16 Maggio 2026
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Napoli, sfuma il sogno scudetto tra topiche arbitrali e demeriti propri

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata


Si è parlato tanto dell’ultimo turno del massimo campionato italiano che, molto probabilmente, ha decretato la vincitrice dello scudetto: la Juve. Anche ad Agorà, programma di approfondimento politico, tutti gli ospiti, discutendo della difficile fase relativa alla formazione del governo dopo le tormentate elezioni dello scorso 4 marzo, si sono trovati accomunati da una speranza: che non ci sia un arbitro come quello di Inter-Juve. Se le nefandezze del sig. Orsato di Schio diventano oggetto di dibattito anche in programmi che vanno in onda su canali nazionali e in cui vicende sportive non fanno parte della scaletta, allora significa che, per l’ennesima volta, è successo qualcosa di grave da avere una grossa risonanza. Sì, perché è grave non arbitrare con equità una partita, come Inter-Juve, in cui sono in gioco i destini di entrambe le squadre e, se ogni anno ci si lamenta sempre della stessa cosa, sono gli altri a fare le vittime o perché si è stufi dell’egemonia di chi detiene ed esercita un potere? C’entra poco il fatto che il risultato della gara del Meazza abbia penalizzato anche il Napoli che, dal canto suo, deve recitare il mea culpa per l’approccio morbido e svagato con cui è sceso in campo a Firenze.

Non ci si può lamentare di vedere la propria casa svaligiata se si lascia la porta aperta, in un caso simile, il derubato deve incolpare solo se stesso. Questo è un discorso generale, che nessuno ci accusi di aver tacciato quello o quell’altro di essere un ladro, l’esempio serviva per far capire la differenza tra chi è scaltro e chi ingenuo. Inconcepibile il modo in cui il Napoli abbia interpretato la delicata trasferta di Firenze, non è mai sceso sul rettangolo di gioco, l’espulsione di Koulibaly dopo neanche dieci minuti ha inciso sicuramente sulla qualità della prestazione, ma è mancato il cuore, l’orgoglio, la voglia di coltivare quel grande sogno ridestatosi solo una settimana prima. Troppo semplicistico ridurre il tutto addebitandolo alle topiche del sig. Orsato, il Napoli aveva comunque il dovere di andare all’Artemio Franchi e giocare da grande squadra, portandosi a casa l’intera posta in palio. Se si ragiona con obiettività, così come si è celebrato un Napoli sontuoso e meritatamente vittorioso all’Allianz Stadium, così bisogna dire che ha rimediato una figuraccia in casa della Viola, determinata più che mai ad onorare il campionato.

Al di là dei demeriti della squadra di Sarri per il capitombolo in terra gigliata che ha compromesso anzitempo ogni sogno tricolore, resta la sensazione che in Italia chi è più forte goda anche di qualche favore di troppo, allora la competizione diventa impari. È singolare il fatto che il Napoli, pur potendo potenzialmente totalizzare 93 punti, rischi di vedere un’altra squadra festeggiare lo scudetto, e pensare che prima di questa collezione di primati ad opera della Juve, l’ultima squadra a cucirsi il triangolino sulla maglia era stata il Milan con 82 punti, e parliamo di sette anni fa, non secoli. Resta il grande campionato della compagine partenopea ma che non sembra avere ancora la maturità per il salto ulteriore, dopo l’impresa di Torino, si era avuto la sensazione opposta, che finalmente si fosse acquistata quell’autorevolezza che mancava. Invece, è bastata una settimana per capire che si era trattato di una mera illusione, questa squadra ha quasi tutto per poter riprovarci, quel “quasi” va colmato dotando l’organico di leader carismatici, gente che sa come si vince e soprattutto come si gestiscono i momenti di euforia e di pressione.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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