggio degli ospiti al ‘4-2-4′. Una modifica strategica che ha creato più di un problema alla Salernitana, con Torrente che non è riuscito a trovare le giuste contromisure al nuovo corso tattico imposto alla gara dal collega. Il Cesena, infatti, ha accelerato la circolazione di palla per attivare immediatamente il suo quartetto avanzato e metterlo nella condizione di giocare in parità numerica contro i quattro difensori granata. Tema tattico contro il quale Moro e compagni hanno fatto sin da subito fatica. Perchè il centrocampo granata non aveva più la gamba per aggredire alto i facitori di gioco bianconeri (troppo comoda la loro distribuzione del gioco) e nemmeno per accorciare repentinamente sulla difesa ed impedire agli avanti di Drago di avere agibilità tra le linee. Ed allora Djuric e Succi hanno iniziato a calamitare palloni, prima di smistarli sugli esterni dove Ciano e Garritano, supportati da Perico e Mazzotta (subentrato a Renzetti), hanno sfondato spesso. Approfittando anche della difficoltà di Lanzaro e Rossi impegnati in un duplice e dispendioso compito: dover stringere al centro (per non lasciare in parità numerica Schiavi ed Empeur contro i possenti Djuric e Succi) e allo stesso tempo uscire tempestivamente dalla linea difensiva, sul giro palla di Cascione e compagni, allo scopo di fronteggiare il prima possibile le avanzate ospiti sulle corsie laterali. Un lavoro abbastanza impegnativo che, però, supportato meno dal centrocampo (rispetto al primo tempo), non è riuscito ad arginare il forcing continuo e rabbioso attuato dai ragazzi di Drago. I quali hanno raggiunto il pari e, soprattutto nei minuti finali, sfiorato il colpaccio in un altro paio di circostanze. Ultimo terzo di gara, pertanto, che Torrente avrebbe potuto gestire forse con maggiore concretezza. Abiurando parzialmente le scelte iniziali per far posto ad una difesa con tre centrali e due esterni, pescando dalla panchina uno tra Pollace e Franco e, infine, riportando Lanzaro al centro della difesa. Un assetto che, probabilmente, avrebbe consentito ai suoi uomini di governare con maggiore solidità difensiva e minori ansie il prezioso vantaggio. Attraverso la necessaria e robusta densità da opporre alla fisicità di Djuric e Succi e limitando l’incisività delle due ‘catene’ romagnole sulle corsie laterali. Mancato accorgimento tattico che, gradualmente, ha finito per accentuare la continuità del forcing bianconero. Insieme ad un’azione di rimessa granata più prevedibile rispetto al primo tempo, e soprattutto meno continua e collettiva.
Raffaele Cioffi

Lascia un commento