16 Maggio 2026
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Maradona: sogno di una notte di mezza estate…

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5 Luglio1984, la presentazione di Maradona a Napoli

C‘è chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare in campo, chi ha festeggiato entrambi gli scudetti del Napoli e chi, invece, è solo cresciuto con il suo mito. Lo scorso 5 Luglio, Diego Armando Maradona, il più grande calciatore di tutti i tempi, ha fatto ritorno nella città che lo ha consacrato re. Io, come tanti altri ragazzini che grazie ai loro padri lo hanno saputo apprezzare, c’ero. Lo avevo visto solo in cassetta. Solo in qualche video. Lo avevo visto segnare da tutte le posizioni e in tutti i modi. Perché Diego non ha bisogno di presentazioni. Un calciatore che con la palla fa ciò che vuole non ne ha bisogno. Si è stati 7 ore in piedi, fra fila, lunghissima attesa e tanta polemica sull’organizzazione dell’evento. Quando, però, Maradona è salito sul palco tutta la stanchezza nelle gambe sembrava quasi non essere percepita. “Oh mamma, mamma, mamma…”. Il resto del coro lo conosciamo tutti. Non sapevo cosa pensare, cosa stessi provando. Mi ero ripromesso che almeno da vicino lo avrei visto e così è stato. I napoletani erano pronti a fischiare anche chi cantava delle canzoni sul palco in attesa della sua entrata in scena. Eravamo solo 10’000 persone, ma eravamo voce di una Napoli intera. La stessa Napoli che quel 5 Luglio 1984, giorno della sua presentazione al San Paolo, non sapeva di certo ciò che Maradona avrebbe fatto negli anni successivi. Diego ha fatto sognare una città intera. Ha fatto fare salti mortali ad ogni famiglia napoletana pur di pagare un abbonamento allo stadio. Pur di vedere Diego che, come non ci fosse cosa più facile, saltava gli avversari come birilli. Nessun napoletano dimenticherà mai, il più grande calciatore di tutti i tempi. Nessuno come Maradona. Nessuno. E allora via i moralisti, via quelli che giudicano Diego per cosa è stato nella vita. Si sa, chi non ha peccato scagli la prima pietra. E nessuno mai la scaglierà. Non sta a noi giudicare la vita di Diego. L’unica certezza è che il Pibe de Oro ha ricevuto la cittadinanza onoraria per meriti sportivi. Per ciò che ha fatto per la città. Per come ha sconfitto il nord, riportando lo scudetto in una casa sul mare, sulla costa di Napoli e all’ombra del Vesuvio. Quando si parla di Diego, infatti, bisogna premettere se lo si fa sotto il punto di vista sportivo o sotto il punto di vista umano. Quanto ad uomo, non è di certo uno stinco di santo, ma chi lo è? Quanto a calciatore, tutti sappiamo che non c’è calcio senza Maradona e non c’è Maradona senza calcio, anzi senza Napoli. Ci saranno tante persone ancora pronte a criticarlo e ognuno, si sa, può esprimere la propria opinione. Ma il fuoriclasse argentino resterà sempre l’emblema del calcio. Durante tutta la sua storia, non c’è stato calciatore che si possa paragonare al numero 10 per eccellenza. Il primo numero 10 che viene in mente è Maradona. Sogno di una notte di mezza estate. Un titolo con chiari riferimenti a Shakespeare, ma qui di Shakespeare ce n’è poco. Sogno perché incontrare Diego o vederlo giocare sarebbe stato ed è un sogni di tutti. A noi ragazzi è rimasto solo il sentire i racconti dei nostri genitori. Le feste scudetto, le foto dei napoletani pazzi di gioia, l’innumerevole folla degli 80’000 alla sua presentazione.. Sogno perché la prima cosa che farei vedendo Diego è un inchino. Alcuni penseranno che sia folle quest gesto, ma in tutta la mia giovane vita non c’è calciatore che mi abbia entusiasmato così. Anche se Messi o Ronaldo battono record e vi si avvicinano, basta rivedere qualche gol dell’argentino. Alcuni, impossibili. La punizione in area contro la Juventus, quello da quasi centrocampo contro il Verona, il gol del secolo e la “genialata” della Mano de Dios. Sembra quasi paradossale, ma se esistesse davvero un Dio, avrebbe dato certamente a Maradona l’incarico di insegnare il calcio. Un calcio umile, partendo dai quartieri degradato di Buenos Aires. Vorrei dire un grazie immenso a Diego perché ha realizzato i sogni di una città intera. Ha fatto sì che una città come Napoli da sempre posta sotto una cattiva luce potesse finalmente avere ciò che le spettava. La felicità, la possibilità di urlare per la vittoria, per la gioia. Perché ciò che si vince a Napoli non è di certo ciò che si vince nelle altre città. Il modo di festeggiare dei napoletani è unico, imparagonabile, impercettibile se non lo si vive in prima persona. Termino quest’articolo riportando una delle frasi che Maradona ha espresso a piazza del Plebiscito. “Non c’è posto in cui vada, dove non ci sia un napoletano pronto a dire: chi ama, non dimentica!”. Ti abbiamo amato, ti amiamo e ti ameremo. Non ti abbiamo dimenticato, non ti dimentichiamo e non lo faremo, mai.

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5 Luglio 2017, Maradona riabbraccia Napoli ancora una volta e dopo 33 anni riceve la cittadinanza onoraria

 

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