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Il Napoli è una squadra senz’anima. Addirittura sembra banale sostenerlo dopo il disastro di quest’inizio stagione, e pensare che con Reja prima e Mazzarri poi ci sono state imprese epiche. Impossibile ricordarle tutte, ma come si fa a dimenticare quel Napoli neopromosso capace di impattare (4-4) in casa di una Roma dichiaratamente in lotta per lo scudetto? Fu una gara piena di colpi di scena, più volte i giallorossi sembravano avere in mano la partita ma quella squadra aveva il brio di chi è consapevole di poter compete con chiunque nonostante le differenze tecniche e di ambizioni. Come dimenticare quel Napoli-Lecce pre-natalizio? Il salvataggio di Grava sulla linea di porta e il gol di Cavani ad una manciata di minuti dal gong? Quei tre punti valsero il secondo posto ad una squadra per cui, ai nastri di partenza, era già tanto la quarta piazza. Si possono fare tanti esempi, quando si è recuperato il doppio svantaggio contro il Milan addirittura nei minuti di recupero andando, dopo pochi giorni, a sbancare la Torino bianconera, stavolta ribaltando addirittura un iniziale doppio svantaggio. Storia di un Napoli che non si arrendeva mai che, quando subiva un colpo, ruggiva con una ferocia inaudita tanto da far tremare le grandi. Perché, in quegli anni, si era considerati ancora una provinciale, una realtà bella ma con ambizioni limitate, mentre adesso ci si è guadagnati i galloni di big ma, a quanto pare, ci sono confini di aspirazioni che non si possono oltrepassare. Ed è soprattutto questo che sta provocando la frustrazione dei tifosi dopo aver alzato il livello di aspettative, a farlo è stato il produttore cinematografico che ha lanciato grida di vittorie costruendo un castello sulla sabbia. Probabilmente, sperava che i tifosi non se ne accorgessero, che il fumo si addensasse così tanto da coprire completamente gli occhi della gente. Il risultato è che il messaggio passato alla squadra è stato totalmente negativo con la situazione sfuggita di mano anche al timoniere della nave, quel Benitez salito sul banco degli imputati per alcune scelte dissennate. La squadra non ha più un’anima ed è in balìa delle onde di un campionato che sta avendo effetti travolgenti e umilianti. Ci sono anni luce di distanza da quel Napoli che non partiva per vincere il campionato ma che lottava fino all’ultimo secondo, questo qui invece (partito per vincere il campionato, ripetiamo), subisce un gol dal Chievo ad inizio ripresa e non riesce a reagire, giochicchia tutta la partita a Udine e poi incassa il gol senza riuscire a reagire con più di venti minuti di tempo per farlo. La gara con il Palermo? Vogliamo rincarare la dose? Vogliamo provare a capire come si possa dilapidare una partita che, dopo undici minuti, sembrava già archiviata con un doppio vantaggio? E’ stato così travolgente il Palermo da non riuscire a contenerne la reazione d’orgoglio o è il Napoli ad essere terribilmente desolante e imbarazzante? Considerando ciò che sta succedendo ad ogni partita, prende sempre più corpo la seconda ipotesi, tutto questo mentre Juve e Roma non perdono un colpo e fanno registrare numeri da capogiro. Presidente, ma il Napoli è ancora da scudetto?
Maurizio Longhi

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