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Gli ex del calcio: Pippo Reali

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Intervista di Michele Pisani


Leali e Reali. Fino in fondo. I tifosi, quelli veri, restano aggrappati al loro grande amore. Nessuno può spezzare un rapporto cosi forte, un idillio che durerà in eterno. Leali verso i proprio colori e Reali nel saper accettare anche il verdetto del campo, non solo quello. Leali verso una storia, rispettosi nei confronti di una “signora” di oltre cent’anni. Rispettosi, sino all’ultimo. Gioie e dolori. Reali, insomma, sul fatto che il calcio ad Avellino puo’ e deve tornare in auge. Bisogna ricominciare, tutti assieme a  “praticare” una scalata verso un campionato più consone al blasone. A proposito, quale ? Lo sapete bene. Bisogna aspettare, sperare e pregare. Ci saranno giorni migliori, con questa società, alla quale va tutta la nostra stima, o magari con un’altra. Una cosa è fuori dubbio, il futuro dovrebbe riserbarci sorprese, speriamo siano buone. Le meritiamo. Tutte. Ad Avellino ritornerà il sorriso. Questo è certo. Come quello di Pippo, come quello dei tanti tifosi che affollavano il Partenio nel decennio più importante della storia dell’Avellino. Davide contro Golia, lo abbiamo già detto, ci piace ripeterlo. Leali e Reali. Fino alla fine.

