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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Noi di FBW curiamo il calcio a 360°, facendo luce anche su realtà neglette, quelle che difficilmente trovano spazio su una testata online. Siamo molto attenti ai giovani, anche quelli che non fanno parte di club professionistici, dilettantistici o di scuole calcio, bensì quelli che danno calci ad un pallone per evitare di sbandare nella vita in età particolarmente delicate. Quante volte un semplice pallone ha salvato vite, prima di arrivare alla sfera di cuoio si è sempre partiti da un super santos. Prima di calciare verso una porta larga più di sette metri tra un palo e l’altro, si è calciato sul cancello di un garage, il cui rimbombo tanto indispone i condomini dei palazzi. La storia è maestra di vita, si dice, ed è verissimo, così come è verissimo che anche la strada è maestra di vita, finché non conduce in sentieri pericolosi e lì bisogna intervenire prima che sia troppo tardi. La realtà su cui vogliamo far luce è quella di un oratorio di Portici, sorto in memoria di un santo che nell’immaginario collettivo viene associato proprio agli oratori: Don Bosco.
Il primo presidente è stato Paolo Santillo, che ha organizzato tornei di calcetto con altre parrocchie del territorio, portava con sé i ragazzi a visitare posti bellissimi della Campania come la costiera sorrentina e amalfitana. Poi il testimone è passato a Maurizio Giarritiello, anch’egli eclettico e vulcanico, ogni sabato mattina porta a giocare i ragazzi (di tutte le fasce d’età fino ai 18 anni e diventati ormai una cinquantina), senza disdegnare altre iniziative come concerti o giornate in piscina. Paolo e Maurizio, due uomini santi (ma loro non lo direbbero mai e non pensano neanche di esserlo), dentista il prima e imprenditore il secondo, felicemente sposati con prole, entrambi tifosi sfegatati del Napoli. Mettono lavoro e famiglia in secondo piano per stare insieme ai ragazzi, che vedono in loro dei punti di riferimento, delle figure delle quali potersi fidare ciecamente e alle quali donare tutto l’amore che hanno dentro. Quando un uomo si spende così tanto per amore di un gruppo di ragazzi, la prima cosa che si pensa è che sia affetto da una forma di pazzia o che non abbia una famiglia alla quale pensare.
Invece no, questa storia è emblematica, come può una moglie non essere fiera di un marito così? Quale modo migliore per educare i propri figli all’altruismo, alla solidarietà e al rispetto per il prossimo? La vera educazione si impartisce più con gli esempi che con le parole. Tutto senza secondi fini, non si cerca visibilità per attirare applausi, ammirazione o like. Noi ci occupiamo di calcio, vero? Ebbene, questo è quello vero, genuino e intramontabile, perché tra millenni non sappiamo come sarà il mondo ma sicuramente ci saranno dei ragazzi che rincoreranno una palla. Quando ci si vede con regolarità, poi si crea anche il senso del gruppo, perché gli effetti del calcio pulito portano alla socializzazione, alla creazione di rapporti interpersonali, alla formazione della personalità di ogni singolo. Il calcio di un oratorio insegna le regole, il rispetto di chi è più piccolo e chi è più fragile, la gratitudine alla vita figlia della consapevolezza che c’è chi vorrebbe tanto giocare una partita ma non può farlo per qualche forma di handicap fisico-motorio. In un oratorio non si fa gruppo per vincere ma perché ciascuno possa sentirsi importante attraverso il lavoro di squadra.

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