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Ranieri l’aveva detto: “E’ più facile incontrare ET a passeggio per Piccadilly Circus che rivincere la Premier”. In effetti il tecnico romano non aveva tutti i torti. Il Leicester visto quest’oggi al KC Stadium è davvero ben poca cosa, al di là del 2-1 che premia l’Hull City, matricola terribile guidata da Mike Phelan, tecnico co.co.pro, cioè in carica solo per questa partita. Chissà, dopo l’impresa la dirigenza dei Tigers potrebbe allungargli il contratto. Sarebbe l’ennesima storia pazzesca di una Premier che continua a far sognare.
SBLOCCA DIOMANDE- Avvio sottotono del Leicester. L’Hull è più in palla e anche più pericoloso con un colpo di testa di Davies da centro area che si spegne di poco a lato. I Ranieri’s boys ci mettono mezz’ora per ingranare, il tempo di ricordarsi di essere i campioni d’Inghilterra: ci provano Mahrez e Vardy, ma la mira è imprecisa. La matricola non si spaventa e sui titoli di coda del primo tempo passa anche in vantaggio: Schmeichel si esalta su Hernandez, ma deve arrendersi al tap in in rovesciata di Diomande.
BOTTA E RISPOSTA- Avvio veemente del Leicester: dopo 18” Gray viene atterrato appena fuori l’area di rigore. Ma Mike Dean non ha dubbi e comanda il penalty. Dagli 11 metri Mahrez non sbaglia e pareggia i conti. Dopo il pari, però, il Leicester si accomoda in poltrona, vinto dal torpore. Le “tigri invece sono deste e alla prima occasione graffiano: Robert Snodgrass fredda Schmeichel con un tiro di sinistro da centro area. Ranieri prova a scuotere i suoi inserendo Okazaki per Gray. Il giapponese è frizzante, ma le bollicine non bastano se davanti Vardy ha le polveri bagnate. Il Leicester attacca a testa bassa, ma non impensierisce mai Jakupovic e dopo 5′ minuti di recupero, può partire la festa dei Tigers.

Mariano Messinese

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