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E’ notizia fresca, di prima mattina. Cristiano Ronaldo fu proposto prima al Napoli e, solo dopo, alla Juventus. L’affare da 350 mln, proposto da Mendes a De Laurentiis, con il quale ha sempre avuto buoni rapporti, si rivelò improponibile per la società del Patron azzurro. Lo stesso che, confermando la notizia, ha sottolineato che un affare del genere avrebbe spianato certamente la strada al fallimento societario. Da buon imprenditore, il buon Aurelio non ci ha pensato due volte a rifiutare la proposta. Forse, però, mai avrebbe immaginato che il più forte calciatore al mondo, insieme a Messi, avrebbe poi vestito la maglia della Juventus. Anche i meno scettici hanno fatto fatica a credere al colpo del secolo fin quando, però, la notizia si è rivelata ufficiale. Tuttavia, per il suo essere bomba di mercato, era prevedibile che scatenasse non soltanto consensi positivi, ma anche consensi negativi. Il dibattito che qui è proposto non è altro che lo specchio di ciò che si è sentito dall’ufficialità del portoghese alla corte di Allegri. Fin dal battibecco Cruciani-Giannone, operai alla FCA, di cui fa parte la stessa Fiat per cui lavora allo stabilimento di Pomigliano d’Arco, la trattativa con il Real Madrid ha aperto a molteplici punti di vista. Le cifre dell’affare sono ormai note: i 30 mln stagionali all’attaccante portoghese, 117 mln pagati al Real Madrid, fra cui 12 di commissioni e 5 di oneri accessori. Un totale di 120 mln di euro in 4 di contratto che lo legheranno alla società bianconera. Ciò che appare assurdo agli occhi di Giannone, operaio della Fiat, e forse agli occhi anche di altri italiani è quella beffa stessa che è la FCA, e ancor di più il gruppo Exor, controllato dal potere economico della famiglia Agnelli. Potere che viene esercitato non solo nell’ambito automobilistico, ma anche nell’ambito sportivo. Guadagno meno di 7 centesimi al minuto, dice Giannone, differentemente da quanti ne guadagna al minuto CR7. Sono due cose diverse, sottolinea Cruciani, con altrettanto magnifica la risposta di Giannone: tu guadagni tanto perché lavori al Il Sole 24 ore. Voglio vedere se a te non dessero un aumento da 10 anni. Polemica, insomma, che è poi giunta fino al parlare di comunismo e socialismo, in ambito filosofico-economico. Parlare, dunque, di capitalismo, di Carl Marx e di vera e propria azienda, nonché dell’unico (o unici) capitalisti che si arricchiscono. C’è chi poi pensa che Cristiano Ronaldo è simbolo del capitalismo, di quel mondo, cioè, che ruota intorno ai miliardi che costantemente cambiano tasche e proprietari. Un calciatore come Cristiano Ronaldo, che certamente sta segnando quest’epoca e che certamente la rederà indimenticabile, costituisce anche la faccia “ricca” della medaglia alla quale si oppone quella della popolazione italiana che non arriva a fine mese, o nella fattispecie quella dello stesso Giannone per cui i 170 in più sarebbero vitali anche solo per comprare pannolini, cibo e medicinali al suo figlioletto.
Agli occhi degli adolescenti e dei tifosi, CR7 costituisce la ribalta del calcio italiano e certamente può scatenare una vera e propria reazione a catena: attirare campioni qui, in Italia per far crescere il calcio italiano. Certo è che, di questo passo e con i prezzi di mercato ora in atto, l’unica in grado di acquistare campioni del genere è proprio la sola Juventus. Così si causerebbe sì la crescita di prestigio del calcio italiano, ma al tempo stesso si continuerebbe ad alimentare un gap economico, ormai inevitabile, fra la squadra di Agnelli e le altre società italiane.
C’è differenza quando guardi giocare un campione come Ronaldo in Spagna, oppure lo guardi giocare in Italia. Il flusso di milioni che finiscono nelle sue tasche e, al tempo stesso, quelli investiti per acquistarlo rappresentano una realtà che riguarda più da vicino ogni italiano. In particolare, la difficile realtà economica che affronta il bel paese. E allora ecco che c’è chi non viene colpito sensibilmente dal trasferimento del portoghese e chi, invece, è fin troppo sensibile (e diciamolo, forse anche più intelligente, capace i guardare la realtà da più punti di vista), colui cioè che guarda al calcio non più con la passione del tifoso, che in uno sport così bello non deve mai mancare, ma con occhi critici. Occhi, dunque, consapevoli del fato che se acquisti Ronaldo, acquisti un’azienda. Come tale, essa darà avvio ad un vero e proprio giro economico-miliardario che gioverà certamente a chi intelligentemente lo ha innescato.
Data l’incapacità di parlare di economia, se non di quel poco che ormai è già noto, si preferisce parlare di calcio. E’ bello pensarla come Ancelotti, con la voglia, cioè, di vincere e di battersela fino alla fine. Ma è anche triste sentire dalla bocca delle persone che un altro scudetto è già finito nelle mani della Juventus. Questo a sottolineare che, altro che prestigio, Cristiano Ronaldo alimenta una differenza abissale sul piano economico fra la Juventus di Agnelli e le altre società, incapaci e forse mai capaci di stare al passo economico della società bianconera.
E così, il potere, almeno quello economico, ha preso dimora stabile a Torino. Le altre società possono soltanto cercare, per quanto è possibile si riesca, di limitare i danni e, senza timore, affrontare ancora una volta a testa alta quella che, sulla carta, sembra essere ancora una volta la più quotata per la vittoria finale dell’ennesimo scudetto. Intanto ci si gode l’arrivo di un campione sì, ma con la consapevolezza di voler fare ancora di più per intralciare i piani di Allegri e dei suoi ragazzi. Una cosa è certa, solo il tempo ci risponderà..

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