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Quel desiderio di ritornare una squadra

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Cinque vittorie nelle ultime sei partite per il Napoli, ma Gattuso fa bene a non mostrarsi soddisfatto, a dire di non avere fiducia in una squadra che batte con merito le tre che si stanno contendendo lo scudetto per poi soccombere in casa contro il Lecce. La sconfitta interna con i salentini brucia ancora, fosse arrivata una vittoria, e nei primi 20’ si pensava che la gara non avrebbe avuto storia, si starebbe parlando non solo di ascesa imperiosa del Napoli targato Gattuso ma anche di un quarto posto non più irraggiungibile. Adesso, l’errore più grave che si possa commettere sarebbe quello di parlare di zona Champions, anche in questo caso bene fa il tecnico calabrese a dichiarare che l’obiettivo resta quello di arrivare a 40 punti. Il Napoli è una squadra forte, il suo attuale allenatore lo dice e ribadisce ogni volta, ha avuto solo il problema che fino a novembre è stata allenata male da un allenatore che difficilmente poteva fare peggio di quello che ha fatto.

Di queste ultime cinque vittorie, tra cui tre contro Lazio, Juventus e Inter, sono arrivate tutte con merito e autorevolezza, quella che ha lasciato meno soddisfatti è stata la trasferta di Genova dove è stato dilapidato un doppio vantaggio prima di calare il poker nel finale. Non era facile alla Sardegna Arena, contro un Cagliari in crisi di risultati, che proprio grazie al colpo all’andata al San Paolo ha tratto la linfa giusta per insediarsi nei quartieri alti della classifica prima di piombare in questo tunnel. Il Napoli ha saputo aspettare, ha costruito dal basso per eludere la prima linea di pressione, non ha inciso nella prima frazione ma ha affondato il colpo nella ripresa. Proprio quando Insigne ha sostituito Demme è arrivato il tocco da biliardo di Mertens, che ormai è ad un gol dal record di Hamsik, gli manca poco per issarsi sul tetto dei migliori marcatori della storia del Napoli.

Chi l’avrebbe mai detto pensando ai suoi primi anni in maglia azzurra in cui non partiva quasi mai titolare essendo l’asso nella manica da giocare a gara in corso per spaccare le partite. Erano i tempi in cui giocava da esterno alto a sinistra, poi la necessità (non l’intuizione) ha indotto Sarri a schierarlo dal primo minuto per mancanza di alternative e il fiammingo si è riscoperto bomber. Senza l’infortunio di Milik e l’inadeguatezza di Gabbiadini, molto probabilmente sarebbe rimasto “confinato” a sinistra, ma in quegli anni chi non trovava spazio doveva quasi “augurarsi” (tra mille virgolette) che un proprio compagno di squadra restasse ai box. Come Mario Rui che non era stato mai schierato prima dell’infortunio di Ghoulam, solo a quel punto il terzino portoghese ha potuto contraddistinguersi per professionalità, grinta e abnegazione.

Ora tutti invocano il rinnovo del contratto per Mertens, anche Gattuso ha speso bellissime parole nei confronti di un giocatore che meriterebbe la conferma nella speranza che lo capisca anche la società. Nonostante le assenze di giocatori che fino all’anno scorso rappresentavano l’ossatura della squadra come Koulibaly, Allan e Milik, il Napoli ha sbancato la Sardegna, tutto fa pensare che la squadra si stia ritrovando ma, memori del tonfo con il Lecce, è bene predicare prudenza. Lo sostiene anche Gattuso, che giustamente parla di continuità, quella che finora è sempre mancata ma è l’unica strada per poter rendere dignitosi questi mesi che ci separano dalla fine di un’annata più tribolata che mai.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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