Views: 14
Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Le favole nel calcio non appartengono solo alle squadre di piccoli borghi che approdano in palcoscenici nobili e prestigiosi con budget limitati e tanti sogni nel cassetto. Anche una realtà di grande tradizione calcistica come Cosenza può ritrovarsi al centro di una favola. Eh sì, perché la squadra silana aveva iniziato il campionato di serie C con alte ambizioni ma con la consapevolezza di ritrovarsi nel girone avversarie più attrezzate per puntare al salto di categoria. Con i problemi evidenziatisi all’inizio e poi manifestatisi anche a campionato in corso nonostante l’avvicendamento in panchina tra Fontana e Braglia, si poteva pensare più a gettare le basi per l’annata successiva che a coltivare sogni di grandezza per quella in corso.
Il quinto posto finale consentiva al Cosenza di giocare i play off, nei quali in pochi ne preconizzavano un ruolo da protagonista, figurarsi se addirittura da schiacciassi assoluta. Il Cosenza era una di quelle squadre che non avrebbero fatto notizia se fossero state eliminate agli ottavi, magari proprio dal Trapani che, insieme al Catania, aveva conteso lo scettro del girone al Lecce. Invece, i silani, non si sono limitati a defenestrare solo la compagine di Calori, ma anche Sambenedettese, Sudtirol fino ad arrivare al 3-1 inflitto al Siena nella finale di Pescara. Un cammino inarrestabile, una storia da raccontare per far capire a tutti le emozioni che riesce a regalare il calcio. E poi c’è lui, Piero Braglia, un tecnico che, ai play off, riesce a rendere delle corazzate le squadre arrivate quinte. Era successo già con la Juve Stabia quando eliminò Benevento e Altletico Roma, ora il percorso è stato più lungo e, quindi, ancora più palpitante.
C’è tanto da raccontare, ci sono dettagli da rimarcare, c’è ancora una gioa incontenibile nella terra dei lupi calabresi. A farci un’ampia panoramica dal principio fino al glorioso finale è Franco Segreto, storica firma de Il Corriere dello Sport, da anni c’è la sua firma in calce sugli articoli relativi al Cosenza sul quotidiano sportivo di riferimento per il Mezzogiorno. Chi più di lui, un maestro di giornalismo, può darci testimonianza di quanto vissuto dalla truppa di Braglia, una armata che si è fatta trovare pronta per le battaglie decisive fino alla conquista di un territorio rimasto inesplorato per ben quindici anni e in cui il Cosenza può finalmente tornare a marcare la propria presenza.
L’IMPETUOSA CAVALCATA – “C’erano tutti i presupposti perché il Cosenza disputasse un campionato d’avanguardia. Si pensava che il binomio Trinchera-Calabro, rispettivamente direttore sportivo e allenatore, potesse rappresentare un valore aggiunto per i rossoblu, poi Calabro è andato al Carpi ed è stato individuato in Fontana l’uomo a cui affidare la guida tecnica della squadra. Quest’ultimo aveva fatto bene a Castellammare, subito si è mostrato un fautore del 4-3-3 ma il suo credo tattico non si integrava con i giocatori che aveva a disposizione. Fontana, nonostante i risultati non entusiasmanti, ha dimostrato grande professionalità ma, dopo due soli punti conquistati in cinque partite e con la tifoseria che mugugnava, il presidente, consultandosi con i suoi collaboratori, ha optato per un ribaltone tecnico. Da lì, partì un infinito totonomi per la successione di Fontana, si parlava insistentemente di Diana e Torrente, dopo aver vagliato tanti profili, la scelta è ricaduta su un tecnico esperto come Braglia, rivelatosi lo stratega della grande cavalcata, insieme a Trinchera che ha confermato ulteriormente le sue capacità. Il primo aspetto su cui ha lavorato Braglia dal suo insediamento è stato quello di scuotere la squadra dal punto di vista mentale per poi cambiare qualcosa anche a livello tattico mostrando una grande versatilità. Ma, dopo la trasferta di Rende nel girone di andata, si provò il 3-5-2 e con quella configurazione il Cosenza ha esaltato le sue qualità, soprattutto in trasferta dove il rendimento è stato eccezionale con otto vittorie”.
RINFORZI DI GENNAIO – “Nel mercato invernale sono arrivati elementi di grande spessore, penso a Camigliano che si è rivelato un ottimo innesto per irrobustire il pacchetto arretrato. Okereke, poi, è stato la ciliegina sulla torta, davvero un fattore in attacco insieme ai compagni di reparto, ci si aspettava un po’ di più da Perez il cui rendimento, va sottolineato, è stato condizionato pesantemente da alcune vicissitudini fisiche. Zommers e Ramos non sono stati impiegati molto ma bene ha fatto il diesse Trinchera a metterli a disposizione dell’allenatore per completare l’organico in vista di una stagione che vedeva il Cosenza alimentare le proprie ambizioni”.
