16 Maggio 2026
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Paganese, momento difficile tra una svolta che non arriva e gli sfoghi di Grassadonia

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Una vittoria che non scaccia dubbi, paure e ambiguità. La Paganese risorge contro l’Akragas ma sono ancora taglienti ed ingombranti le parole utilizzate da Gianluca Grassadonia verso il suo gruppo in un weekend difficile sotto tutti gli aspetti. Una partita fuori dal campo iniziata nella conferenza pre-gara di sabato, e proseguita anche dopo la sfida con i Giganti. Insomma, è una vittoria a metà, che ha il sapore della malinconia più che della festa, e il colore del grigio più che la radiosità dell’arcobaleno. “Questa squadra non ha concentrazione e personalità, molti si appellano al loro agente invece di mettermi in difficoltà negli allenamenti. Siamo piccoli e ora dobbiamo ragionare da piccola. L’impegno c’è ma è la testa che manca e per giocare al calcio bisogna amare questo mestiere, visto che ho fatto smettere persino mio figlio non avendo le qualità per continuare. Fondi ha segnato una svolta negativa: questo gruppo deve salvarsi e non può pensare a grandi cose”. Questo è solo un sunto breve del trattato fiume scritto tra sabato e domenica dal tecnico azzurrostellato, scuro in volto anche dopo il 2-0 rifilato alla squadra di Lello Di Napoli. Ma un fatto è certo: questa Paganese, pur giocando il più delle volte a briglie sciolte e con gli occhi della tigre, il salto di qualità non lo ha mai fatto. Dove, per salto di qualità, si intende continuità nei risultati principalmente che nelle prestazioni. Una svolta che, ad esempio, dopo le vittorie esterne di Catanzaro o Messina, o dopo lo stesso pari interno col Foggia, sembrava possibile oltre che auspicabile. Nulla di tutto questo è avvenuto ed i numeri inchiodano al muro questa Paganese dal braccino sempre corto: cinque sconfitte fuori dal Torre di cui tre maturate dopo essere passati in vantaggio. Di queste tre, ben due si sono consumate praticamente allo scadere del match (Cosenza e Catania) e lo stesso era accaduto anche a Pagani con Casertana e Francavilla (nel secondo caso fu almeno pari). In questo campionato nessuno, a parte la Fidelis Andria, ha messo davvero sotto gli azzurrostellati e questo è il rammarico più cocente per una squadra che, con ben altra personalità e ben altra attenzione, oggi avrebbe molti punti in più. Ad occhi chiusi. Troppi i regali, eccessive le amnesie, inconcepibili i rilassamenti che sono costate posizioni in classifica e sicurezze ancora da acquisire. Una situazione surreale alla luce degli elementi di esperienza che pure dispone questa squadra e che potrebbero governare soltanto con la loro leadership tempeste e oscillazioni del momento: Marruocco, Pestrin, Reginaldo, Alcibiade, Dicuonzo, solo per citarne alcuni. Una cosa però va detta: è improbabile che una persona dell’esperienza di Grassadonia, che toni e parole sa pesarle da vero esperto della comunicazione, si sia sfogato per il semplice gusto di farlo. Più plausibile che le sue esternazioni siano state di natura tattica, ossia quelle di un tecnico che crede nel suo roster ma che vuole sferzarlo, sollecitarlo, toccarlo nell’orgoglio per averne una risposta perentoria in funzione di risultati immediati da conquistare sul campo e di una possibile riconferma anche dopo il mercato invernale. “Fatemi vedere quanto valete adesso e quali sono i vostri attributi, smentitemi se potete”, questo il vero Grassadonia. Quello intimo e mai rivelato. Si ripartirà da Vibo, alla ricerca dell’ennesima svolta. Perché, come una rondine non fa primavera, i tre punti con un’Akragas in crisi di risultati e di identità, non cancellano i problemi e sono solo un brodino caldo. E non sarà facile in considerazione del filotto di risultati ottenuto dai rossoblù negli ultimi tempi, spezzato solo dallo stop di Catania. Ci vorrà ben altro, quindi, per scuotere l’aplomb triste di Grassadonia. Lui, nel frattempo, qualche messaggino l’ha inviato non solo in sala stampa ma anche con le scelte di campo: bocciati, per ora, Maiorano e Marruocco, dentro Tagliavacche e Chiriac. Ma anche la posizione di Dicuonzo (domenica infortunato) non è solida. Proprio l’assenza di Marruocco è quella che ha fatto più scalpore ma almeno adesso il quadro generale è più chiaro: nessuno è intoccabile e nessuno si potrà sentire più tale in futuro. Di seguito Top & Flop azzurrostellati dell’ultima gara con l’Akragas.

TOP

REGINALDO – Riesce sempre a fare reparto da solo, a maggior ragione in questo periodo in cui sente alle spalle il fiuto di Iunco, che scalpita. Non a caso, proprio la combinazione con l’ex Alessandria è una scudisciata nelle viscere di un’Akragas intontita. Oltre che un arcobaleno che fa alzare il Torre in piedi. Sarà difficile fare a meno di uno come lui abile a tenere palla ed a portarsi nidiate di avversari appresso. Facile, però, che Grassadonia immagini per il futuro immediato una staffetta in partita tra i due.

HERRERA – Non fallisce una prestazione. E corona col gol il suo momento magico andando a rapinare l’area di rigore agrigentina con la rapacità di un attaccante vero. Accentrandosi e proponendosi maggiormente tra le linee, il panamense può essere, per colpi ed imprevedibilità, davvero letale per gli altri. Di sicuro in quella posizione fa valere con più energia le proprie qualità.

PESTRIN – E’ avvantaggiato dalla rinuncia biancazzurra alla marcatura fissa su di lui. E si sa che, quando il regista romano può manovrare palla a piacimento, è capace di tutto. Con buona pace di chi si soffermava sulla sua carta di identità. Sempre lucido e propositivo, in pratica non sbaglia nulla e tiene sempre accesa la luce azzurrostellata.

FLOP

DELI – Da uno come lui ci si attende molto di più. Non vive un pomeriggio esaltante e sembra quel giovanotto svagato che, un po’ come accadeva di frequente lo scorso anno, si estranea dalla massa mentre gli amici scherzano e bevono birra. Il talento è indiscusso, le prospettive immutate, l’umiltà che lo contraddistingue ammirevole (e potrà portarlo lontano). In più, in questa stagione ha trovato anche una maggiore continuità di prestazioni. Quindi si può immaginare che sia stata solo una partita no, sebbene anche a Fondi non abbia brillato.

Stefano Sica
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About Stefano Sica 913 Articoli
Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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