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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
Il primo sentimento che affiora è la tristezza, una profonda tristezza. L’anno prossimo non ci sarà più la Boys Caivanese, e pensare che nello scorso campionato si è parlato tanto della realtà gialloverde. Dopo il salto in Eccellenza, nessuno si sarebbe immaginato che la Boys si sarebbe issata addirittura al secondo posto avendo solo la sfortuna di essersi ritrovata avanti una corazzata come l’Herculaneum, altrimenti non era da escludere una leadership meritata. Dopo il girone d’andata, la squadra di Amorosetti era terza in classifica alle spalle anche del Portici, per poi insediarsi al secondo gradino del podio e fare il vuoto dietro di sé, tant’è che si pensava che si sarebbero spalancate direttamente le porte dei play off nazionali senza passare per la fase regionale. Ad ogni partita il “Papa” di Cardito era gremito di gente, il settore tracimava entusiasmo, c’erano cori e bandiere gialloverdi, un tifo di un’altra categoria. L’entusiasmo, poi, c’era già prima che la squadra iniziasse a collezionare vittorie, a dimostrazione che il senso d’appartenenza di questa tifoseria va al di là del risultato. Dispiace soprattutto per tutti quei tifosi che avevano sognato durante tutta la scorsa annata, certo l’epilogo è stato amaro, non ci si aspettava di soccombere in quel modo contro il San Giorgio nella finale della fase regionale dei play off, sono piovute anche critiche e invettive ingenerose dagli spalti, ma tutti meritavano un applauso. Ciò che colpiva di quella Boys Caivanese era la fame dei giocatori, sembrava una squadra di cannibali, che chiudeva le avversarie nella propria metà campo fino a mettere in cassaforte il risultato. Atteggiamento tipico delle grandi squadre che vogliono imporsi sin dal primo minuto, ecco perché, senza l’Herculaneum nel girone, la Boys Caivanese poteva scrivere un favola calcistica. Nonostante i problemi societari e gli stipendi dimezzati, i giocatori non hanno pensato alle proprie tasche ma alla maglia che indossavano perché ci sono situazioni in cui non si bada al denaro bensì a ciò che senti dentro. Ognuno ha sentito dentro il desiderio di scendere in campo e combattere, perché si era consapevoli di aver creato un corpus unicum insieme a quella tifoseria straordinaria. Il giorno della partita, quindi, era un appuntamento imperdibile, si vinceva e si sognava finché si è potuto, peccato che da ora in poi non lo si potrà fare più. I tifosi penseranno a quell’Emmausso che faceva sfracelli in mezzo al campo a dispetto della tenerissima età e ora si ritrova addirittura in serie A, si poteva sperare di coltivare un altro Emmausso in modo che potesse fare le fortune della Boys per poi essere lanciato nel grande calcio. Purtroppo, resteranno solo sogni, come cambiano le cose, fino a pochi mesi fa, la gente di Caivano immaginava di approdare in serie D mentre adesso non sa neanche cosa augurarsi, la ferita è ancora troppo fresca e la sofferenza non si attenua.

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