16 Maggio 2026
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Lettera a Babbo Natale (o chi per lui…)

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Caro Babbo Natale,
so bene che le cose importanti, quelle veramente importanti, della vita sono ben altre: la salute, propria e delle persone care, il lavoro, le persone, non solo quelle vicine, ma anche quelle che non si conoscono, perché in fondo, cos’è un essere umano se non riesce a provare sentimenti verso chi sta peggio? Però, caro Babbo Natale, a volte le passioni possono alleviare i dispiaceri di una vita troppo spesso ingiusta, grigia, piatta; le passioni possono farti sentire un re, la persona più importante del mondo, possono farti sentire vicino a perfetti sconosciuti solo per il fatto di condividere lo stesso amore verso una stessa cosa. Lo so, tu ora starai pensando che queste sono le solite parole di facciata, parole ovvie e quindi banali; ma non è così, non del tutto. E questo lo può capire solo chi ha una passione sana, colui che sente una forza dentro mai sentita, una forza sovrumana, quella forza, quella volontà che solo chi è innamorato può provare. E l’amore ha tante forme: l’amore può essere verso una persona, l’amore per le cose belle, l’arte, la musica e lo sport. Si lo so, da te fa troppo freddo e il calcio non è lo sport più seguito; qui da me invece questo gioco significa tanto per tante e tante persone. Per questo, caro Babbo Natale, ho deciso di fare quello che non ho mai fatto in vita mia; sai da fin da piccolo sono sempre stato quel tipo di persona che si fa troppe domande, su tutto, così quel pizzico di fantasiosa creduloneria mi ha sempre fatto difetto. Può mai essere che un perennemente vecchio con la barba bianca e il vestito rosso (che poi originariamente era verde come la natura incontaminata di casa tua… Mannaggia a quella bevanda americana con le bollicine!!!), ogni anno, da sempre, dona regali a tutti i bambini? E come mai quella volta vidi mio padre e mia madre nel negozio di giocattoli? Ma quest’anno non voglio pensarci. Allora, come ti dicevo prima, ti scrivo per chiederti qualcosa, che forse nemmeno tu potrai esaudire. Ma essendo tu vicino ai piani alti, forse potrai fare qualcosa. Da noi in Italia spesso, troppo spesso, va così.
Come avrai capito, caro Babbo Natale, sono un appassionato di calcio, e seguo una squadra che non conta tanti tifosi, anzi spesso si viene accusati di essere troppo pochi. Questa squadra negli ultimi decenni ne ha passate tante, e i suoi tifosi sono stati spesso umiliati, da panzuti pseudopresidenti che si dichiaravano pronti a grandi cose, e invece se ne scappavano con la squadra radiata dai quadri federali (una cosa bruttissima, credimi, una macchia che difficilmente potrà essere lavata) o retrocessa in campionati improbabili. Sai, io non ho mai visto questa squadra calcare palcoscenici importanti; ero troppo piccolo all’epoca della Serie B, e quando ho cominciato ad innamorarmi di un gioco tanto bello, quelle maglie rossoblu si difendevano da una decadenza lunga e inesorabile. Ho visto solo mediocrità, il nome perso, la Rinascita Falchi Rossoblu, l’ASD Caserta, il falco con le ali spezzate, campi impolverati, stadi senza tribune, campionati di provincia. E ancora oggi quando si sente un coro ricordare quei tempi passati, un brivido nell’anima fa sussultare il cuore, penso di tutti. Quindi, caro Babbo Natale, vorrei chiederti un miracolo, anche se sportivo, e quindi troppo banale, troppo infantile da chiedere. In un mondo come quello di oggi bisognerebbe pensare a ben altro; ma, come ti dicevo, una persona non può essere un automa che lavora, produce e guadagna… e basta. E quindi ti chiedo, a nome mio e di tutti gli appassionati, di provare, almeno per una volta, quella sensazione di ebrezza che si prova a stare in alto, a sentire il proprio nome sulla bocca di altri, a vedere le figurine non ridursi a una squadra schierata e a un miniscudetto che manco si vede. Vorrei chiederti di uscire da una categoria demoralizzante, che ringraziamo il cielo di poterci essere (perchè noi non dimentichiamo da dove veniamo) ma che non è la realizzazione dei sogni. Vorrei chiederti, se puoi, che questa squadra smetta di essere considerata la succursale di qualcun’altro, che possa diventare l’espressione di una città e di un territorio martoriati dall’ignoranza infinita di alcuni esseri (pseudo)umani, che alla fine di ogni successo importante non sopraggiunga qualcuno o qualcosa a far ripiombare tutto e tutti nell’orrore. Lo stadio, le licenze, i soldi, il manto erboso, il Comune, i politici, le infrastrutture, il calcioscommesse eccetera eccetera… Credo che una passione tanto forte da sopravvivere alla polvere negli occhi dei campi in terra battuta di provincia debba essere pur ricompensata. Prima o poi arriverà il momento, ne sono sicuro. E’ la storia che lo dice… e la storia non mente mai. Tutti prima o poi hanno avuto e avranno la loro possibilità.
Ma siccome, pur sforzandomi, caro Babbo Natale, continuo a non riuscire a credere in te, allora invio questa lettera, simbolicamente, a tutti i coloro che hanno nelle mani questo bellissimo giocattolo. Fate in modo che il sogno non si spezzi, non finisca in maniera misera. Perchè per troppo tempo siamo stati nella miseria più nera. Fate in modo che una città, una provincia, possa almeno sognare, non fiaccate i sogni di chi ostinatamente vuole continuare a credere nella forza e nella bellezza di questo fantastico sport. Che poi significa credere nelle persone. Perchè una squadra di calcio, non è semplicemente undici persone imbragate che corrono dietro a un pallone, magari guadagnando pure tanti soldini. Una squadra significa essere parte di un tutto, un insieme di persone, ognuna delle quali attore di un ruolo assegnato dalla sorte.
Caro Babbo Natale, o chi per lui, cari voi, ricordate che l’uomo è la misura di tutto, come diceva un filosofo greco, e che ognuno è artefice del proprio destino.
Che siano buone feste per tutti, non solo tifosi della Casertana, ma per tutti gli appassionati di calcio. Perchè al di la della rivalità c’è l’essere parte dello stesso microcosmo.
E per chi porta il falco nel cuore, che siano davvero buone feste; primi in classifica in terza serie era un evento che si perdeva nella notte dei tempi. Primi con merito e senza macchia. Il sogno è realizzato a metà. Il tempo dirà se sarà stata una bellissima illusione o un sogno realizzato nella sua splendente interezza. I tifosi saranno testimoni fedeli, come sempre, di quel che è stato e di quel che sarà.

Vincenzo di Siena

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Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

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