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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
Da undici anni vive a Milano per lavoro ma il Portici 1906 l’è semper lì, nel suo cuore, un amore invisibile agli occhi, per ovvi motivi, ma fedele ad un sentimento troppo forte per farlo assopire. Ti te dominet Milan, nella città della Madunina, nella capitale economica d’Italia, batte forte un cuore porticese. Michele Tizzano vive le emozioni della squadra attraverso il web, il mezzo più veloce per essere aggiornati su tutto, lavora come conducente nell’ATM, azienda di trasporti, una municipalizzata meneghina. Chi più di lui vive Milano quasi a tutte le ore, chi esercita questo mestiere, non si limita solo a guidare un veicolo pubblico ma è un po’ come se avesse la responsabilità di accompagnare le persone alle rispettive destinazioni. Persone, non passeggeri, perché ognuna è portatrice di una storia, di un vissuto, di un universo interiore. Per Michele ogni giornata di campionato è una fermata sperando che al capolinea si arrivi per festeggiare qualcosa di memorabile. Il suo desiderio è sentirsi protagonista di un personale “Miracolo a Milano”, la pellicola dovrà essere girata tra un campo e l’altro per farne una produzione esclusiva.
Venghino, signori, venghino, la sala è pronta, si abbassano le luci e si alza la voglia di mettersi lì e sognare. Lui sogna da Milano, anche se la saudade porticese si fa sentire, trovare riparo all’ombra della Reggia gli manca, eccome se gli manca, e non lo nasconde affatto: “Mi manca troppo la mia città, ormai vi trascorro pochi giorni all’anno ma mi ritemprano, è il potere dell’aria di casa. E poi c’è il tifo per il Portici 1906 che mi accompagna ogni giorno e che mi lega ancora di più al territorio. Sono orgoglioso di tifare per il mio Portici e ne parlo anche qui a Milano, dove ci sono tanti colleghi meridionali. Si parla tanto di calcio minore, ormai quello d’élite è diventato un business, i lauti ingaggi hanno soppiantato il valore dei sentimenti. Ne parlo anche con Giovanni Lodetti, ex campione del Milan e della Nazionale Italiana, un nostalgico di quel calcio in cui c’erano meno soldi ma più senso di appartenenza. Il mio lavoro mi permette di incontrare tanti campioni del passato, da Aldo Serena a Mauro Tassotti ma tanti altri ancora, e poi abito ad un chilometro e mezzo dal San Siro anche se il mio stadio resta sempre il “San Ciro” di Portici”. A questo punto, è doveroso andare alle origini della sua passione per il 1906, scoprire il germe che l’ha fatta sbocciare: “C’era mio padre che mi narrava le vicende del Portici e mi trasmetteva quest’amore verso la squadra della mia città. Così iniziai a seguirlo e fu un grande amore. Il “San Ciro” poi lo vedevo come una cattedrale nel deserto rispetto a tutti gli altri stadi della Campania, era il nostro fiore all’occhiello e mi piange il cuore se penso che, con un impianto del genere, siamo costretti a migrare altrove per giocare le gare casalinghe. Il Portici giocava in serie D quando lo seguivo da ragazzino e mi chiedevo sempre perché non si puntasse alla C con quello stadio così maestoso”.
Eh già, in quello stadio maestoso ora purtroppo abbandonato a se stesso, teatro di tante partite memorabili, Michele ne vuole raccontare due in particolare: “Ritengo che il Portici abbia potuto annoverare nella sua storia un campione assoluto come Ciccio Foggia. Ho ancora nella mente quella famosa partita con il Cerignola. I tifosi ospiti arrivarono in massa e riempirono il loro settore, erano convinti di farci a fettine visto che erano una corazzata ma, dopo quella partita, la copertina era tutta per Ciccio Foggia, autore di una doppietta degna di un giocatore con un passo in più rispetto agli altri. Si ritrovava a giocare con una squadra di tutti giovani, che non poteva nutrire grandi ambizioni, eppure faceva la differenza anche da solo, indipendentemente dall’avversaria. Mi piacerebbe tanto se ritornasse al Portici per ricoprire qualche incarico, sarebbe un po’ come rivivere quel glorioso passato. Quello che sto per dire adesso è collegato ad un desiderio che ho per il presente: vincere la coppa Italia, e l’anno scorso siamo andati ad un passo dalla finale. Dico questo perché mi ricorda un Portici-Savoia proprio di coppa, era 1989-’90, il tabellone luminoso, un vanto per pochi, a fine gara era impietoso per gli oplontini: 5-0”.
Il porticese di Milano, ricorda anche un episodio clamoroso legato al nostro stadio: “Eravamo nel pieno dei Mondiali di Italia ’90, alla vigilia della famosa semifinale tra l’Italia e l’Argentina di Maradona, la Selecciòn venne ad allenarsi al “San Ciro”, c’era una confusione incredibile fuori ma era tutto blindato, questo testimonia ulteriormente quanto credito vantasse il nostro impianto anche agli occhi degli organi nazionali”. Dalla città del Duomo, oltre a sentire la mancanza del Portici, sente anche quella di Portici: “Eh sì, la zona del Granatello, il Miglio d’Oro, tutte quelle ville settecentesche, sono ricchezze che da queste parti non si vedono, per questo dico che dobbiamo essere orgogliosi della nostra città, sarò anche di parte ma, a mio avviso, è tra i più bei comuni della provincia di Napoli”.
Il sogno di Michele è quello di rivedere il Portici in serie D, come quando c’era anche lui allo stadio, tant’è che si sente di sbilanciarsi: “Se a fine campionato giochiamo una partita decisiva per il salto di categoria, mi prendo due giorni di ferie e vengo a tifare per la squadra della mia città, sperando di festeggiare insieme a tutti i miei concittadini. Non ho visto giocare questa squadra vista la lontananza ma percepisco buone sensazioni, per me può essere l’anno buono, dirò di più, possiamo puntare all’accoppiata campionato-coppa Italia. L’anno scorso, rimasi malissimo quando appresi che era sfumata la possibilità di approdare in finale, sembrava tutto fatto, quest’anno possiamo riscattarci con gli interessi. Ci credo perché non ci manca più nulla, sono stato contento anche della riconferma di Fava, se lo scorso campionato l’avessimo avuto a disposizione un po’ prima, per me ci avrebbe fatto vincere diverse partite terminate con un esito negativo. Mi dispiace solo per la partenza di Ioio, ci tengo a dirlo perché è un giovane attaccante che per me poteva dare tanto ma va bene anche così, finalmente ci sarà anche più cattiveria in campo, quella che ci è mancata un anno fa”.
È un figlio di Portici trapiantato a Milano, lascia quotidianamente la vestigia porticese sul suolo milanese, proprio da lui vogliamo che parta un appello verso quei tifosi non ancora convinti di ritornare allo stadio: “Dico solo che vorrei stare al loro posto, non so che darei per poter rivedere le partite del Portici, avere la possibilità di farlo e preferire altro, mi lascia allibito. Come mi lascia allibito la chiusura del “San Ciro”, mi auguro che la prossima amministrazione che si insedierà sia sensibile ad una realtà come il Portici che ha una storia dal lontano 1906. Ma, nonostante la questione stadio, questo è il momento di sostenere sempre la squadra della nostra città, rimarchiamo il concetto: squadra della nostra città. È un qualcosa che ci appartiene, noi dobbiamo fare la nostra parte stando vicini a tutti i giocatori, io lo farò da lontano gridando sempre forza Portici 1906 da Milano”.

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