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Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare; così recitava l’Infinito di Giacomo Leopardi, componimento risalente al 1819 ma che sembra così attuale nel sintetizzare la situazione che in questo periodo avvolge il popolo interista. L’Inter è una squadra che annega, naufraga, che prende pugni a destra e manca, trascinata dalla corrente del fato senza opporre resistenza, quasi sconsolata. E a Genova, nel Mar Rossoblù del Ferraris, l’acqua è continuata a farsi color sangue.
Da Inter 2-0 Genoa di un girone fa, griffata Brozovic (doppietta) il mondo sembra essersi capovolto. Quella vittoria era la prima delle settime sinfonie consecutive che avevano proiettato la banda di Stefano Pioli a coltivare speranze europee, issata al quarto posto e ad un passo dal Napoli e dalla Champions League. Parola che, ad oggi, rimbomba nelle teste dei giocatori come una bestemmia. Dalle sette vittorie consecutive, con questa per i nerazzurri sono sette le partite senza i tre punti, che mancano ormai dall’ubriacante 7 (sarà una maledizione?)-1 all’Atalanta del 12 marzo scorso; poi, la miseria di due pareggi e ben cinque sconfitte. Roba surreale.
La squadra di Pioli ha perso la bussola da tempo, e la gara di Marassi non ha fatto altro che confermarlo. Troppo poco incisiva, troppo insicura anzi, contro un Genoa che forse era addirittura più malato dell’Inter; i rossoblù infatti venivano da una sola vittoria nelle ultime 19 gare, scivolati nel baratro ad un passo dalla zona retrocessione. L’Inter però sembra una fondazione onlus di beneficenza, e continua a trovar gusto nel regalare punti omaggio a qualsivoglia avversario; dal Cagliari al Crotone, dalla Fiorentina al Napoli e al Genoa, tutti leoni a cospetto dei nerazzurri. Il gol dell’ex di Goran Pandev non è nemmeno servito, come spesso accadeva, a dare la scossa alla squadra, che in realtà aveva trovato anche l’occasione buona per pareggiare nell’occasione del calcio di rigore fallito, al minuto 87, da Antonio Candreva. Si dice che la fortuna aiuti gli audaci, e alla fine è anche giusto sia andata così.
In tanti hanno perso la lucidità di qualche mese fa, oltre che la sicurezza in se stessi. Da Medel, irriconoscibile nelle ultime uscite, ad Ivan Perisic, svagato e indolente sulla fascia. Da Miranda (oggi assente) a Roberto Gagliardini; anche il wonderboy ex Atalanta sembra essere entrato nel tunnel, incapace a far girare la squadra come faceva con tanta naturalezza fino a Marzo. Ovvio, poi, che non può bastare l’impegno di gente come D’ambrosio, Nagatomo o Eder, calciatori generosi ma di talento limitato.
Ecco allora che il popolo interista aspetta il mese di Luglio e quindi il calciomercato come fosse acqua santa; ci si aspetta la solita rivoluzione, i soliti stravolgimenti milionari della squadra. Il punto è che bisogna cercare di capire, razionalmente, quale siano davvero i bisogni necessari per la Beneamata, o ancor prima quale sia la vera Inter. Perchè deve esserci un equilibrio tra la spumeggiante squadra di Dicembre-Marzo e il delirante gruppo degli ultimi due mesi.
“Pazza Inter”, va bene, ma così è davvero troppo.

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