16 Maggio 2026
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Il calcio… a cinque cerchi: la storia

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Calcio e Olimpiadi, quasi paradossalmente visto che parliamo di un sport tra i più seguiti e praticati al mondo, non sono mai andati d’accordo. La storia del calcio a cinque cerchi è infatti una storia molto travagliata, particolare, aneddotica. Assente ai primi giochi dell’era moderna, quelli di Atene nel 1896, riportati alla luce dal nobile francese De Coubertin (anche se alcuni parlano di un torneo disputato a scopo dimostrativo tra una selezione danese, una della città di Smirne nell’allora Impero Ottomano, e ovviamente una selezione della città di Atene), il calcio debuttò ufficialmente nella seconda edizione dei giochi dell’era moderna disputatisi a Parigi nel 1900; tre squadre in lizza, il Club Français per i transalpini, l’Upton Park per il Regno Unito e una selezione universitaria di Bruxelles per il Belgio. Come salterà subito agli occhi, il primo torneo non si giocò tra squadre nazionali, ma tra selezioni “locali”. Stessa cosa quattro anni dopo ai giochi di St. Louis: i canadesi del Galt vinsero l’oro ai danni di due selezioni statunitensi. Le nazionali entrano in “gioco” solo dall’edizione del 1908. E qui si pone in essere un’altra controversia (una delle tante) tra la FIFA e il CIO: la prima non riconosce come ufficiali i primi due tornei (perchè non giocati tra squadre nazionali, bensì tra selezioni locali o club) il CIO invece si, conteggiandoli nel computo delle medaglie assegnate. Dal 1908 al 1948 potevano partecipare le nazionali maggiori, nonostante un latente stato di guerra tra la FIFA e il CIO: se per il comitato olimpico lo status degli atleti doveva essere rigorosamente dilettantistico, per la FIFA ottemperare a quest’obbligo rappresentava uno scoglio difficilmente superabile, visto che il professionismo nel calcio si impose in quasi tutti i paesi, almeno quelli del “blocco occidentale” già dagli anni Trenta. Dissapori che sfociarono nell’esclusione del calcio dai giochi del 1932 a Los Angeles. Nel 1952 fanno il loro ingresso le “nazionali olimpiche” e anche la nozione di dilettantismo viene notevolmente ammorbidita: era considerato dilettante solo quel giocatore, seppur partecipante a un campionato professionistico, che non avesse svolto come unica attività solo quella calcistica. Fu solo ai giochi del 1984 furono aperte le porte ai professionisti, ma solo se non avessero mai giocato in una partita valevole per i Mondiali di calcio o persino per le qualificazioni. A Barcellona ’92 fu stabilito che le nazionali olimpiche venissero composte da giocatori Under-23; ultimo step nell’evoluzione del torneo calcistico a cinque cerchi, Atlanta ’96, quando si stabilì che i commissari tecnici potevano convocare fino a un massimo di tre “fuori quota”.

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Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

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