16 Luglio 2024
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Avellino, la voce degli ex: Luca Anania

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Venghino siori e siori, il treno dei ricordi approda, puntuale, nell’ennesima
stazione. Il magnifico DiRettore ci costringe agli straordinari. Ne pagherà le
conseguenze. Già pronta la richiesta per un aumento del già consistente
ingaggio. Vuole il meglio, lo accontentiamo. Altro giro, altra corsa. L’
amarcord di Ultrà ha una missione più o meno nobile, questo lo stabilirete voi,
vale a dire scovarli tutti, uno dopo l’altro. Non sarà facile, tutt’altro.
Avete pensato mai di contare quanti hanno indossato la maglia biancoverde in
centodue anni di attività ? Come già detto in precedenza noi siamo scienza e
non fantascienza. Cercheremo, proveremo, a metterne assieme un bel numero anche
se voi lettori meritereste che li trovassimo tutti, nessuno escluso. Qualche
intervista non sarà mai possibile, gli anni passano e alcuni dei protagonisti,
purtroppo, non ci sono più ma da lassù di sicuro staranno tifando per l’
Avellino. In cinque anni di onorata presenza abbiamo cercato tutti con la
stessa enfasi e con la stessa emozione. Sotto a chi tocca. In questo numero a
finire sotto i riflettori e Luca Anania, altro giocatore ancora in attività. Un
metro e novanta per ottantuno chili, Luca è nato a Milano nel 1980.
Trentaquattro anni il prossimo Giugno, al momento è in forza al Livorno in
massima serie. Anania è stato con l’Avellino per due stagioni negli anni 2002-
03 e 2003-04. Per la precisione Anania veniva da un serio infortunio e seppure
giunse ad Avellino nella stagione di Vullo non giocò in pratica mai. I due
portieri erano Cecere e Petrazzuolo. Nove presenze e tredici reti subite tutte
nell’anno della B con il boemo in panchina. Una nota curiosa: nella sua
carriera ha incrociato Zeman per ben tre volte con le maglie dell’Avellino, del
Lecce e con il Pescara.
La prima domanda è chiaramente sul tecnico. Pregi e difetti? “Per me solo
pregi. E’ chiaro che il mio è un personalissimo parere. Il Mister intende il
calcio nella maniera più spettacolare. Ci insegna i movimenti d’attacco e
soprattutto come tenere il campo per novanta minuti. Lo ripeto, di Zeman posso
parlare solo bene. Non ha difetti, un uomo che ha una grande personalità. Basta
vedere i giocatori ed i risultati che hanno ottenuto. Con lui segnano tutti”.
Cosa mancò a quella squadra nel 2004 per conquistare la salvezza ? “Fu un
campionato strano e non farmi parlare di alcuni particolari che tra l’altro
sono di dominio pubblico. Il girone di andata alcuni non capirono bene cosa in
realtà volesse il mister ma in quello di ritorno andammo benissimo e facemmo
una media punti che ci avrebbe garantito di gran lunga la salvezza. Peccato
che non riuscimmo in una che sarebbe poi diventata una vera e propria impresa
per come si erano messe le cose”. Avellino e gli avellinesi, cosa porti con te
di quella esperienza in biancoverde ? “A parte una retrocessione che non fa mai
piacere ad un giocatore, figurati ai tifosi, mi sono trovato bene. Mi sono
messo in mostra, ero secondo portiere ma mi sono fatto conoscere quando mi è
toccato scendere in campo. Avellino è una città che vive di calcio, i tifosi
sono eccezionali. A distanza di anni ho sempre un ottimo ricordo e mi ha
aiutato moltissimo nella mia carriera da calciatore vivere quell’esperienza in
Irpinia”.
Segui l’Avellino attuale ? “Certo. Come non potrei. Lo seguo, sta facendo bene
e spero davvero che possa giocarsi fino in fondo le chance per conquistare un
posto nei play off”. Tornerebbe ad Avellino ? “Perché no. Lo ripeto, io qui mi
sono trovato benissimo e se ci fosse anche una sola possibilità la vaglierei
attentamente”. Il tuo maggiore rimpianto in quell’anno ? “Senza dubbio la
retrocessione. Siamo stati presi di mira un po’ da tutti. Anche gli arbitri
pare, e preferisco dire solo cosi, fischiassero solo falli contro di noi”. La
tua maggiore soddisfazione ? “Un po’ di partite giocate con addosso la maglia
biancoverde. Un rigore parato ad Ascoli ed una grande partita a Cagliari.
Scendere in campo la domenica ti consente di metterti in luce e per un
calciatore è tutto”. Cos’è la legge del Partenio ? “Una domanda facile. Come
potrei non saperlo. Entrare nello stadio e sentire i cori della tifoseria, una
sensazione che ti fa tremare le gambe. Un campo difficile per tutti dove i
calciatori di casa danno sempre il cento per cento perché a caricarli c’è un
pubblico eccezione. Le squadre avversarie sono intimorite prima ancora di
scendere in campo. Questa è la legge del Partenio”. Con quali dei tuoi
colleghi e rimasto in contatto ? “All’inizio con tutti ma poi con il tempo… Mi
è capitato di rincontrare Puleo, Sardo e Nocerino”. Un uomo del Nord che ha
vissuto anche al Sud, lo consiglieresti ai tuoi giovani colleghi ? “Certo,
consiglio il Sud perché giocare da voi è semplicemente meraviglioso. Ci sono
piazze che ti fanno il pieno di adrenalina. Al Sud si cresce in fretta, il
pubblico è calorosissimo, gli stadi sempre pieni. Io mi sono trovato benissimo
e qui ho fatto l’esperienza che mi ha permesso di giocare in massima serie”.
Dopo il calcio cosa farai ? “Per adesso penso di giocare ancora per qualche
altro anno. Ho intenzione di intraprendere la carriera di allenatore”. Prima di
chiudere abbiamo un ultimo quesito che scaturisce dalla tua affermazione. Visto
che hai deciso, quando smetterai di giocare, di diventare un allenatore, noi
non possiamo che augurarti tutto il bene possibile, come risponderesti ad una
eventuale chiamata da Avellino ? “Una piazza importante come Avellino non si
rifiuta mai. Magari potessi, un giorno, tornare da voi. Per me sarebbe una
grande soddisfazione”. Luca Anania è una persona schietta e semplice come
quelle del Sud. La sua esperienza ad Avellino non l’ha dimenticata cosi come i
tifosi la sua stagione in biancoverde. Dai e ricevi. Un classico. Anche questa
è fatta, l’ennesima. Venghino siori e siori, il treno dei ricordi è pronto per
un’altra avventura. Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.

Michele Pisani

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