16 Maggio 2026
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Dal Salerno Calcio alla US Salernitana

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Si partì con il nome di Salerno Calcio e le maglie rossoblu simili al Barcellona. Perché il colore granata ed il cavalluccio erano ostaggi di Antonio Lombardi, padre dello scempio che portò al fallimento della Salernitana che nacque dalle ceneri di quella di Aniello Aliberti che arrivò anche in serie A. Il ritiro in quel di Fiuggi, con la base iniziale formata dal tecnico Perrone, dal portiere Iannarilli e dal centrocampista Giacinti, ed il via vai di giovani under ed esperti da provinare per decidere se erano per l’esigente piazza di Salerno. Il debutto il 4 settembre 2011 al cospetto del volenteroso Palestrina, con la doppietta della rinascita firmata da Mounard, che se non fosse stato ceduto a gennaio al Catanzaro, sarebbe stato l’unico superstite di quella stagione anch’essa vincente, dopo un estenuante testa a testa con il Città di Marino. A ieri 25 aprile, giorno in cui si celebra la Liberazione, quando alle ore 19:19 (un segno del destino, la Salernitana è nata nel 1919), si alzato l’urlo liberatorio dell’Arechi per festeggiare l’approdo alle porte del Paradiso chiamato serie A, questo grazie a Nigro un ex, che con un suo goal ha costretto il Benevento al pari interno. La cadetteria, è di suo un traguardo prestigioso nel momento in cui se ci si guarda alle spalle si vede da dove si è partiti. Lo ha fatto al temine di un campionato condotto mirabilmente dal tecnico Menichini (e dal suo staff) e grazie alla professionalità di un gruppo di calciatori che hanno dato tutto pur di regalare alla città una gioia attesa da tempo. Una squadra che ha fondato il suo successo sulla capacità di fare gruppo e di restare sempre ferocemente concentrata. Sia nei rari momenti bui della stagione, durante i quali la reazione intrisa di orgoglio e personalità è stata sempre immediata, sia nella gestione intelligente ed umile dei numerosi successi. Settantanove punti in trentasei partite sono numeri stratosferici, forse irripetibili anche negli anni a venire, conquistati da uomini veri, il cui ricordo è destinato ad imprimersi indelebilmente nel cuore e nelle menti dei tifosi granata. Barletta in campo con il ‘4-3-3′ abituale, ma ricco di novità di formazione, con l’impiego di due difensori greci (Sokoli e Kiakis) nel quartetto difensivo, e la promozione di Palazzolo al centro del campo, in luogo di Quadri. In attacco, infine, il sacrificato di turno è Venitucci, con il ritorno di Fall al centro del tridente offensivo. La Salernitana risponde con un ‘4-2-3-1′ flessibile, visto che il sistema di gioco muta spesso in ‘4-4-2′ e, in qualche frangente, non disdegna un assetto con tre centrocampisti ed un tridente, soprattutto quando Perrulli stringe al centro e si allinea a Moro e Favasuli, con Negro che oscilla tra il centro e la fascia sinistra. L’ex nocerino inizialmente, rispetto alle attese della vigilia, agisce spesso da vera e propria seconda punta, allineata a Calil, prima di arretrare di qualche metro il suo raggio d’azione nel prosieguo del match. I primi minuti registrano il tentativo granata di sfondare sulla fascia sinistra grazie al lavoro sviluppato dalla catena formata da Perrulli e Franco. Non manca, inoltre, una buona circolazione di palla, con Moro che è spesso preciso ed abile nell’allargare il gioco a destra, dove Colombo spinge ed affonda approfittando di un distratto Turchetta in fase di ripiego. Gli uomini di Menichini provano a non smarrire compattezza tattica, con Negro che ha il compito di intralciare il giropalla avversario teso ad attivare la regia di Palazzolo. Dopo qualche minuto, però, il Barletta diventa più ordinato e compatto in fase difensiva, grazie al sacrificio degli esterni offesivi in fase di non possesso (4-1-4-1). Per la Salernitana diventa un pò più complicato trovare giocate e spazi, ed allora prova a sganciarsi dalle retrovie anche Lanzaro, che restituisce superiorità numerica ai suoi sul versante destro. Si assiste ad una gara ‘vera’, con i pugliesi che si difendono in nove dietro la linea del pallone, e sempre pronti a ripartire una volta sottratto lo stesso agli avversari, che si lasciano andare a qualche superficialità di troppo in fase di palleggio. La Salernitana punge soprattutto quando trova Gabionetta, Calil e Negro tra le linee, anche se denuncia una certa carenza di lucidità nella rifinitura e la necessariia cattiveria nelle conclusioni verso la porta. Ciò che a volte complica i piani alla squadra di Menichini è il numero di palloni persi in uscita, che causano le insidiose ripartenze pugliesi. Su una di queste distrazioni, Fall ruba palla sulla trequarti e lancia nello spazio Turchetta, bravo a verticalizzare ed a superare Gori proteso in disperata uscita. La reazione dei padroni di casa è rabbiosa, nonostante sul fronte opposto non manchino raddoppi di marcature e tackle. Franco affonda a sinistra, raggiunge il fondo e crossa al centro dell’area, dove Negro è lesto a coordinarsi e preciso nel calciare a volo di collo, con il pallone che si insacca nell’angolo alla destra di Liverani. La spensieratezza del Barletta, squadra matematicamente salva, e la vocazione iperoffensiva della Salernitana, regalano un match ricco di capovolgimenti di fronte. A dettare l’andatura sono sempre Moro e compagni, ma i biancorossi non smettono di essere pungenti quando ripartono subitaneamente, sfruttando la difficoltà (strutturale) della Salernitana a compattarsi e a non concedere campo alle iniziative altrui una volta persa palla. Calil e compagni dovrebbero essere più essenziali nella loro proposta offensiva, evitando di portare palla e, soprattutto, preoccupandosi di rimanere compatti nelle retrovie quando ancora governano il gioco, al fine di essere più solidi e reattivi nelle coperture preventive. Quando il pallone raggiunge gli attaccanti granata tra le linee, oppure viene smistato da Moro nei tempi giusti sulla corsia destra, dove Colombo scavalla con continuità, le occasioni da rete fioccano. Dapprima, Negro sparacchia alto su un ottimo assist dell’esterno basso granata. Poi, pochi minuti più tardi, la percussione ed il conseguente assist dell’ex reggino vengono frenati dal braccio di Cortellini. Calcio di rigore solare, che Calil tramuta in gol con la consueta fredddezza. La missione di partenza, ossia incanalare il match nella giusta direzione sin dal primo tempo, è computa. Il resto della gara dovrà essere speso per gestire intelligentemente il vantaggio e riuscire a realizzare il gol della sicurezza. Evitando soprattutto di perdere palloni in uscita ed in fase di palleggio, ben sapendo delle difficoltà ataviche della squadra (caratteristiche fisiche e natura offensiva) a mantenersi compatta nella difesa preventiva. Controllo assiduo della gara, alternato ad aperture improvvise sulle corsie esterne, specie a destra dove Gabionetta e Colombo possono far male. Il brasiliano, sempre incontenibile nel primo controllo di palla a seguire con il quale si libera dell’avversario, potrebbe essere devastante se solo evitasse qualche personalismo di troppo e non si sentisse troppo sicuro della giocata. Leziosismi che spesso sfociano nella perdita di palloni sullla trequarti, con la squadra avversaria che riparte creando qualche grattacapo a Lanzaro e compagni. Fortunatamente, lo spiccato senso tattico di Favasuli e Moro e l’esperienza di Tuia e Lanzaro riescono spesso a turare le falle. Corda, intanto, inserisce Giammarelli al posto di Palazzolo, con Legras che passa al centro ed assume le redini della regia. La Salernitana non chiude la gara, che resta pericolosamente in bilico. La squadra viaggia tra entusiasmo e nervosismo, perchè il potenziale offensivo di cui dispone dovrebbe aiutarla ad avere la meglio su una difesa pugliese non esattamente irrepensibile. Il quartetto avanzato, inoltre, si sacrifica a sprazzi in fase difensiva, costringendo mediani e difensori ad un dispendio energetico notevole. Menichini getta nella contesa anche Mendicino, che rileva uno stanco Perrulli. Negro passa sull’out sinistro, mentre Calil gioca prevalentemente alle spalle del neo entrato. La gara continuano a farla i padroni di casa, sciupando clamorose occasioni per archiviarla definitivamente. Prima Colombo, servito splendidamente da Negro, e poi Gabionetta, incontenibile nella sua penetrazione verticale in area barlettana, non chiudono il match. Intanto, giunge notizia del pari del Messina a Benevento, con lo stadio che si trasforma in una bolgia incredibile. Ha inizio il conto alla rovescia, al termine del quale ritrovare finalmente la serie cadetta. Senza troppa convinzione, Corda inserisce Rizzitelli al posto di Danti in attacco, mentre in difesa concede una chance al giovanissimo (classe ’98) Perpignano. Gli ospiti fanno quello che possono, restano nel match e lo onorano fino in fondo, ma nulla di importante riescono ad opporre al cospetto dell’entusiastico frastuono dell’Arechi e dell’esperienza dei calciatori granata. Intanto, Menichini concede spazio anche a Bovo, che prende il posto di Calil. La Salernitana passa ad un ‘4-3-3′ ancora una volta elastico, che in fase di non possesso oscilla tra il ‘4-1-4-1′ ed il ‘4-4-1-1′. L’intento primario è quello di portare con le mezz’ali (Bovo e Favasuli) maggiore pressione sui portatori di palla pugliesi. Il Barletta ha poco da proporre e da spendere, rendendosi flebilmente pungente solo quando riparte dopo aver anticipato gli attaccanti granata, che non sempre sono combattivi sulle seconde palle. Il tutto però è contenuto in un’innocua conclusione dai venticinque metri di Turchetta, sulla quale Gori non ha nessun problema. Il match ed il campionato si chiudono definitivamente al minuto ottantasette, quando arriva il sospirato doppio vantaggio che rasserena tutti. Favasuli, straordinario nella sua capacità di cucire il gioco, raddoppiare marcature, portare il pressing e ripartire, serve uno splendido pallone a Mendicino, che insacca a pochi metri dalla porta difesa da Liverani. Gli ultimi minuti, necessari per registrare l’ingresso in campo di Bocchetti, schierato nell’inedito ruolo di interno sinistro di centrocampo, servono solo come cornice nella quale inserire il meraviglioso entusiasmo del popolo granata. Le attenzioni si spostano allo stadio ‘Vigorito’ di Benevento, dove il Messina, conquistando il pari, consente alla Salernitana di festeggiare il ritorno in serie B con centottanta minuti d’anticipo. Ciò che accade al novantesimo non può essere consegnato all’arido racconto di chi scrive. Le scene di entusiasmo e di giubilo meriterebbero di essere vissute in tutta la loro pienezza, per capirne fino in fondo la loro forza trascinante. Chi, ieri, ha avuto la fortuna di esserci, un giorno potrà estrapolare il ricordo dal cassetto della memoria e rivivere il tutto accompagnato da nostalgici lucciconi.

Raffaele Cioffi

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