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Serviva un bunker. Almeno questa era la sensazione della vigilia. Allegri ha fatto di più. Ha trasformato Juventus-Barcellona in una enorme Gabbia di Faraday, che ha tenuto lontana ogni influenza elettrostatica del tiki-taka catalano. Di più, ha trasformato i suoi undici “eroi” in una enorme superficie equipotenziale, capace di scaricare l’energia accumulata sui blaugrana, al momento opportuno. Si parla (forse impropriamente) di partita perfetta, ma non è una definizione che si discosta di tanto dalla realtà. Partita “ideale” rende meglio il concetto. Una squadra come il Barça non la batti facilmente. Nemmeno se è il peggiore agglomerato di milioni degli ultimi 10 anni. Attenzione, la MSN (Messi, Suarez, Neymar) fa paura a tutti ed è capace di tutto. Alle loro spalle, però, ci sono falle tecnico-tattiche evidenti. Allora, come scardinare gli schemi di Luis Enrique?

LE DISTANZE
Il primo passo è certamente quello di tenere le giuste distanze tra i reparti e tra gli uomini. Non è un mistero, infatti, che la gabbia di Faraday si fondi su una superficie chiusa o su uno schermo costituito da elementi debitamente distanziati. Nel calcio, è l’equivalente di squadra corta. Nemmeno questo, però, rende l’idea, perchè la Juventus sa allungarsi con le sfuriate di Cuadrado e Alex Sandro, con la stessa velocità con cui sa accorciare sulla ripartenza, costringendo gli avversari a stare spesso o sempre spalle alla porta. L’intensità dei primi 25 minuti è stata impressionante. I fini ricamatori Rakitic, Iniesta e Messi, punti cardine, sono stati risucchiati in frequenti raddoppi. Dal recupero palla forsennato di Mandzukic e da un’apertura panoramica di Higuain, nasce il primo gol. Cuadrado mulina le gambe ed attrae Mathieu, aprendo a Dybala la strada della magia all’angolino.

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