16 Maggio 2026
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Lega Pro: tra riforme, ripescaggi e mille dubbi

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Gravina, il neo-eletto presidente della Lega Nazionale Calcio Professionistico, lo aveva detto chiaramente: sotto la sua presidenza la terza serie sarebbe andata incontro a una massiccia dose di riforme. E’ stato di parola, non c’è dubbio, e tra ufficialità ed ufficiosità il prossimo campionato di terza serie dovrebbe davvero partire con tante novità; innanzitutto il nome: cedendo al romanticismo e ai ricordi, finalmente la terza serie tornerà a chiamarsi Serie C. Ma le buone idee finiscono qua. E senza timori di essere tacciati di conservatorismo cercheremo di spiegare il perchè di tante perplessità.
Innanzitutto il piglio del presidente sulla questione numerica dei quadri di partenza, con il pensiero fisso di tornare a 60 squadre. C’è un regolamento (le NOIF) si dirà… Certo, ma un campionato come quello di terza serie ha dimostrato, anche quest’anno, la necessità di un ulteriore snellimento dopo quello faraonico attuato dall’ex presidente Macalli qualche stagione fa. E a poco conta che storicamente la Serie C ha sempre contato tre gironi. C’è bisogno di capire, e questo vale anche per la Serie A e la Serie B, che per tornare a un calcio competitivo a livello internazionale bisogna procedere a uno snellimento generale del mastodontico apparato professionistico del pallone italico. Soprattutto nell’anello debole della catena, ovvero la Lega Pro; ma a quanto pare, tranne Abodi, nessuno ha intenzione di imboccare la strada maestra.
Quindi l’idea dei gironi misti, con l’ovvio aumento dei costi di gestione per società che hanno poche, se non pochissime, entrate. Senza contare il conseguente calo di pubblico, soprattutto visto il periodo storico che stiamo vivendo. Gravina giustifica questa sua idea con la volontà di non fare della terza serie una sorta di Interregionale. Giusto. Salvo che la Serie C è sempre stata, tranne rarissime parentesi, suddivisa in senso geografico. Quindi, oltre a un incredibile cambio di prospettiva di ragionamento, anche l’aumento delle squadre non aiuta.
Allargamento dei play-off a 28 squadre (!!!), così strutturato: una prima fase dove le classificate dal terzo al decimo posto, per un totale di 24 team, darebbero vita a gare ad eliminazione diretta. Le dodici qualificate più le tre seconde in classifica della regular season oltre alla vincente della Coppa Italia di Lega Pro (che finalmente acquisirebbe un minimo di valore), per un totale di sedici squadre, si sfiderebbero in gare ad eliminazione, partendo dagli ottavi, per determinare la quarta da promuovere in B. In pratica un’odissea! Facendo due calcoli servirebbero quasi cinquanta partite per stabilire la quarta promossa. Troppo difficile dimagrire l’organico e passare a una Lega con 40 squadre, due gironi da 20 e meccanismo promozioni come la vecchia C-1? Ma il calcio è anche politica e siccome Gravina ha fatto del ritorno a 60 squadre una bandiera della campagna elettorale, ora c’è da mantenere la parola. Appoggiato da chi vota, ovviamente!
Capitolo ripescaggi: dovrebbero esserci tre squadre ripescate tra quelle retrocesse e tre tra le vincenti dei play-off di Serie D. Innanzitutto le cifre: 300.000 euro come “tassa” per il ripescaggio più 350.000 euro di fidejussione. A questo punto vediamo caso per caso: tra le retrocesse porte quasi chiuse per AlbinoLeffe (già ripescata quest’anno), Pro Patria, L’Aquila e Savona (implicate in Dirty Soccer e quindi non reclutabili) e Lupa Castelli e Ischia (penalizzate per inadempienze finanziarie e quindi non reclutabili). Speranze solo per Cuneo, Lupa Roma e Melfi. Tra le vincenti dei play-off di serie D, le prime tre in graduatoria, Caronnese, Lecco e Campodarsego situazione difficile. Per il Lecco a causa di una situazione finanziaria molto difficile, per le altre due a causa di infrastrutture inadeguate (da quest’anno niente più deroghe, per fortuna). Speranze per Fondi, Fano e Cavese. Alla finestra, Olbia, Gavorrano e Correggese.
Note a margine, ma nemmeno tanto: dal prossimo anno anche le squadre di Serie C (abituiamoci a prendere confidenza col nuovo/vecchio nome) avranno le magliette personalizzate. Si aiuta il marketing così… Peccato che in molti dovranno allestire degli store ufficiali attrezzati…
Quindi diretta delle partite a pagamento sul canale online ufficiale della Lega. Bravi. In un campionato che fa registrare, tranne che per alcune piazze storiche, numeri orribili, non sembra essere l’idea migliore. Qualche numero? L’anno scorso la media di spettatori presenti nei 18 stadi del girone A è stata di 460.448 spettatori, ovvero una media di 1.505 spettatori a partita; 551.557 totali per una media di 1.803 spettatori a partita per il girone B e 958.848 totali per una media di 3.144 spettatori a partita. Numeri non certo da capogiro.
Ai posteri l’ardua sentenza

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Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

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