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Una passione infinita per garantirsi longevità e giovinezza perpetua. Professionalità e divertimento come antidoto alla tentazione di dire basta. Oggi Giuseppe Ciccarelli è un “ragazzino” di 37 anni, con tanta voglia di guardare avanti come fosse il primo giorno, di non fermarsi mai, di insegnare tanto ma di apprendere anche molto. L’estremo difensore napoletano di gioie e dolori ne ha vissuti tanti nel suo lungo percorso, e di pagine importanti del calcio campano ne ha scritte in quantità. Internapoli (con la storica promozione in D del 2011), Quarto e, lo scorso anno, Boys Caivanese. Attualmente sta preparando i giovani portieri del Team Napoli Soccer allo Scarfoglio, nello staff di Salvatore Campilongo.
Un bilancio personale della tua annata?
“Penso positiva come quella di tutta la squadra. Credo di aver dato quello che loro si aspettavano quando mi hanno chiamato: tranquillità, esperienza e qualche punticino in più in classifica”.
Peccato per l’epilogo della stagione, ma avete raggiunto comunque un obiettivo prestigioso e al di sopra di ogni aspettativa.
“Sono arrivato alla sesta di campionato, dopo che in porta era stato utilizzato un giovane. La squadra navigava in piena zona retrocessione con quattro punti in classifica, mentre l’Herculaneum aveva già fatto bottino pieno. Da quel momento abbiamo avuto un cammino straordinario, di più davvero non si poteva fare. La sconfitta nel play-off col San Giorgio è stata la conseguenza di una serie di aspetti che ci siamo trascinati dalla fine del campionato. Ci siamo portati dietro questa ossessione di non dover disputare gli spareggi trovandoci sempre con un grande margine di vantaggio sulla terza. Quando i fatti ci hanno imposto di fare la finale, abbiamo visto questo traguardo più come una bocciatura che come un premio. Evidentemente ci eravamo dimenticati in fretta da dove venivamo e dove navigavamo ad inizio stagione. Tra di noi non ritenevamo giusto fare questa partita essendo proiettati mentalmente già alla fase finale. Anche la pausa di oltre 20 giorni ci ha tagliato le gambe: ci si può allenare come si vuole, ma l’adrenalina di una settimana tipo non si può avere quando, la domenica successiva, sai di essere libero o di giocare una amichevole. Quindi dobbiamo ricordare che col San Giorgio ci sono venuti meno tre elementi cardine. Gelotto era stato allontanato per decisioni societarie. Cariello, giocatore di altra categoria, non si era mai allenato per un problema al ginocchio: fu costretto a scendere in campo per una questione numerica. E già fu lodevole per averci dato la massima disponibilità. Quindi Marco Incoronato, che per caratteristiche tecniche sapeva aiutare sia Emmausso sia Spilabotte a trovare gli spazi giusti. Infine, gli episodi: prendere un gol quasi in apertura per un rimbalzo sbagliato, ci ha tramortiti. Il resto è venuto da sé. Purtroppo queste partite si possono vincere o perdere perché sono pur sempre finali. Noi, comunque, abbiamo la coscienza a posto e, semmai, la delusione maggiore è arrivata per il seguito che ha avuto questa annata. Intendo dire che, dopo una stagione del genere, qualcuno aveva il dovere di dare continuità alla Caivanese. Ma temo che le cose non andranno in questo modo: un aspetto che giocatori, staff tecnico e tifosi non meritavano affatto. Un brutto epilogo”.
Durante il match col San Giorgio, una parte di tifosi ha gettato alcune maglie gialloverdi in campo in segno di protesta. E alla fine vi ha accusati di esservi quasi “consegnati” alla sconfitta. Una frattura dolorosa.
“Questo aspetto lo abbiamo chiarito già il martedì successivo alla partita con chi ci aveva esternato sospetti ed accuse. Questi tifosi si sono scusati con noi, avendo capito che era stato compiuto un errore gravissimo nell’aver buttato via quanto fatto di buono dal gruppo nel corso della stagione. Noi la loro delusione l’abbiamo comunque capita e, nel contempo, loro ci hanno chiesto scusa. Senza un chiarimento netto, sarebbe rimasto solo il rancore reciproco. E chi torna sui propri passi va sempre perdonato, a maggior ragione se parliamo di persone come loro che amano la maglia della Caivanese”.
