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TABELLINO CARPI-PERUGIA 0-0 CARPI (4-4-2): Petkovic 6,5; Sabbione 6, Romagnoli 6,5, Gagliolo 6, Poli 6; Letizia 6, Lollo 6, Bianco 6 (33’ st Mbaye s.v.), Fedato 5.5 (36’ st Concas s.v.); Beretta 5 (13’ st Carletti 5,5), Lasagna 6. A disp.: Sarri, Seck, Mazzoni, L. Forte. All.: Castori 6.
PERUGIA: Brignoli 6,5; Del Prete 5,5, Volta 6, Monaco 6, Di Chiara 5,5; Brighi 5,5, Ricci 6, Gnahorè 6; Nicastro 5 (25’ st Mustacchio s.v.), Di Carmine 6, Guberti 5 (14’ st Terrani s.v.) A disp.: Elezaj, Fazzi, Dossena, Coccuzzi, F. Forte. All.: Bucchi 6,5
ARBITRO: Pezzuto di Lecce (ass. Rocca di Vibo V. e Lanotte di Barletta, quarto uomo Balice di Termoli). NOTE: ammoniti 17’ Bianco, 26’ Monaco, 41’ BEIGHI
Un tempo per parte. Ma reti nessuna. I primi 45, ai punti sono gli ospiti a spuntarla. Nel riscaldamento Bucchi perde Acampora ed il Perugia l’ultima formazione vincente al Curi con il Benevento. Il Carpi tra nazionali ed infortuni, già si trovava out 6/7 effettivi titolari. A fine gara Castori dirà che la voglia di mettersi in mostra dei sostituti ha surrogato incisivamente nella gara con una delle migliori compagini di B. Bucchi metterà in evidenza tre concetti cardini dell’odierna prestazione: sprint arrogante dei primi 10′ dei suoi ragazzi, sofferenza sugli esterni ( da Guberti e Nicastro si aspettava di più -ha ammesso-), buona prova della difesa alta a partire dell’estremo Brignoli. Ricci da subito fa capire di non essere li per caso. Ghahore gli da una mano, contingentando gli spazi. E così le geometrie non tardano a nascere dai piedi dell’otto perugino. Si muove bene Di Carmine per beneficiarne. Generoso ma si arrende troppo presto. L’iniziale verticalità lascia il passo a movimenti sull’asse orizzontale degli interpreti offensivi biancorossi. Dall’altro lato, resistenza e sacrificio dei padroni di casa; assurgevano ad emblema Bianco e Lollo. Romagnoli prendeva in mano la difesa e provava anche flebili sortite su calci fermi. Sabbione, mai puntato da Guberti, ha preso coraggio sulla fascia destra ed è cresciuto fino a ribaltare il secondo tempo a favore dei suoi. Letizia, dall’altro lato, viceversa è calato. Ma il Perugia è rimasto appiattito sia sui centrocampisti mediani, che nelle mezz’ali e negli esterni bassi. Il risultato, in una partita che doveva essere decisa dagli uno contro uno, ma che in campo nessuno ha osato scampaginare con impostazione diversa da quella della battaglia fisica, non poteva che essere l’annullamento del gioco e della risultanze del goal. Gli unici a provarci, dal suddetto Ricci dall’un lato, a Lasagna dall’altro, si sono arresi alle volontà di un calcio tutta fisicità ed atleticita’. In certi casi di mestiere. Pezzuto di Lecce, in una gara non facile da questo punto di vista, dirige da buon padre di famiglia. Per lui bastone e carota, e probabilmente miglior in campo al ‘Cabrassi’.
Carmine D’Argenio

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