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L’ottava sconfitta in sole diciassette gare è l’ennesimo campanello d’allarme in casa Bari. E’ la riprova di una squadra costruita male in estate. La zona retrocessione è a sole due lunghezze, quella playoff a sei. Nulla di irrecuperabile ma quel che più preoccupa è la tenuta fisica ed il morale sotto i piedi dei ragazzi di mister Nicola. Proprio l’allenatore piemontese, dopo la partita di ieri, ha ammesso: “Questa squadra non può lottare per un campionato di vertice.” Parole giuste, sacrosante che non vogliono illudere una piazza che, ad inizio stagione, ha dato fiducia alla nuova società sottoscrivendo la bellezza di undicimila abbonamenti. Insomma, anche Paparesta ci ha messo del suo ad inizio campionato. Troppe promesse e proclami a vuoto. La scelta di cedere Joao Silva (per ripianare il bilancio), senza reperire un valido rimpiazzo, si è rivelata deleteria. Caputo non è in grado di reggere un attacco che si basa solo ed esclusivamente proprio su di lui. Galano è un esterno d’attacco e dubitiamo possa giocare alla “Siligardi” in un attacco a due. Il modulo più congeniale per il “Robben di Puglia” è il 4-3-3. Il reparto difensivo, nonostante il passaggio al 3-4-1-2 e le discrete prove dei centrali (Contini in primis), continua a subire almeno una rete a partita. Il centrocampo non garantisce la giusta protezione e non offre palloni invitanti agli attaccanti. Donati è in netto ritardo di condizione. Finora l’unico a salvarsi nella mediocrità generale è stato Romizi, vero e proprio mastino. Capitolo riserve: Minala, Filippini, Rozzi, Stoian, Gomelt, Wolski. Un disastro completo. Gente inutilizzata o che, quando è stata chiamata in causa, ha sprecato la propria occasione. Calciatori da rispedire a casa, calciatori che forse non hanno capito cos’è la Bari. Mercato fallito insomma. Non c’è un solo acquisto che sinora ha convinto, compreso Donnarumma. Nelle ultime giornate il portiere scuola Milan si è reso protagonista di diverse incertezze e chissà che già nella sfida con il Cittadella non possa tornare Guarna tra i pali. Bisognerà capire anche cosa fare di De Luca, troppo incostante e leggerino per un campionato fisico come quello cadetto. Infine, chiosa su Stevanovic: come si fa a tenere in panchina uno come lui? E’ l’unico in grado di saltare l’uomo e garantisce una certa imprevedibilità all’attacco biancorosso. A gennaio rivoluzione sia. Che sia fatta con criterio ed oculatezza. Perchè sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Per rispetto degli undicimila cuori biancorossi.


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