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Può un singolo stato, seppur geograficamente grande, spostare gli equilibri del calcio mondiale con un campionato nato circa 20 anni fa?
Ecco l’interrogativo che si pongono le alte sfere del calcio europeo ed è questo che terrorizza le segrete stanze di Fifa e Uefa. Ma partiamo da più lontano…
Ci sono alcune nazioni o alcune macroregioni che in un certo periodo storico convogliano bisogni, interessi, fondi, culture e tanti altri fattori, a volte anche involontariamente, e riescono ad eccellere in un dato campo. E’ questo il caso dell’Europa del ‘900 che tra le altre cose è riuscita a rendersi “terreno fertile” per il calcio, prima Nazione per Nazione e poi a livello continentale. Questo anticipo, rispetto ai movimenti che sarebbero poi nati in anni successivi, ha contribuito alla creazione del mito dell’Europa calcistica.
Inoltre i grandi investimenti, la radicata presenza dello sport (soprattutto del calcio) nelle culture locali e altre cose, hanno fatto sì che si creasse un gap con gli altri paesi ritenuto da molti incolmabile ancora oggi.
Le nazionali europee di calcio giocavano bene, spesso vincevano e avevano anche scopi e fini economici e politici per i potenti di turno. I campionati europei crescevano in fama, importanza e spettacolo (anche la Serie A, poi qualcosa si è inceppato/hanno fatto sì che si inceppasse…) e i giocatori migliori, da tutto il globo, volevano giocare in questi campionati. I sudamericani ad esempio, spesso dotati di estro e talento fuori dal comune, si limitavano a farsi le ossa nei loro campionati per poi puntare al grande salto in Europa, magari al Real Madrid o al Manchester United, squadre simbolo dello strapotere europeo.
Storia nota comunque, nulla di nuovo fin qui. Succede ancora oggi che l’Europa sia al top nel calcio, e che i giovani e ambiziosi talenti puntino a giocare nel vecchio continente…
Ma per quanto? Per quanto ancora durerà questo strapotere e questa posizione di primato? C’è qualcuno che possa soltanto lontanamente pensare di poter contendere lo scettro del calcio mondiale all’Europa? Se si, in quanto tempo?
Qual è lo stato e la nazione che è stato spesso presente nella vostra vita? Magari involontariamente, guardando un film o un documentario , mangiando al McDonalds, indossando il vostro nuovo Levi’s, studiando o leggendo dell’uomo sulla luna ecc…
La risposta alla domanda di qualche riga fa, e il denominator comune di tutte le attività sopraelencate, è: gli Stati Uniti d’America.
Cosa ha a che fare questo col calcio? Avete mai sentito parlare della MLS, al secolo Major League Soccer?
L’MLS è il campionato di calcio americano, nato nel 1993 ed è un movimento in continua espansione.
Ultimamente è tornato alla ribalta per alcuni avvenimenti e alcune personalità molto conosciute nel calcio che conta europeo.
David Beckham, e tra poco anche Steven Gerrard, ai Los Angeles Galaxy, Thierry Henry ai New York Red Bulls, Alessandro Nesta e Marco Di Vaio ai Montreal Impact, Michael Bradley a Toronto, Frank Lampard e David Villa al New York Fc, Kakà ad Orlando e si potrebbe continuare per molto. Tutti questi grandi giocatori hanno creato una lega e un campionato di tutto rispetto che comincia ad avere una propria fisionomia e competitività.
Tutti questi giocatori a fine carriera, o quasi, ma che godono di una grandissima visibilità a livello mondiale hanno fatto sì che il mondo mettesse gli occhi sul pallone oltreoceano e che le stelle e strisce diventassero famose e uscissero alla ribalta non solo per la palla a spicchi dell’Nba (furbi gli americani…).
Cosa succederà però quando la Mls non sarà soltanto il campionato dove farsi gli ultimi anni da pensionati di lusso ma potrà permettersi il top player all’apice della carriera? Ma soprattutto, succederà mai ciò e arriverà mai questo momento? Probabilmente si.
L’America è grandissima, quanto l’Europa, ed è tutta unita. Inoltre ha i fondi che in Europa iniziano a scarseggiare, ha la possibilità e lo spazio di costruire impianti come stadi polivalenti o centri di allenamento e ha l’appeal che le grandi metropoli americane possono garantire.
Sono dello stesso avviso Erick Thohir, presidente dell’Inter ma anche del D.C United nella Mls e, Paolo Maldini e Luis Nazario da Lima “Ronaldo” (“o Fenomeno”) ex calciatori e ora proprietari di due squadre della Nasl, la seconda lega americana di calcio dalla quale verranno scelte le altre squadre che andranno a completare la Major League.
L’inversione di rotta è arrivata con Gerrard e Lampard ancora titolari nei loro Team Storici e in Nazionale che hanno accettato di buon grado l’Mls.
Anche in Italia abbiamo provato sulla nostra pelle lo strapotere economico e di progetti americano in quanto il Toronto nel Gennaio 2015 ha acquistato Sebastian Giovinco dalla Juventus, top player in età non-avanzata stavolta, garantendogli stipendio stratosferico e uomo immagine nel progetto e nella pubblicizzazione del brand Mls.
Hanno iniziato anche a produrre i talenti da sé per dare un futuro a questo campionato, e alla Nazionale, e a dargli fiducia tramite la lotteria del SuperDraft secondo il quale ogni anno vengono scelti i migliori giovani talenti delle squadre di serie minori e dai college e vengono aggregati alle squadre di Mls (magari si facesse anche in Italia…).
Alla luce di tutti questi punti e questi fattori, con un po’ di occhio proiettato al futuro, risulta semplice e spontaneo pensare che ben presto gli Stati Uniti, con la loro Major League Soccer, diventeranno un colosso anche nel mondo del calcio, con buona pace di Uefa, Fifa, dei potenti europei e della storia pallonara dell’ultimo secolo.
P.s Non sono stati presi in considerazione altri due campionati molto forti economicamente e in ascesa, quello dello Indian Super League e quello della Chinese Super League, in quanto alla lunga non avranno stessa forza e appeal della Major League Soccer.


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