Views: 7

Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Che l’Italia non offra un gioco spettacolare, lo si sapeva bene ma è comunque dotata di identità e organizzazione. Contro la Svezia, quasi sul gong, è arrivata una vittoria che non sarebbe onesto intellettualmente definire meritata ma che proietta la Nazionale già al di là del girone pur dovendo ancora affrontare l’Irlanda. Una bella soddisfazione considerate le premesse iniziali, si pensava che sarebbe stato un calvario per gli azzurri, invece, si sta vedendo una Italia marchiata Conte. Se con il Belgio, la squadra era stata tonica sin dall’approccio iniziale, in relazione anche alla forza dell’avversario, con la Svezia è stata una partita a tratti soporifera. Difficilmente, l’Italia ha fatto tremare la porta svedese ma, nello stesso tempo, ha anche subito pochissimo e Ibrahimovic, tanto temuto alla vigilia, è stato imbrigliato bene dal terzetto juventino. Solo nella parte finale, è bastato un lampo di Giaccherini che ha confezionato un assist al bacio per Parolo, il cui colpo di testa si è stampato sulla traversa.
Lì, è come se qualcosa fosse scattato nei giocatori e si è iniziato a credere alla vittoria, maturata ad un minuto dalla fine con una grande giocata di Eder, riuscito a penetrare in area, a superare i marcatori con abili finte di corpo per poi timbrare il gol decisivo. Una partita non bella dell’Italia ma una vittoria importantissima, ottenuta sapendo anche soffrire, non che la Svezia abbia messo a ferro e fuoco la retroguardia azzurra, però, ci sono stati momenti in cui si pensava che il pari potesse anche accontentare gli uomini di Conte. Sicuramente non c’è stata intraprendenza e voglia di osare, la sensazione era che premendo di più sull’acceleratore, la Svezia potesse andare in difficoltà dal momento che ha dimostrato di dipendere molto dalla sua stella, quell’Ibrahimovic consapevole di avere una Nazionale sulle spalle. Rispetto alla partita col Belgio, l’ex tecnico della Juventus ha deciso di schierare Florenzi al posto di Darmian non apparso in grande condizione nella gara d’esordio, così è stato scelto un centrocampo quasi tutto capitolino con i giallorossi Florenzi e De Rossi e i biancocelesti Parolo e Candreva.
Di questa Italia, comunque, risalta soprattutto l’organizzazione difensiva, la compattezza nella fase di non possesso, diciamo che Conte è stato bravo a sublimare la caratteristica che può rendere temibile la sua Italia. Anche contro la Svezia, si è avuta l’ennesima conferma che, se non si subisce, poi il guizzo può arrivare, come è successo ad Eder che, prima di giustiziare gli svedesi, non è che avesse brillato. Era stata tutta la squadra a non brillare, però, quando si vincono anche queste partite, significa che la mentalità del prima non prenderle, ha una sua efficacia. Non è un caso che, dopo due partite, la porta di Buffon sia ancora inviolata, il dato certifica una solidità a livello difensivo che contraddistingue questa Nazionale più ermetica che scintillante e, finora, anche vincente.

Lascia un commento