13 Giugno 2024
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Gli ex del calcio: Giovanni Improta, il baronetto di Posillipo

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Intervista di Michele Pisani @riproduzione riservata

Non è caso gli è stato dato il nomignolo di “baronetto”. Classe purissima per l’idolo di Posillipo, uno stile che ha conservato tutt’ora visto la disponibilità con la quale ha accettato di raccontare la sua esperienza con la maglia biancoverde. Giovanni Improta, per gli amici Gianni è stato un calciatore dell’Avellino nella stagione 1974-75. Trentadue presenze, condite da tre realizzazioni. Centrocampista dai piedi buoni ha iniziato la trafila nel Napoli, dove ha poi esordito nel 1969. La sua cessione, alla Sampdoria, non fu presa bene dai posillipini che manifestarono in maniera forte contro i dirigenti che avevano avallato la sua partenza alla compagine ligure. Idolatrato a Catanzaro dove ha ricoperto anche, importanti, ruoli dirigenziali, Improta ha indossato le maglie di Napoli, Spal, Sampdoria, Avellino, Catanzaro, Lecce e Frattese. Trecentocinquanta gare tra massima serie e cadetteria, uno dei protagonisti del calcio italiano tra gli anni settanta ed ottanta. Prima domanda, un classico. Come è giunto ad Avellino? “Sono arrivato in un momento particolare della mia carriera, fui ceduto dal Napoli alla Sampdoria, feci un anno a Genova e poi le stranezze del calcio, l’anno successivo la compagine blucerchiata non mi convocò per il ritiro pre-campionato. All’epoca non c’era la legge Bosman che ognuno di noi poteva scegliere dove andare, cosa fare, via discorrendo ed io per il mio modo di vedere le cose, perché pensai di essere stato trattato malissimo, chiesi alla Sampdoria di cedermi per quell’anno anche in Serie B. E così fu. L’Avellino appena venne a sapere di questa notizia si fiondò su di me tramite l’allora presidentissimo il commendatore Sibilia, ed io accettai, anche in virtù del fatto che stavo vicino casa, vicino Napoli. Per me è stata una bellissima esperienza, un’esperienza positiva, oserei dire quasi di rilancio, perché disputai da novembre un po’ tutte le gare restanti fino alla fine del campionato. Diciamo che potevo ritornare in Serie A, ma non fu così, perché il Catanzaro spinse con insistenza per acquistarmi e siccome a Catanzaro c’era un certo Gianni Di Marzio, mio amico da sempre, mi chiese di dargli una mano per riportare in serie A i giallorossi e così fu. Poi a Catanzaro ho trascorso gran parte della mia carriera, una città che mi ha accolto con calore e insomma questo è stato il passaggio tra la Sampdoria, Avellino e Catanzaro”. Ricorda i compagni di quella stagione con la maglia biancoverde?  “Certamente che li ricordo, a partire dal portiere, Renato Piccoli, per passare alla difesa, Facco, Logozzo, Ceccarini, Reali, diciamo un po’ tutti, centrocampisti come Ronchi o Fava, più o meno avevamo caratteristiche simili ma ben ci integravamo, essendo calcisticamente intelligenti. Poi ci fu l’avvento di Pugliese sulla panchina al posto di Tony Giammarinaro. Insomma un anno, maturo, formativo sotto tanti aspetti, tant’è vero che in quella stagione ci fu anche così una discussione, un alterco tra il gruppo-squadra e il presidente Sibilia. L’unico che si oppone a qualcosa che disse Sibilia fui io, però quella mia opposizione fu presa dal presidente in maniera positiva perché, davanti a tutti, disse, nessuno di voi ha parlato, Improta ha detto quello che pensava per le cose che vi ho detto, lo ritengo un vero uomo. Da allora ho intrattenuto col commentatore un rapporto bellissimo, Sibilia umanamente parlando, anche se sembrava burbero, era tutto l’opposto. Agiva a modo suo, però, ripeto, gli ero stato vicino fino agli ultimi giorni della sua vita. Lo andavo anche a trovare anche in un momento particolarissimo. Ho intrattenuto un rapporto bellissimo, un rapporto altrettanto bello e tuttora lo intrattengo con il figlio Cosimo che tutti conosciamo e abbiamo apprezzato per la sua carriera professionale sotto tutti i punti divista, lo saluto affettuosamente anche attraverso questo articolo. Comunque è stata veramente un’esperienza positiva sotto tutti i punti di vista e ringrazio il pubblico, il popolo avellinese che ho sempre apprezzato ma quello che sta succedendo ultimamente con le tifoserie di Avellino di Salerno nei confronti del Napoli sono cose che mi dispiacciono tanto perché vorrei vedere soltanto gli sfottò o di una volta sugli spalti e basta mentre invece poi si trascende e non è bello vedere cose certe.


