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Lo stadio “San Filippo” è una cattedrale nel deserto; a parte la vista mozzafiato dello stretto, che si può godere sedendo nei posti più in alto, l’impianto messinese è l’immagine della desolazione del nostro calcio. Non per demerito della tifoseria giallorossa, ci mancherebbe altro, ma per il fatto stesso di rappresentare lo stato di decadenza del movimento calcistico italiano di questi anni. Costruito quando il club siciliano militava in Serie A, “tempi belli di una volta”, diremmo dalle nostre parti (tempi che purtroppo la Casertana non ha mai avuto l’onore di vivere aggiungiamo noi), poi causa il repentino declino della società, all’epoca di Franza, costretta a ripartire dai dilettanti, oggi ospita le sorti altalenanti e preoccupanti di un club che non riesce a tornare nei campionati che più meriterebbe. Oggi il “San Filippo” ospita le gare di una squadra di Lega Pro, il cui obiettivo è la salvezza; un campionato affascinante per le sfide suggestive che offre, ma malinconico per il tasso tecnico quantomeno modesto. Non più di duemila o tremila (quando tutto va bene) spettatori a gara per il Messina in uno stadio che potrebbe tranquillamente ospitarne dieci volte tanto. Nulla a che vedere con l’ancor più accentuata caducità del “Pinto” sia chiaro. Però la considerazione che si faceva era che quell’atmosfera di landa desolata che può offrire uno stadio con gli spalti vuoti negli ultimi anni aveva fatto da contraltare alle esaltanti cavalcate, per quanto terminate senza la gioia finale, e da vittorie roboanti per i colori rossoblu. Quest’anno invece si affrontano due squadre in difficoltà, soprattutto societaria (soprattutto la Casertana), ma anche tecnica; Tedesco in bilico ma non troppo (la società non può permettersi un allenatore di categoria), dall’altro lato un esordiente Cristiano Lucarelli per tentare una salvezza che comunque non sembra impresa impossibile. Una gara tra due piazze importanti ma costrette all’inerzia da tanti, forse troppi per chi vuol fregiarsi del titolo di professionista, problemi.
La Casertana non gira più come nelle prime giornate, così Tedesco decide di cambiare, complici anche assenze importanti che hanno falcidiato la squadra: cambio di modulo per i rossoblu che virano verso un inedito 3-4-3 con la conferma di Lorenzini (D’Alterio squalificato) e con l’oggetto misterioso Corado dal primo minuto in attacco.
LA PARTITA
Partita giocata su ritmi bassi ma sostanzialmente equilibrata; la prima occasione (forzando di molto la logica del termine) è per la Casertana con Corado il cui tiro finisce dove Renzi vorrebbe il ponte. Sicuramente più sostanziosa la palla che al 12′ potrebbe far male al Messina, ma il portiere ex Napoli Berardi è bravo ad anticipare l’attaccante argentino. Al quarto d’ora, come da copione in queste ultime partite, è un orrore difensivo, ancora una volta di Finizio (ce ne scusiamo col ragazzo, ma la recidività nella vita come nel calcio è una pericolosa costante) che da il via all’azione che porta i padroni di casa in vantaggio. Alla prima occasione, gol di Madonia, il Messina passa in vantaggio; e si capisce che anche oggi sarà una sofferenza, soprattutto per i coraggiosi cinquanta cuori rossoblu giunti fino in Sicilia. Come se non bastasse, poco dopo, Carlini serve una palla d’oro proprio a Finizio che però sciupa in malo modo fallendo l’occasione per il riscatto personale. Siccome le disgrazie non vengono mai da sole, sul rovesciamento di fronte il Messina raddoppia: Rea, a lungo cercato dai rossoblu quest’estate, insacca servito da Milinkovic da calcio d’angolo. La Casertana, così come contro la Reggina, scompare dal campo, con i giallorossi che avrebbero pure l’opportunità di chiudere definitivamente il match ma, pena l’imprecisione di Foresta, il risultato resta sul due a zero. Intorno alla mezz’ora anche Maccarone va vicino al tris, senza però cogliere i frutti sperati. Solito copione anche sul gol della bandiera: una Casertana inesistente, insipiente, inconsistente, riesce comunque a trovare il gol, grazie all’oggetto misterioso Corado che, ben servito da Carlini, infila Berardi. Al duplice fischio del signor Schirru, si capisce che servirebbe un’impresa. Che però non arriverà. Non sempre si può sperare in un epilogo come quello di sette giorni fa contro gli amaranto dirimpettai dei messinesi.
Commentare e scrivere qualcosa sulla seconda frazione di gioco darebbe noie perfino ad un minuzioso descrittore di cose e fatti come Alessandro Manzoni. La partita è addormentata e, lasciatecelo dire, indegna di un campionato professionistico. Il Messina fa il suo (non) gioco e limita le sfuriate (peraltro molto compassate) dei falchetti. E’ solo intorno alla mezz’ora che i rossoblu tentano in modo più caparbio. Tentano Ramos, ancora Corado, Matute, ma nessuna di queste azioni fa tremare le vene ai polsi. Sussulto solo all’86’ quando i campani protestano per un presunto fallo di mani nell’area messinese. Unico risultato, l’espulsione di Tedesco per le proteste giudicate eccessive. Ancora una sconfitta per la Casertana e odore di crisi ufficialmente avverita: due punti in quattro partite con quattro gol fatti e otto subiti. Urge un cambiamento, già dalla sfida di domenica contro il Fondi.
IL TABELLINO
Lega Pro 2016/2017, 10a giornata, 23 ottobre, stadio “San Filippo” – Messina
MESSINA – CASERTANA 2-1
MESSINA: Berardi, De Vito, Maccarrone, Ferri (57′ Palumbo), Musacci, Milinkovic, Madonia (78′ Akrapovic), Foresta, Rea, Mancini, Grifoni (64′ Capua). A disposizione: Russo, Bramati, Fusca, Ricozzi, Bruno, Rafati, Gaetano, Mileto, Marseglia. All.: C. Lucarelli.
CASERTANA: Ginestra, Finizio (46′ Colli), Lorenzini, Potenza (71′ Giorno), Corado, Ramos, Matute, D’Alterio, Carriero, Orlando (61′ Ciotola), Carlini. A disposizione: Fontanelli, De Marco, Rajcic, Bernardes, De Filippo, Taurino, Porcaro. All.: A. Tedesco.
ARBITRO: F. Schirru di Nichelino
MARCATORI: 16′ Madonia, 20′ Rea, 45′ Corado
SPETTATORI: 1500 circa (una cinquantina i tifosi provenienti da Caserta)

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