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Ci risiamo. Il Milan non smette mai di stupire. Dopo un derby ribaltato in 10 minuti (più extraiper-recupero), rischia di riuscire nell’impresa di ribaltare quasi un’intera stagione. La sconfitta con l’Empoli rilancia le speranze di rivedere i rossoneri nella prestigiosa Audi Cup, in luogo della (pare) ripudiata Europa League. A San Siro, l’Empoli ha conquistato l’intera posta in palio, ringraziando pali, Skorupski e difesa avversaria. Disastrosa la squadra di Montella, con l’allenatore primo imputato di un processo troppo facile da approntare. Nei momenti cruciali, il Milan ha dimostrato di spegnere la spia dell’attenzione e di accendere la modalità vacanza. Le tournèe estive sono vicine più che mai.
BRACCINO ROSSONERO – Era tutto già scritto. Già con Udinese, Sampdoria e Pescara, si era capito che questo Milan era capace di rinvigorire anche i più coriacei protagonisti di The Walking Dead. Stavolta, però, si è alzata l’asticella. La rete di Mchedlidze, di testa su corner, ha sdoganato la statistica che salvava i rossoneri dai gol subiti da situazioni d’angolo. La rete di Thiam, invece, ha debellato l’astinenza da debutto nel tabellino dell’ex primavera Inter. Il tutto, con la complicità di uno Zapata più vicino a quello che si conosce da sempre e più lontano dall’urlo al 97′ nel derby. Tutta la retroguardia di Montella, però, ha mostrato i suoi limiti. Dal De Sciglio capitano svagato e nervoso (con mini-aggressione di un tifoso nel parcheggio) al Paletta bipolare, fino al giovanissimo Calabria, pur propositivo.
FUMO E CAPOCCIATE – Una partenza arrembante, la solita prevedibilità orizzontale e poi il tracollo, nel finale del primo tempo. L’esempio lampante di ciò che sa regalare la squadra di Montella. Emozioni a iosa, troppe, soprattutto nel reparto di difesa. E dunque, dopo la pressione infruttuosa dei primi 20′, via col valzer di cincischiamenti multipli tra il soporifero trio di centrocampo. I temporeggiatori di professione Sosa e Mati Fernandez, coadiuvati dall’incursore a fasi alterne Pasalic. Un Deulofeu più fumoso del solito, un Lapadula volenteroso con moderazione ed un Suso colpito dalla febbre per il tiro sbilenco da fuori. La rete del georgiano empolese eterna promessa Mchedlidze è stata la conclusione perfetta del cerchio magico, per i 50 toscani accorsi al Meazza ad incitare l’Empoli.
ALLE ORTICHE – Rimontare col rigore regalato da Skorupski? Troppo semplice. Meglio lasciare che Suso valorizzi l’estremo difensore polacco con un penalty fioco. O addirittura che Bacca venga colto da improvviso impaccio motorio nello svirgolare un pallone da 0 metri. Al conto degli sprechi imperiali va aggiunta anche la traversa di Ocampos, che si accanisce sulla traversa con inaudita veemenza. Per trovare un’altra vittoria empolese contro il Milan bisogna andare indietro di 10 anni. Nel 2007, infatti, Saudati (ex del match) castigò i rossoneri , vincitori pochi mesi prima della settima Champions’ League. Era inoltre l’occasione ideale per spezzare una statistica che resiste da maggio 2014. Se Lapadula e co. avessero vinto, infatti, avrebbero firmato il quinto successo consecutivo in casa. Tutto inutile, al confine tra una giornata storta e una prestazione catastrofica.
PROSPETTIVE NEFASTE – Se il “temibilissimo” Empoli (peggior attacco dei 5 massimi campionati europei) ha fatto quest’effetto a San Siro, pur conquistando la seconda vittoria consecutiva, difficile immaginare l’effetto Crotone allo Scida. I calabresi, affamati di punti e di miracoli, potrebbero trasformarsi in incubo, grazie alle ipocondrie conclamate del Milan. I rimpianti continuano a crescere a dismisura, mentre la Lazio inizia a nascondere le tracce della strada europea. Perfino l’Inter, nonostante le cinque pappine rimediate al Franchi, resta in gioco per l’aggancio ai rossoneri, il che è tutto dire. Le presentazioni in pompa magna della nuova dirigenza, i progetti futuristici e le rosee prospettive si appannano contro una squadra in lotta per la salvezza. Inaccettabile.
Cinque giornate, cinque finali. Di solito si dice così. La sensazione è che, mai come in questo caso, la definizione sia corrispondente al vero. Oltre al Crotone, contro Roma, Atalanta, Bologna e Cagliari, servirà il cinismo dei tempi migliori. Non dovrà più accadere, insomma, che su 28 tiri scagliati verso la porta, solo 12 raggiungano lo specchio e soprattutto solo 1 varchi la linea. Rimettere in discussione una stagione, la prossima, è un attimo. A meno che l’obiettivo non sia l’Audi Cup, ovviamente.

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