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Gli ex del calcio: Massimo Filardi

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Intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata


Altro giro, altra corsa. Un cult degli ultimi anni. L’amarcord di Ultrà Avellino è un appuntamento storico, inimitabile, irraggiungibile. Non siamo i più bravi, anzi, ma lo facciamo con passione, quello che serve per potervi far rivivere quei momenti. Non sempre ci riusciamo e quando capita non vogliamo prenderci alcun merito. Semmai ci resta la soddisfazione, divisa equamente con chi ci legge, di aver, ancora una volta, riportato il sorriso ai tanti che in quegli anni affollavano il Partenio. Ancora un ex biancoverde, l’ennesimo e non sarà l’ultimo. Non è una minaccia ma una promessa e noi le manteniamo, sempre. Aggancio effettuato con Massimo Filardi, difensore, una stagione in biancoverde nel 1989-90, 23 presenza al suo attivo. Nato a Salerno nel 1966 esordisce giovanissimo nel 1985, a soli diciannove anni fa l’esordio in massima serie con il Napoli. Gioca a fianco di campioni come Maradona, Bagni, Bertoni e Giordano. In quattro stagioni con gli azzurri gioca cinquantotto gare ma decide di scendere di categoria pur di essere titolare. Sceglie la compagine irpina del Presidente Pier Paolo Marino. “Una decisione che ancora oggi ritengo sia stata la migliore, Avellino è una piazza importante, lo era e lo sarà sempre. Giocare in biancoverde è stata una bella esperienza anche se, come tutti sapete, quell’anno non fu certo uno dei migliori per i colori irpini”. Già, un gruppo forte con giocatori di spessore. Eppure vi salvaste solo alla fine del campionato, in realtà la squadra fu allestita per ben altri risultati. “Mah, i motivi sono tanti e di certo a distanza di anni è inutile rimarcarli tutti. Fu una stagione strana, non ci andò bene nulla o quasi ma so solo che potevamo fare molto di più, un gruppo composto da calciatori che presi singolarmente erano un lusso per la B eppure non riuscimmo a vincere il campionato, anzi, conti alla mano dovemmo aspettare la terzultima per poterci salvare. Il calcio è questo non sempre i nomi ti fanno vincere”.
Ricordi i tuoi compagni di squadra? “Come no. In molti venivamo dal Napoli, c’ero io ma anche Ferrario, Baiano, Celestini e Taglialatela. Poi c’erano Parpiglia, Amodio, Gentilini e Sorbello, Sormani e Ravanelli che andò via a Gennaio. Insomma una squadra che sulla carta avrebbe dovuto stracciare il campionato. Non so spiegarmi il motivo ma una cosa è certa non riuscimmo ad essere tutt’uno con i tifosi e questo ci penalizzo molto”. I tifosi, uno stadio che aveva la sua legge. “Il pubblico era eccezionale, caldo e passionale. Da anni c’era la legge del Partenio, le partite si vincevano in casa.  Così si costruì una fortuna calcistica che dutrò ben dieci anni e vale a dire quelli della massima serie nei quali l’Avellino si faceva rispettare per l’agonismo e la volontà. Noi, invece, di agonismo ne avevamo poco. Ironia della sorte, eravamo forti tecnicamente ma ci mancava qualcosa e quel qualcosa era la voglia di lottare che avevano i nostri predecessori. La difesa, punto di forza degli anni della massima serie era formata da gente che lottava su ogni pallone con il coltello tra i denti. Noi, assurdo quanto vero, vincevamo di più in trasferta che in casa, disattendendo le aspettative del pubblico”. Com’erano i tifosi ? “Eccezionali. Sempre pronti a sostenerci ma ripeto fu una annata balorda, poi la dirigenza, non soddisfatta di come andarono le cose, smantellò tutto e andammo via in gran parte. Peccato, fu una esperienza fallimentare in termini di risultato ma la stagione ad Avellino è una delle cose più importanti della mia carriera. Ho giocato in massima serie con il Napoli ma non nascondo che aver indossato la maglia biancoverde mi ha gratificato non poco”. Parliamo di oggi, del campionato cadetto dopo le vicissitudini degli ultimi anni. “Sono felice per la dirigenza, come non potrei. Avellino è una grande piazza, storica e con un tifo unico, tipico delle piazze del sud. Spero che raggiungano l’obiettivo prefissatosi ad inizio stagione. Una salvezza tranquilla per poi puntare in alto in futuro”. Altro giro, altra corsa. Anche Massimo Filardi non ha ‘resistito’ al richiamo. Ennesimo contatto, non sarà l’ultimo. Non è una minaccia ma una promessa e noi le rispettiamo, sempre.


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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta.

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