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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
Paradossi del calcio. Accade, non di rado, che il risultato sia bugiardo, poichè ingiusto per l’una o l’altra squadra. Succede, invece, con meno frequenza, che il risultato possa avere le sembianze di una partita anemica, scarna di emozioni: quello 0-0 che in Spagna etichetterebbero sicuramente come una brutta partita. E invece. E invece al Franchi va in scena una partita spettacolare, tra una Fiorentina meno concreta di quella del girone d’andata dello scorso anno e un Milan più deciso e convinto degli schemi instillati da Montella. Ne viene fuori un pareggio tutto sommato giusto, che però avrebbe meritato maggiori glorie, dal punto di vista del tabellino.
FESTIVAL DELLO SPRECO – Se la casella dei gol non si smuove dallo zero, è sicuramente un “merito al contrario” dei protagonisti. Ilicic su tutti. Lo sloveno, dopo aver messo i brividi a Donnarumma col solito sinistro a giro velenoso fuori di poco, ha l’occasione di griffare il match col rigore, procurato da Borja Valero. Il timido Josip si fa irretire da Donnarumma e stampa sulla base del palo la chance di portare in vantaggio i suoi. Sul palo rimarrà anche l’intera prestazione del calciatore, dall’errore dal dischetto in poi. Fino a lì, il Milan aveva sofferto parecchio le sortite offensive viola, rischiando molto soprattutto sugli esterni. Il pericolo scampato, invece, dona coraggio e vigore ai rossoneri che, col passare dei minuti, cominciano a giocarsi la gara a viso aperto. Da qui, nasce il colpo di tacco di Bacca non riuscito nel primo tempo. Ma anche il contropiede orchestrato da Bonaventura a inizio ripresa, sprecato per una dose eccessiva d’altruismo. Così come alle ortiche va anche il tentativo di Suso. Alla fiera dello spreco si unisce anche Borja Valero, con un sinistro a giro, ma nell’occasione è strepitoso Donnarumma a togliere la palla dall’angolino lontano. Se Sanchez, poi, è in vena di regali, Bacca non è il killer spietato ammirato nelle ultime uscite e la sua girata finisce di un soffio a lato.
L’ANELLO DEBOLE – La partita del Franchi è stata molto più tattica di quanto possa sembrare. Le prime mosse sembravano dar ragione a Paulo Sousa. Sia De Sciglio che Calabria si sono ritrovati spesso in difficoltà, di fronte all’intraprendenza di Ilicic e Bernardeschi. Poi, col passare dei minuti, Calabria è riuscito a venire fuori con personalità, riuscendo quanto meno a giocarsela sulla corsa. Stesso discorso per De Sciglio che, grazie ai raddoppi di Bonaventura, è riuscito a limitare i danni. Sul fronte viola, invece, i pericoli maggiori arrivavano dalla parte di Tomovic. Il serbo è apparso piuttosto in difficoltà contro il dinamismo di Niang e ha rischiato anche di regalargli chances importanti. Nella ripresa, i problemi per la panchina viola sono arrivati dall’infortunio di Gonzalo Rodriguez e dalla voglia di vincere di Sousa. Il tecnico portoghese ha infilato Carlos Sanchez nella casella vuota di difesa, il cui liscio a centro area sarebbe potuto risultare ben più sanguinoso, se Bacca l’avesse sfruttato. Altro punto debole dei viola è stato Badelj: il croato è apparso piuttosto in affanno nella seconda frazione e ha anche avviato qualche contropiede avversario.
GIOVANI E ITALIANI – La Fiorentina, nel pari-spettacolo del Franchi, ha un dato negativo per il nostro calcio. L’unico italiano in campo nei padroni di casa, infatti, è stato Federico Bernardeschi, prodotto del vivaio viola. Il Milan, invece, ha risposto con un undici composto da un solido blocco di italiani: Donnarumma, Calabria, De Sciglio, Paletta, Romagnoli, Montolivo e Bonaventura. Senza contare i subentranti Locatelli e Antonelli. Ovviamente, vale la pena sottolineare anche l’età media soprattutto del reparto arretrato: salvo l’esperto Paletta, i restanti quattro (compreso Donnarumma) raggiungono l’età media di 20 anni. A cui va aggiunto ovviamente il 18enne Locatelli, che sta mettendo minuti d’esperienza importanti nelle gambe. L’estremo difensore – ma non fa più notizia – è stato ancora una volta uno dei migliori in campo, tenendo la porta inviolata per la terza gara consecutiva (non accadeva dal 2013). Certo, il rischio, così com’è stato anche stasera, è che si possa commettere qualche peccato d’inesperienza. come quello di Calabria, in occasione della trattenuta ingenua su Borja Valero che ha causato il penalty. Ma nel percorso di crescita di una squadra va inserito anche questo.
CONVINZIONE E SACRIFICIO – Il Milan, col pareggio al Franchi, tocca quota 10 in classifica, mentre la Fiorentina si ferma a 8 punti. Eppure, il parallelo tra le due squadre offre le medesime sensazioni. Sia la truppa di Sousa che la banda di Montella hanno ancora tanta strada da percorrere, sia a livello psicologico che a livello fisico. Due squadre umorali, che hanno bisogno di acquistare convinzione nel corso del match. Eppure lo fanno con sacrificio ed abnegazione. Se i viola di Sousa si spendono in un palleggio per amanti del bel gioco, con movimenti montelliani, i rossoneri di Montella sanno far male nelle ripartenze dando pochissimi punti di riferimento e incrociando in maniera quasi anarchica i ruoli. Il caos controllato di Montella e l’ordine esteta di Sousa si sono annullati. Ma solo dal punto di vista del punteggio.

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