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Gli strali di Lotito, post Spezia, e le cene ed i pranzi fatti tutti insieme, guardandosi negli occhi hanno avuto il loro effetto.Triplice fischio dell’arbitro, partita terminata. Vincenzo Torrente chiama a sé tutti i calciatori, tutto lo staff tecnico.In poche parole tutti i tesserati granata, che erano presenti sul terreno di gioco, e si lasciano andare ad un lungo e caloroso abbraccio, quasi liberatorio dopo 95 minuti di sofferenza conditi di tanto d’orgoglio. Abulica, spenta, quasi irritante in alcuni frangenti della prima frazione. Poi la rinascita, firmata come al solito da Gabionetta. L’esterno di Campinas è riuscito nuovamente a cacciare il coniglio dal cilindro e a togliere le castagne dal fuoco al trainer cetarese. Da grande motivatore Torrente avrà avuto gli argomenti giusti e, soprattutto, avrà toccato i tasti giusti nell’intervallo. La squadra lo ha seguito, ha fatto quadrato ed è tornata sul rettangolo verde motivata, sicura di sé, pronta a non retrocedere di un centimetro, pronta a giocarsela a viso aperto contro un avversario che gli addetti ai lavori annoverano tra le favorite, ma che – almeno ieri sera – ha dimostrato di avere poco più dei granata. E non certo in termini di cuore, grinta, carattere e temperamento. Perché sono tutte caratteristiche che la Bersagliera ha messo perfettamente in evidenza negli ultimi 45 minuti. Alzi la mano chi, dopo l’espulsione di Schiavi, non ha temuto il peggio, il tracollo, la disfatta. Ma non è stato così e forse, col senno di poi, l’aver riconfermato per grandi linee il gruppo dello scorso anno alla lunga pagherà. Sia chiaro, le lacune (almeno in termini strettamente numerici) ci sono. Ma il gruppo (e che gruppo!) è riuscito ancora una volta a sopperire alla mancanza di qualche calciatore in grado di dare il cambio ai “titolarissimi“, senza risentirne in termini di prestazione ed esperienza. Un esempio? Raffaele Schiavi. Perché se la leggerezza è sotto gli occhi di tutti, un dato di fatto da analizzare c’è o, comunque, qualche interrogativo è lecito porselo. Sicuri che quello visto ieri sia stato il miglior Schiavi e che le due nefandezze non siano figlie di una condizione fisica non del tutto ottimale? Maurizio Lanzaro non era al meglio e rinunciare anche a Schiavi sarebbe stato troppo, forse. O forse no. Ma purtroppo il centrale cavese ha sofferto la verve dei dirimpettai (specialmente di Lapadula) e…la frittata è fatta. Ma niente paura, d’altronde una squadra fatta di uomini pronti a sacrificarsi e a gettare il cuore oltre l’ostacolo la paura non sa nemmeno cosa sia. E lo ha dimostrato. Stretti, compatti, uno accanto all’altro, sempre con il fiato sul collo dell’avversario verso l’insperato pareggio. E se poi uno tra Eusepi e Troianiello la mette alle spalle di Fiorillo in zona Cesarini saremmo qui a parlare di un vero e proprio “miracolo sportivo”. La Salernitana non smette di stupire, sia in positivo che in negativo. Uniti verso l’obiettivo (salvezza), uniti verso il traguardo (i 50 punti). Poi sarà lecito sognare. L’abbraccio di ieri sera, a fine gara, vale più di mille parole.

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