16 Maggio 2026
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Paganese, anche Ferrigno striglia il gruppo. A Lecce per la continuità

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Una Paganese più pane e salame, in ossequio ai nuovi diktat di Gianluca Grassadonia, o bella, incosciente e spregiudicata come si era vestita ad inizio stagione. Sarà questo il dilemma del tecnico azzurrostellato in vista della trasferta di Lecce. Un interrogativo che, c’è da giurarci, è mai come ora attuale dopo le strigliate e le analisi sconsolate e gonfie di disillusione di Grassadonia dal dopo-Fondi ad oggi. Comunque la si veda, restera sempre vigente la teoria della coperta corta. Se libera mentalmente, la Paganese può rendere la vita difficile a chiunque. Può stupire, divertire, tramortire. Ma anche cadere sul più bello. Ed è per questo motivo che, dopo i due pari consecutivi con Vibonese e Siracusa (tutt’altro che spettacolari ma comunque utili), ci sarà da attendersi una Paganese essenziale, pratica, più cinica che autoreferenziale. Anche il passaggio dal 4-3-3 al 3-4-2-1 risponde a questa nuova esigenza, ribadita peraltro ieri in conferenza stampa dal Ds Fabrizio Ferrigno. Occorrono punti e c’è bisogno di continuità. Ed è deleterio continuare in questo gioco di specchi ormai inefficace. Serve soprattutto stringere i denti in vista della riapertura del mercato di gennaio che, secondo quanto assicurato dal dirigente napoletano, porterà in dote a Grassadonia aria nuova. Con giocatori che potenzialmente possano essere più titolari che rincalzi, ma parimenti disposti a rimettersi in gioco. Operazioni che saranno direttamente proporzionali all’uscita di calciatori poco propensi ad accettare il ruolo di comprimari (l’accenno a Zerbo e Celiento è stato netto ed inequivocabile ma ce ne sono anche altri nel mirino). Anche Ferrigno si è soffermato sulla mancanza di lucidità e di carattere del gruppo, che riesce a dilapidare sistematicamente quanto costruisce con fatica in campo. Mali oramai strutturali e sui quali lo stesso Ferrigno ha chiesto alla stampa di non infierire. “I giocatori sono spugne, leggono tutto quello che scrivete. E si indeboliscono mentalmente, anche perché non hanno quella fame di arrivare che avevamo noi ai nostri tempi”. Concetti pronunciati con stile, sì. Ma pur sempre stilettate. Non è un caso che la Paganese vista nelle ultime due apparizioni sia stata quella più brutta della stagione. La classifica, però, è stata mossa e non è poco di questi tempi. Logico che un po’ tutti si attendano una Paganese in linea con la metamorfosi operaista completata nelle recenti settimane. Anche col Siracusa si è vista una squadra in affanno per almeno un tempo. Incapace di far girare palla con profitto e velocità, o perlomeno di verticalizzare degnamente, e priva di idee che potessero almeno provare a scuotere il muro di gomma aretuseo. Apprezzabile la reazione di orgoglio che ha portato al vantaggio nato sull’asse Iunco-Reginaldo, sconcertante l’assenza di cinismo nel chiudere la sfida a campo aperto e ancora più dissennata la mancanza di cattiveria nel gestire il golletto. Va da sè che quella col Siracusa è stata l’ennesima sfida nella quale gli azzurrostellati sono stati capaci di farsi rimontare dopo Francavilla, Cosenza, Catania e Fondi. Il contrario è accaduto solo col Foggia. La radiografia è completa. Di seguito i Top&Flop azzurrostellati dell’ultima sfida col Siracusa al Torre terminata 1-1.

TOP

REGINALDO – Ferrigno lo ha ribadito a chiare lettere nel corso del suo one man show con la stampa: in questo gruppo servirebbero 22 Reginaldo. Aggiungiamo noi, giocatori così sono indispensabili per qualsiasi gruppo per l’umiltà e la professionalità che sono semplicemente prodromiche alle loro prestazioni in campo. Che sono un esempio per tutti. Non ci saranno mai aggettivi appropriati per descrivere la serietà e l’entusiasmo con cui il brasiliano si è calato nella sua avventura azzurrostellata. La saetta rifilata agli aretusei è il giusto premio per la sua solita gara piena di corsa, sacrificio ed intelligenza tattica nell’andarsi a trovare gli spazi giusti e nel saper tenere palla aprendo le giuste opportunità per i compagni.

HERRERA – Quando nella ripresa decide di svegliarsi, è tutta la squadra a beneficiarne. Concretamente, è quello che crea i maggiori pericoli per la porta di Santurro nel momento migliore della Paganese che cade per almeno una ventina di minuti nella ripresa. Poi è solo la stanchezza a fargli alzare bandiera bianca e a costringerlo a cedere il testimone a Pestrin.

FLOP

CHIRIAC – Il Siracusa non tira quasi mai in porta e per lui potrebbe essere il pomeriggio ideale. Quello sognato da qualsiasi portiere. Ma vanifica tutto con l’uscita a vuoto sul traversone di Dentice che mette Scardina in condizione di realizzare. Un errore decisivo. Ed evitabile.

DELI – Da qualche settimana non è più lui. Avevamo decantato la sua crescita rispetto alla passata stagione, non solo dal punto di vista realizzativo ma anche di continuità nelle prestazioni. E’ tornato ad essere un neon intermittente. Può sembrare ingeneroso che sia il più bersagliato di tutti, ma anche logico a ben vedere: da un talento come lui ci si attende un salto di qualità definitivo. Nel carattere e nella capacità di adattamento alle difficoltà. Ecco perché quello che si può perdonare ad altri, non può essere concesso a lui. Lo aspettiamo. Con fiducia.

Stefano Sica
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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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