I PROTAGONISTI IN CAMPO – “Il 3-5-2 era il modulo perfetto per questo Cosenza, fondamentali per gli equilibri della squadra due elementi come gli esterni Corsi e D’Orazio, rispettivamente a presidio della corsia destra e di sinistra. Una grande scoperta Palmiero che, a dispetto della giovanissima età, ha saputo dettare i tempi con la personalità di un veterano, per quanto riguarda la linea offensiva c’è stata l’esplosione deflagrante di Tutino, al quale è stato affiancato Okereke per una coppia giovanissima ma devastante. Eh sì, i due hanno fatto sfracelli, con Baclet che si sapeva sarebbe stata una risorsa indispensabile e anch’egli si è rivelato un autentico protagonista del trionfo finale con gol pesantissimi e decisivi”.
LA MARCIA PLAY OFF – “E pensare che nelle prime due partite contro Sicula Leonzio e Casertana, erano affiorate tante difficoltà. Contro la compagine di mister Diana a dieci minuti dalla fine si soccombeva prima delle reti di Okereke e Baclet che hanno ribaltato il risultato in un finale incandescente. Invece, contro i falchetti di D’Angelo, che avevano chiuso il campionato in crescendo balzando dalla zona calda della classifica ad un posto nei play off, è arrivato un 1-1 che comunque ha permesso al Cosenza di andare avanti in virtù del miglior posizionamento in classifica. Nel turno successivo l’avversaria era assai ostica: il Trapani. Dopo il 2-1 casalingo, c’era il ritorno da giocare in terra siciliana, dove gli uomini di Braglia hanno disputato la partita più bella, quella della consapevolezza, possiamo dire, perché lì il gruppo ha iniziato davvero a credere alla serie B. Una prestazione sontuosa quella offerta contro la terza forza del girone C. Nei quarti, c’era da affrontare la Sambenedettese che aveva di nuovo Moriero in panchina dopo l’interregno di Capuano che aveva preso il posto proprio del tecnico leccese prima che venisse richiamato in sella. Anche contro i marchigiani, ci si era imposti 2-1 in casa e con uno 0-2 secco lì, sotto gli occhi di Sarri presente in tribuna. Contro il Sudtirol era la prova del nove. Si era consapevoli di andare ad affrontare una squadra molto competitiva, allestita dal ds Valoti prima del suo trasferimento a Palermo e che era stato proprio a Cosenza per poi dimettersi e firmare con la società tirolese. Comunque, nella prima partita a Bolzano, i silani, pur disputando una ottima partita, sono stati beffati nel recupero. Ma al ritorno, davanti ai 20mila del “S.Vito-Marulla”, è arrivato un 2-0 netto che ha dato l’accesso alla finalissima di Pescara contro il Siena che, a sua volta, aveva eliminato una corazzata come il Catania. Si temeva un calo fisico per il Cosenza che veniva da otto partite rispetto alle quattro del Siena, invece, il rettangolo di gioco ha detto altro, che i rossoblu avevano una marcia in più”.
L’ESTASI FINALE – “Emozionanti i festeggiamenti dopo la promozione in B che mancava da quindici anni. In 11mila hanno assiepato il settore dello stadio Adriatico colorandolo di rossoblu, un bagno di folla ha accolto in città la squadra a bordo di un pullman scoperto e poi lo spettacolo ha avuto una continuazione allo stadio, dove c’è stato un ulteriore abbraccio tra giocatori e tifosi. Società e squadra sono stati ricevuti anche dal sindaco, Mario Occhiuto, in occasione dell’evento istituzionale il presidente Guarascio ha confermato Braglia anche per l’imminente campionato cadetto. Una chiosa finale la voglio dedicare agli altri protagonisti della promozione, quelli da dietro le quinte, e mi riferisco al vice di Braglia, Roberto Occhiuzzi, che tra l’altro è una icona del calcio cosentino avendo indossato la maglia rossoblu ai tempi della promozione dalla D alla C1 quando al timone c’era mister Toscano. Citazioni doverose anche per grandi professionisti come Luigi Picente preparatore atletico, Antonio Fischetti, preparatore dei portieri e l’addetto stampa, Gianluca Pasqua, un collega a cui va tutta la mia stima per la sua professionalità”.

Lascia un commento