Come sono stati i tuoi rapporti con Amorosetti e Cogliandro?
“Col mister ho lavorato solo in questi ultimi due anni. Prima a Quarto, dove le difficoltà sono state tante ed è finita male, e poi a Caivano. Con lui ho un rapporto eccezionale che va oltre il calcio. Non è un allenatore che scopro io, fa calcio da anni ed ha vinto campionati. E poi è una persona che si fa stimare dai calciatori anche a livello umano. Per quanto riguarda Enzo, è grazie a lui che sono arrivato a Caivano. Ho avuto un ottimo rapporto anche con lui. E’ stato il collante di questa società, ha costruito una buona squadra e già l’anno precedente aveva vinto un campionato grazie ad un gruppo ideato e formato da lui. Ad Enzo, come al mister, non posso che fare un grande in bocca al lupo per tutto”.
Raccontaci la verità: come si è arrivati alla separazione improvvisa con Gelotto?
“Sono state fatte delle scelte societarie, condivisibili o meno. Quando un club segue una linea precisa, i calciatori non devono metterci bocca. La decisione è stata presa di concerto tra il tecnico e la società: noi non potevamo, né dovevamo fare nulla. Certamente, per le qualità che ha, Giuseppe avrebbe potuto darci una grossa mano. Sul resto non posso esprimermi, loro conoscono la verità”.
Descrivici le caratteristiche tecniche di Emmausso, neo genoano: secondo te è già pronto per una sfida così importante?
“Ha messo in mostra il proprio talento nell’arco di tutto il campionato. E’ un attaccante che sa fare gol e giocare per la squadra. A mio avviso può fare la prima e la seconda punta, non penso l’esterno. Anche se, crescendo, potrà giocare in tutti i modi possibili in attacco perché è un vero e proprio gioiello. Lui agiva da seconda punta girando intorno ad Incoronato. Con questo compito, per me, riesce ad esprimere al meglio tutte le sue potenzialità. Ha doti eccezionali e calcia di destro e di sinistro con la stessa disinvoltura. E’ un giovane e certamente ha la necessità di maturare sul piano dell’applicazione. E poi deve curarsi di più anche fuori dal campo, ma ha tutte le carte in regola per fare il grande salto. Magari iniziando da una Lega Pro, in attesa di palcoscenici migliori che sicuramente potrà calcare. Gli auguro tutto il bene di questo mondo”.
Oramai sei un perno del Team Napoli Soccer e anche stavolta hai accettato l’invito del direttore organizzativo Italo Farinella.
“E sono contento di esserlo perché per me è un modo per lavorare con dei veri amici, stare in forma fisicamente e magari scoprire qualche giovane. Tra l’altro, questa estate, ho il piacere di collaborare con un mister importante come Campilongo. Insomma, arricchire il proprio bagaglio non è mai un errore. Non mi sento, comunque, un preparatore. Penso di avere ancora qualche campionato da giocare, sto bene e so che posso dare tanto”.
Quali sono i portieri del futuro tra Eccellenza e D?
“Ciro Amato del Portici, classe ’97, ha fatto un grandissimo campionato. Poi c’è Samuel Sava della Sibilla Soccer, un 98 che ha ugualmente ottime potenzialità. In D sono un tifoso di Francesco Rinaldi della Frattese: penso che sia un portiere già pronto per la Lega Pro. In due anni ha dimostrato di essere veramente all’altezza”.
Il tuo futuro?
“Qualche approccio c’è stato, ma nulla di concreto. Adesso è presto per parlarne. Sono però sicuro di poter rendere al meglio, se avrò la possibilità di tornare in pista. Poi bisogna essere sempre onesti con se stessi: quando capirò di non poter dare più il massimo, lascerò. Per ora non ci penso proprio. Sono convinto, come ho detto prima, di avere ancora tantissimo da dare. Sono carico e fisicamente integro: la mia testa è già proiettata al prossimo campionato”.

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