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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
Eccallà. Ci risiamo. Chi si era illuso che col Torino fosse tornato il grande Milan, chi aveva applaudito, comunque, a una buona prestazione dei rossoneri al San Paolo contro il ‘fenomenale’ Napoli di Sarri e il neo-pallone d’oro Dries Mertens, si ritrova di nuovo con la penna intinta nell’olio. Perchè il Milan ha deciso, ancora una volta, di rimandare il suo ritorno nel calcio che conta (Cerci può aspettare). Non bastano i cinesi, non basta Montella e, sorpresa delle sorprese, non basta Montolivo. Pardon, Montolivo non c’entra nulla. No, non con la crisi, mi riferivo ovviamente al Milan. Si fa per scherzare, non se la prenda il buon Riccardo, non è certo la causa di tutti i problemi rossoneri. Non tutti, almeno.
Il famoso sasso nello stagno è stato lanciato ormai vari anni fa, quando la società di (allora) via Turati si giocava ancora scudetti e Champions’. E’ stato quello il punto di rottura che ha generato le onde di dissesto delle quali, da qualche anno, si notano gli effetti. Non è ancora il caso di parlare di tsunami (o forse sì), ma ultimamente dalle parti di Milanello la spia dell’allarme è guasta. E allora eccolo il Milan attuale, capace di perdere il confronto persino con l’Inter di Mancini, in quanto a pochezza nella costruzione del gioco. L’Udinese ne approfitta e si porta via da San Siro i tre punti con un lungagnone croato giovane, che non aspettava altro che finire sui giornali per un gol al Milan.
Sarebbe bastato dare nuova linfa a un progetto (quello di Berlusconi ndr) che tanto aveva vinto e che tanto ancora poteva vincere, inserendo in società elementi che quei successi li avevano vissuti sulla loro pelle, che quei trofei di cui è affollata la bacheca li avevano alzati al cielo. E invece. E invece i vari Maldini, Costacurta, Albertini, Boban e via discorrendo sono stati, nel migliore dei casi, opzionati dalle televisioni per commentare le gare di Serie A e, di riflesso, vedere lo sfascio del loro glorioso Milan. Ancor più di questi nomi altisonanti di ex calciatori in società, sono stati di fatto mandati via personaggi importanti, che avevano tatuate sulla pelle le stimmate della vittoria. Si pensi ad Ariedo Braida, emigrato a Barcellona, o ad Umberto Gandini, che ha sposato il progetto Roma. Ma questi sono solo i nomi celebri, perchè, dietro, ce ne sono tanti altri, che si è preferito mettere da parte, vuoi per superficialità, vuoi per egoismo, vuoi per presunzione. Chi è rimasto (Galliani) si è scontrato con le nuove leve assunte meritocraticamente (Barbara Berlusconi) e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sì, gliel’abbiamo perdonato l’affaire Pato-Tevez, ma per tutto il resto?
E allora eccolo l’effetto farfalla, con la differenza che il passato, almeno in questa vita, non lo puoi modificare. Ma puoi tentare di costruire il futuro, solido e dalle basi. Quello che si ha a disposizione è poco, rispetto a quello che servirebbe per tornare competitivi sin da subito. Donnarumma anche ieri avrebbe dovuto salvare la baracca, lui che ha 17 anni è un talento inversamente proporzionale alla sua giovanissima età. Romagnoli avrebbe dovuto fare il fenomeno (che non è) e non cadere nella confusione generale, ma ha finito per omologarsi alla pochezza, rischiando pure di anticipare la disfatta. De Paul non ha gradito il regalo e ha deciso di graziare Donnarumma calciando alto. Le fasce restano un problema, perchè dovrebbero fungere da grimaldello ma, se l’unico che ci mette cuore (Antonelli) finisce in barella dopo un colpo alla testa, allora capisci che smadonnare è tutto ciò che rimane al povero Vincenzino.
Proprio lui, il povero aeroplanino che in fase di mercato aveva chiesto un vice-Montolivo, ignaro che i suoi predecessori avessero avanzato la stessa richiesta, ricadendo in pezzi di ricambio difettati, che hanno lasciato il segno solo quando sono andati via. E’ arrivato Sosa e l’argentino è l’unico che ha scosso la domenica sonnolenta di San Siro, con una traversa da fuori. Per il resto, Suso ci ha messo la solita vivacità, Bonaventura il solito impegno, Bacca la solita interpretazione dell’uomo invisibile. Il CERN di Ginevra sta ancora studiando quali particolari condizioni atmosferiche, ambientali e psicosomatiche portino il colombiano ad assumere, quando non gli arrivano palloni nei piedi, sembianze ectoplasmiche. Dopo la gara col Torino, sembrava che il Milan avesse fatto l’acquisto dell’estate, grazie al rifiuto di Carlos al West Ham. Adesso sembra invece che l’affarone l’abbiano fatto gli Hammers a non prenderlo. Ovviamente, come dicevano i latini, in medio stat virtus. E così, “in medio”, l’Udinese piazza la zampata del croatone su cross di Badu e si dona una domenica di gloria. A San Siro. Nella casa degli invincibili. Che, evidentemente, invincibili non lo sono più da un pezzo.
Twitter: @Val_CohenLauri

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