Consiglierebbe ad un calciatore di venire ad Avellino? “Se consiglieri o meno a qualcuno di approdare nell’Avellino?  Pur essendo napoletano, appartenente ad un’altra città, assolutamente sì perché Avellino ti dà quel calore, ti fa capire tantissimo cose. Ti fa capire i sacrifici che bisogna fare per andare avanti se fa il tuo dovere ti rispettano e ti stimano, diversamente, come da ogni parte, ovviamente non ti fanno stare tranquilli ma è giusto che sia così perché il professionista diciamo che lavora e deve dare il meglio di se stesse senza distrazioni poi va bene o va male nella fattispecie del calcio sappiamo come si suol dire la palla è tonda. Puoi vincere, puoi perdere ma se vedono che sei serio, attaccato ai colori, dal tutto, sudando la maglia, ti apprezzeranno sempre. Posso solo dire grazie Avellino città, grazie Avellino sportiva. Ripeto anche oggi so che mi apprezzano perché ho dato a loro quello che avrei potuto dare in quel momento e mi è dispiaciuto solamente che a fine campionato di quell’anno non fui riscattato perché cambiò la proprietà diciamo che il commendatore aveva deciso di riscattarmi dalla Sampdoria, avendo ceduto poi la proprietà, i subentranti non mi riscattarono e quindi io poi approdai a Catanzaro e la cosa bella che l’anno dopo Catanzaro ed Avellino tutte e due approdarono in serie A e questa cosa mi fece molto piacere perché io mi spostai da Genova a Catanzaro per dare manforte all’amico Di Marzio a contribuire ad andare in A e sinceramente mi sarebbe dispiaciuto se Catanzaro fosse andato in A e l’Avellino rimasto ancora in serie B invece a braccetto ritornammo in massima serie e per me fu una doppia soddisfazione. Un affettuoso augurio in questi giorni a tutti gli avellinesi per un felice anno nuovo e mi auguro che possano quanto prima affrontare in categorie superiori perché la piazza di Avellino è fatta per vedere il calcio minimo dalla cadetteria ma sono convinto che, come accadde tanti anni fa, può stare anche bene in serie A. Questo è il mio augurio, un abbraccio a tutti. Grazie per avermi scelto per questa intervista. Giocare ad Avellino nella mia carriera è una di quelle cose belle che ho vissuto nella mia vita da calciatore. Io vivevo in una casa magnifica messa a mia disposizione dal commendatore Sibilia in quel di Mercogliano dove tra l’altro avevamo io e mia moglie, nostra figlia Titti che aveva qualche anno. E quello fu un momento bellissimo perché Titti cresceva e io ero felice perché l’avevo portata in un posto molto salubre per quanto riguardava la salute e quindi ulteriormente felice di essere approdato ad Avellino. Un abbraccio a tutti”. Che piacere aver parlato con Improta, un idolo a Catanzaro, amato e rispettato a Napoli ed Avellino. Avanti tutta verso un altro obiettivo. Non perdeteci di vista, potreste pentirvi e ricordate che l’amarcord irpino ha un solo nome.

 

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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