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“Non c’è destino che non si vinca con il disprezzo”, scriveva il premio Nobel Albert Camus. Anche quando la vita ti condanna a terribili privazioni o sofferenze, trova sempre il modo di dare valore ad essa. Sembra questo il motto di Alex Zanardi, ormai sportivo a tutto tondo, capace di imprese ai limiti dell’impossibile. La sua carriera sportiva si può dividere in due facce fondamentali, diametralmente opposte della medaglia. La prima, una scalata nell’automobilismo dai kart alla Formula 3000 fino alla Formula 1. Salvo poi far ritorno alla Formula Cart, dove il destino lo attendeva inesorabile. Da quel maledetto giorno del Lausitzring, il circuito automobilistico dove, durante la American Memorial 500, il pilota bolognese perse entrambi gli arti inferiori, Zanardi non ha mai smesso di lottare contro quelli che dovevano essere i suoi limiti. E’ riuscito a pescare nella sua forza di volontà nuovi stimoli da cui ripartire. E allora rieccolo al volante di un’automobile di Superturismo qualche anno dopo, appositamente modificata per superare gli ostacoli della disabilità, con cui riesce a mietere anche qualche successo.
Ma la voglia di vivere ritrovata pone Alex nella condizione di voler superare i propri limiti, ancora una volta, ancora di più. Ecco che dunque nasce l’idea del Paraciclismo, il ciclismo per atleti disabili, dove l’ormai ex pilota emiliano corre in handbike. Nel 2007, partecipa alla sua prima gara, la maratona di New York, ed ottiene un impronosticabile quarto posto. La sfida vera, però, è primeggiare ad altissimi livelli. Detto fatto, l’incredibile Alex sorprende tutti e conquista, in serie, i campionati italiani di ciclismo su strada di Treviso nel 2010, l’argento ai campionati mondiali del 2011 in Danimarca nella prova a cronometro, la maratona di New York del 2011 e quella di Roma del 2012 (stabilendo in entrambi i casi il nuovo record), fino a conquistare due ori nelle Paralimpiadi di Londra 2012, nelle prova a cronometro e in linea. La ribalta mediatica dello strepitoso exploit dell’italiano lo porta sulle copertine di tutti i giornali italiani e non, fino alla conduzione televisiva di programmi TV come “E se domani” (sulle nuove tecnologie) e “Sfide” (chi meglio di lui…).
Appagarsi? Macchè. Ancora una volta, Zanardi sorprende tutti e comincia la preparazione per l’Ironman World Championship delle Hawaii 2014, la gara di triathlon più dura al mondo. L’impresa appare improba: 3,86 chilometri a nuoto, 180 km circa in bici seguiti dai tradizionali 42 km della maratona. Per fregiarsi del titolo di Ironman, bisogna completare il percorso in meno di 17 ore. Alex promette di mettercene meno di dieci (col segreto di abbattere il muro delle nove ore) e, ieri, è riuscito a mantenere la promessa. Il suo tempo è di 9.47:14, la sua posizione è la 273esima, ma la soddisfazione di aver compiuto l’ennesima mirabolante impresa è grande.
Ironman, l’uomo d’acciaio. Ancor più dei muscoli, l’acciaio è il materiale con cui Alex ha forgiato la sua nuova vita, rivestita del titanio delle motivazioni. Quale migliore appellativo per un uomo che ha dimostrato che l’impossibile è solo un prolungamento della paura di fallire.
Valerio Lauri
Twitter: @Val_CohenLauri

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