Una sola squadra nel proprio cuore e di ricordi a tenere in vita con la speranza che un giorno si possa tornare a gridare serie A Serie A come in quel magico 1978. Leali e Reali. Con il sorriso non si va da nessuna parte ma almeno evitiamo di annoiarci in queste giornate uggiose. Il sorriso, come quello di Gianfilippo. Un terzino di fascia alla vecchia maniera, gambe robuste e testa di ferro. Di chi parliamo?  Leali e Reali. Gianfilippo, cinquantotto anni di cui ben cinque trascorsi in Irpinia. Un terzino di quelli che non si vedono più, arcigno, combattivo e mai domo. In cinque stagioni con i lupi ha collezionato centosettantotto gare e tre reti. Una promozione in massima serie ed una salvezza. Roba da gonfiare il petto. Una salvezza, la prima in serie A per i lupi. Quella di Gil De Ponti, Giorgio Tosetto, Ottorino Piotti, Giorgio Boscolo, Salvatore Di Somma, Pasquale Casale, i fratelli Piga, Peppe Massa e Cesare Cattaneo. Proprio quest’ultimo è ancona in rapporti con Pippo e si vedono spesso e quando capita parlano della loro indimenticabile esperienza ad Avellino. Rintracciarlo non è stato facile, non sempre le ciambelle riescono con il buco ma tra i tanti che hanno raccontato la loro storia, il rapporto d’amore con i colori bianco e verde, il nostro Pippo non poteva mancare. Lo telefono, non risponde. Un classico. Non ci facciamo più caso, lasciamo un messaggio. Registriamo nella nostra rubrica il suo numero, non può mancare alla già nutrita schiera di campioni. Nel mentre facciamo due calcoli, quante probabilità abbiamo che risponda al secondo tentativo, ci distrae la suoneria del nostro infuocato cellulare. Chiamata in corso, Gianfilippo Reali ci cerca. “Ho ascoltato il messaggio in segreteria. Eccomi.” Non poteva essere altrimenti. Fermiano, per un attimo l’intervista. Studiamo un nuovo corso, l’intervistatore che intervista se stesso. Roba da matti. Del resto siamo capaci di tutto. Il direttore ne è al corrente. Quando hai visto per la prima volta Reali? “Avevo tredici anni. Aspettavamo in massa al Gallucci di Solofra l’arrivo dei calciatori. L’Avellino stava per iniziare la sua prima stagione in massima serie. Una fiat 132 diesel di colore rossa arriva e parcheggia nello spazio antistante il campo. Scendono Ottorino Piotti e Gianfilippo Reali. Mi avvicino al baffuto terzino destro. Mi sembrava un gigante con paura, soggezione ed ammirazione mi faccio avanti e cerco un autografo. Sono in palese affanno, mi aiuta lui. Prende il taccuino e mi chiede il nome. Mi restituisce il mio taccuino, sopra c’è scritto: A Michele, piccolo grande tifoso avellinese. Provate ad immaginare la nostra gioia”. E’ Natale, tutti siamo più buoni e voi perdonerete la nostra divagazione. Sotto con Pippo, al telefono sembra un ragazzino. Infatti, chiedo: “Mi passa Gianfilippo, chi è al telefono il figlio?”. Com’è strana la vita. Immagini di avere di fronte un uomo di circa sessant’anni e ti ritrovi con un ragazzo con tanta voglia di sorridere e ricordare i bel momenti. Complimenti Pippo, ancora una volta, sei un grande. Come è arrivato ad Avellino? “Avevo poco più di ventidue anni. Giocavo a casa nel Monza. Mi dissero che avrei potuto indossare la maglia biancoverde e non ci pensai su due volte”. Nel 1974 i lupi erano poco più di una matricola. “Era un modo per fare esperienza, accettai con entusiamo e credo a distanza di trentacinque anni di aver fatto la scelta giusta. Ero poco più di un ragazzo, andai via che ero un uomo”. A proposito di andare via, questa domanda la faremo tra qualche istante. Mi ha incuriosito una cosa, anche Cesarone Cattaneo non ha parlato di sud ma solo di una esperienza positiva. “Certo. Io non ho mai
pensato di andare al sud ma solo che mi sarei trasferito in una città che viveva di calcio. Appena giunto in Irpinia capii che sarei stato benissimo. Io ci ritorno volentieri, ci manco da otto anni ma spero di ritornarci al più presto. Rappresentate una parte della mia vita. Quanti amici, da Antonio Capone a Mario Facco. Nei primi anni  eravamo una allegra comitiva, in molti pensavano che avremmo rappresentato una parentesi nel panorama calcistico  ed invece abbiamno partecipato alla stesura di una delle più belle favole del calcio italiano”. Si ricorda il primo gol in biancoverde? “Tutte e tre. Il primo alla Sambenedettese in cadetteria, poi al Rimini. Ed in massima serie con la Fiorentina nel primo anno. Vincemmo grazie al mio colpo di testa vincente”. In seriA, una sola stagione. Perchè? “Ricordo che Marcehsi insistette per farmi riconfermare. Il Presidente era il grande Sibilia. Sai bene che il commenda vendeva solo quando bisognava guadagnarci, non aspettava di cedere un giocatore a perdere. Non era nella su apolita e del resto era un grande conoscitore di calcio. Molti meriti andava ascritti alla sua persona, senza dubbio”.Avellino, il Partenio. Cosa ricorda, anzi le pongo una domanda precisa. Quanto è vero della storia dello stadio che faceva paura a tutti e di quel tifo fantastico? “Tutto, parola per parola verificate sulla mia pelle. Molti dei giocatori che aspettavano di entrare in campo avevano un timore reverenziale, si leggeva il loro imbarazzo sul viso e noi ci sentivamo dei leoni. La lagge del Partenio ha fatto il giro d’Italia”. Un’altra curiosita. Reali, Cattaneo e Di Somma. Come eravate in campo? “Dei giocatori irreprensibili. Anche se qualche volta…” Abbiamo capito, ce lo ha già detto Cattaneo. Quanti amici, quanti ricordi. Qualche uomo al quale è legato maggiormente? “Cesare Cattaneo, Ottorino Piotti e se mi permetti lasciami ricordare un grande scomparso. Adriano Lombardi resterà sempre nel mio cuore. Un grande uomo, dentro e fuori dal campo”. La ringrazio a nome di Ultrà Avellino, mio personale e di tutti i tifosi che non la dimenticheranno mai. “Sono felice, questa telefonata mi ha fatto capire che a distanza di anni vi ricordate ancora di me. Un bel regalo visto che siamo prossimi a Natale. Un’ultima cosa, vorrei che mi facessi recapitare una copia di questa intervista. Quanto tempo è passato, ti lascio poco più di un ragazzino e ti ritrovo un giornalista”. Il tempo è trascorso ed inesorabilmente anceh per il sottoscritto. Trent’anni e l’amore per questi colori è praticamente lo stesso. Grazie Pippo, un’altra gioia immensa aver parlato con te. Uno dei privilegi di questo lavoro. Ricordare, assieme, le gesta dei più grandi giocatori della storia dell’Avellino. Se sto sognando, vi prego di non svegliarmi. Buon Natale a tutti e sempre e solo forza lupi

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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