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L’uomo che ha demolito un sogno

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Perdeva prima per due reti a zero e poi per tre reti ad una, sembrava una serata storta, invece il Cagliari non si è mai perso d’animo e la partita l’ha vinta 4-3 con un gol di Cerri a recupero inoltrato. L’ha vinta con determinazione, ferocia e volontà, altrimenti non puoi farcela quando per ben due volte vai in svantaggio di due gol. La Sampdoria di Ranieri la sua partita l’ha fatta, ma si è ritrovata di fronte un Cagliari famelico con le scorribande di Pellegrini, il talento carismatico di Nainggolan, l’estro di Joao Pedro. Un Cagliari che ha ricordato quel Napoli di Mazzarri che non mollava mai e che, nell’insolito scenario europeo, si ritrovava a soccombere sotto di tre gol per poi recuperare e sfiorare vittorie che mettevano a dura prova le coronarie. Quel Napoli superò il girone di Europa League proprio insieme al Liverpool, ormai è come se non si possa parlare degli azzurri senza i Reds. Ma l’anno prima dell’insediamento del tecnico livornese sulla panchina del Napoli, che sostituì alla settima giornata Donadoni con il quale ci si stava preparando ad un campionato con lo spettro della cadetteria incombente, ci fu una stagione che stava per culminare con un epilogo nefasto se non fosse stato per i punti conquistati nel girone d’andata grazie a Reja. Quei punti messi in cascina furono decisivi per attutire l’arrivo di Donadoni ed evitare che quel Napoli venisse inghiottito dalle terrificanti e tenebrose fauci della zona retrocessione.

A cavallo tra il primo e il secondo Donadoni, in quella finestra di mercato estiva, la società mise a disposizione del tecnico elementi validi come De Sanctis, Campagnaro, Zuniga, Cigarini, Quagliarella. L’obiettivo era quello di disputare un campionato almeno dignitoso a differenza dell’anno prima, la tifoseria, però, sognava una squadra capace di issarsi a ridosso delle big senza tenere conto che il club avesse trascurato la casella relativa all’allenatore. Ad alimentare i sogni di grandezza della tifoseria napoletana, c’era anche una certa stampa che lodava la bontà della campagna acquisti, molti giocatori rimasti all’ombra del Vesuvio dichiaravano la volontà di riscattare l’anonima stagione passata. In questo clima di ritrovato entusiasmo, furono sferzanti e provocatorie le parole di uno che non le ha mai sapute dosare come Cellino, all’epoca presidente del Cagliari, che disse: “Il Napoli è sopravvalutato, ricordo che l’anno scorso l’abbiamo staccato di dieci punti“. In realtà, i punti di distacco erano sette, ma punto più punto meno, era per dire che c’era stato un margine consistente tra le due squadre. Da quell’anno, il Napoli, che intanto era passato da Donadoni a Mazzarri, non è mai capitato che finisse sotto la squadra sarda, anzi, sembrava che partecipassero a campionati diversi.

Dopo undici anni, si è riproposta la stessa situazione di quel Napoli di Donadoni con il Cagliari che precede gli azzurri in classifica, stavolta di ben otto lunghezze. Il presidente dei sardi non è più Massimo Cellino, diventato a sua volta patron del Brescia, bensì Tommaso Giulini, mentre il Napoli ha come allenatore quello che qualcuno ha il coraggio (mantenetevi forte) di definire il migliore al mondo: Carlo Ancelotti. Il quale è riuscito nell’impresa di demolire in un anno e mezzo tutto il processo di crescita che si è registrato in dieci anni, intanto lui si mette in tasca uno stipendio di 6,5 milioni facendo lavorare nel suo staff figlio e genero. Non sono accuse, bensì dati di fatto, anche perché qui non si vuole accusare nessuno, solo prendere atto del fallimento di un tecnico che era stato scelto dalla società per compiere quell’ultimo step per passare dal secondo al primo posto. Lo stesso Ancelotti, da un anno e mezzo, dice che la squadra è competitiva per lo scudetto, ora è settima in classifica ad otto punti dal Cagliari, che in questi anni ha cambiato proprietà ed è anche sprofondato in B per poi risalire. Viene quasi il sospetto che il pluridecorato emiliano si stia trastullando nel prendere in giro una intera piazza che vive di calcio e che non merita di essere mortificata così.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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