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Gonzalo Higuaìn ha superato il traguardo dei cinquanta gol in maglia azzurra. Ha raggiunto quota cinquantadue, in meno di due stagioni. Come dichiarato dal presidente De Laurentiis, la sua clausola rescissoria è di cento milioni di euro. Higuaìn, per molti, “è meglie e Cavani”, come Maradona lo era di Pelé. Perché gioca per la squadra e non per la gloria. L’uruguaiano era più concreto, segnava di più, ma voleva che i compagni lo vedessero come l’unico finalizzatore di ogni azione. Il “Pipita”, invece, ha segnato meno, ma si è fatto apprezzare anche come uomo-assist. Può essere definito un regista offensivo. È bravissimo a trovare sempre il compagno smarcato, soprattutto l’attaccante esterno, con passaggi rapidi e precisi. Sa usare entrambi i piedi e possiede anche una discreta elevazione. È un centravanti completo. E, come tanti altri argentini prima di lui, un predestinato. È nato a Brest, in Francia, dove papà Jorge giocava nel 1987. A dieci mesi si è ammalato di una meningite fulminante. Oltre a alla famiglia, a accudirlo c’era un angelo custode davvero speciale. Si tratta del grande Daniel Passarella, che ha aiutato il piccolo Gonzalo e la famiglia a superare un momento molto difficile. Anni dopo, è stato il grande mediano argentino a spalancargli le porte del glorioso River Plate. Nel 2006, fortemente voluto da Fabio Capello, è stato acquistato dal Real Madrid. È diventato un “galactico”, per sei lunghe stagioni. Messo ai margini della squadra da Mourinho, ha lasciato la maglia bianca, totalizzando centoventuno reti in più di duecento partite giocate. Una media importante. Dove può venire a giocare un forte attaccante argentino, se non a Napoli? Era destino. Una volta sbarcato all’ombra del Vesuvio, è amore a prima rete. Gli elogi si sprecano. Per non parlare delle esagerazioni, tipiche della stampa del Belpaese. Tralasciando, per carità di patria, i media di Napoli e provincia, ecco come lo ha descritto il direttore del Corriere dello Sport e Sport-Stadio, Paolo de Paola. “Gonzalo Higuaìn non si è mai tuffato nella napoletanità, come fece a suo tempo il grandissimo Diego Maradona. Il Pibe era euforia pura, bagni di folla, traffico impazzito e un amore impossibile da gestire. Gonzalo è più riservato: nessuna esagerazione, molta privacy, casa in via Tasso e non a Posillipo. Nello stesso parco dove abitava Cavani”. Le ultime parole fumose. L’argentino, per onor di cronaca, non ha un carattere mite. In campo è sempre nervoso. Alla prima occasione, manda a quel paese arbitri e guardalinee. E anche i compagni di squadra, se non gli passano la palla come vuole lui. Ha una grande passione: il mare. Nella passata stagione, un tuffo estivo dagli scogli di Capri gli è costato qualche graffio e un po’ di polemiche. Recentemente, dopo una serie di prestazioni non brillanti, sue e di tutta la squadra, è stato accusato di alzare troppo il gomito e di divertirsi in locali notturni. Alla faccia dello sportivo modello. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è stato lo scontro verbale, e quasi fisico, con il portiere del Parma Mirante, al termine della partita contro la squadra di Donadoni. Vero che è stato provocato, ma la reazione non è stata proprio all’altezza della sua reputazione e della classe calcistica. Per essere un sudamericano, è più napoletano di noi. E da buon partenopeo, alle perle ha aggiunto volentieri anche qualche vongola. Nessuno è perfetto.


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