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27 Gennaio 2021
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Avellino, la voce degli ex: a tu per tu con Luca Bocchino

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Intervista di Michele Pisani


L'immagine può contenere: 1 personaAltro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi approda in un’altra stazione. Siamo a San Benedetto Del Tronto, qui abbiamo “scovato” l’ennesimo ex che ci racconterà di una esperienza a più riprese con la maglia biancoverde. Ne parleremo più avanti. Cinque anni trascorsi a rintracciare i calciatori che hanno giocato con l’Avellino. Un notevole dispendio di energie ma un soddisfazione senza eguali. Direttore stai sereno. A differenza di Matteo io non ti farò le scarpe. Bando alle ciance, conosciamo il nostro interlocutore. Difensore arcigno, grande e veloce, Luca Bocchino ha indossato la casacca biancoverde per quarantotto volte in serie C1 ed ha vinto la finale di Pescara contro il Gualdo Tadino. Alto un metro e settantacinque per sessantacinque chilogrammi, classe 1973, Luca Bocchino cresce nelle fila della Casertana. Esordio col botto, in cadetteria a soli diciotto anni. Venti presenze con i rossoblù di Materazzi. L’anno successivo sempre con i falchetti, una stagione in C1, poi il passaggio alla Sambenedettese. E’ l’anno del servizio militare, solo dodici presenze ed un gol. Il primo approdo in biancoverde, l’anno della promozione in cadetteria. Luca è un sanguigno, uno dal carattere forte e lo dimostra nella finale Play Off di Pescara contro il Gualdo Tadino di Walter Novellino. Pareggio nei cento venti minuti, si va ai calci di rigore per stabilire la vincente. Dopo il numero regolamentare si passa a quelli ad oltranza. La tensione si taglia a fette, su molti dei Lupi in campo c’è la preoccupazione stampata sui volti per la responsabilità che dovranno assumersi. Luca è lì in mezzo a loro e non si perde d’animo. Prende la palla e si dirige verso il dischetto. Boniek dalla panchina gli urla qualcosa. Luca non lo sente è già in trance. Calcia il rigore e batte il portiere avversario, poi toccherà a Roberto Carannante chiudere la sequenza che riporta l’Avellino in B. “Ricordo come fossi oggi. Crampi e mal di pancia generali. Nessuno voleva assumersi la responsabilità, in caso di un nostro errore il Gualdo poteva segnare e raggiungere la cadetteria. Misi la paura alle spalle e mi portai sul dischetto. Il nostro allenatore mi urlò qualcosa ma io non ci feci caso ed in dialetto, meglio non ripetere quello che dissi, gli urlai che me l’assumevo io la responsabilità. Andò bene, poi Roberto fece il resto. Ricordo che dalla tribuna dissero… ahè un altro difensore sul dischetto. Ci andò bene, anzi mi andò bene. Per me fu una grande soddisfazione, una delle più belle della mia carriera. Avrei e volentieri continuato l’avventura con i Lupi anche in B ma fui mandato in prestito al Taranto. Sono tornato nel 1996 per restare altri due anni”. Nel 1997 una salvezza sul filo di lana. Prima Zoratto poi Di Somma ed infine Casale. Il tecnico di Cervinara, mai celebrato abbastanza per quel capolavoro, fu il mister che ti volle in campo e con lui hai sempre giocato. “Si con l’arrivo di Casale io trovai spazio in pianta stabile. Trasformò la squadra. Portò un innovativo 3-3-4. In difesa giocavamo io a destra Turrone centrale e Vecchio o Parisi a sinistra. Solimeno da difensore fu spostato a mediano. Casale fece un vero miracolo, un buon allenatore, con lui mi sono trovato benissimo”. Tanti ricordi, soprattutto soddisfazioni. “Si, giocare ad Avellino è stata per me una bella soddisfazione. Una piazza unica con dei tifosi eccezionali. Una città che vive di calcio senza eguali. Seguo il campionato della squadra di Rastelli. Spero che possano arrivare in massima serie, il campionato è ancora aperto e non vedo squadre, escluso il Palermo, che siano in grado di fare la differenza. L’Avellino da matricola ha sin qui disputato un campionato incredibile”. Però Luca era anche un trascinatore fuoridal campo. Uno che sapeva come tenere alto il morale del gruppo, tra le tante imitazioni la più riuscita era senza dubbio quella del presidentissimo Sibilia. “Eravamo sereni e quando potevamo, specie in ritiro, si scherzava. Mi attrezzavo con un cuscino sotto la pancia, occhiali e baffi. Mi dicevano che lo imitavo bene”. Il commendatore lo sapeva? “Si una volta l’ho fatto davanti a lui. Sibilia è un uomo eccezionale, sembra burbero ma gli piace molto scherzare”. Raccontaci un aneddoto. “Uno soltanto ? Solo al pensiero non resisto. Mi scappa da ridere. Ricordo che appena arrivato Castiglione gli lasciai un ricordo sul volto. Durante l’allenamento gli diedi una gomitata. Tre punti di sutura sul volto. Sibilia che stava in panchina assistette alla scena ma non riuscii a vedere che aveva colpito Castiglione. La sua reazione?”. La posso immaginare. “E’ stato Bocchino o no? A chillo l’aggia caccia e fa mal a tutt quant”. Mitico Sibilia. Un grande senza dubbio alcuno. Dai Luca raccontacene un’altra. “Risale a quando c’era la buonanima di Lombardi. Il mister aveva una lavagna negli spogliatoi e ci spiegava alcuni schemi. Di solito il magazziniere ci avvertiva dell’arrivo di Sibilia e noi toglievamo tutto da mezzo. Il presidente non amava la teoria, diceva che gli schemi andavano provati in campo e nessuno osava contraddirlo. Quel giorno il magazziniere si spostò proprio quando arrivò Sibilia che entrò di soppiatto negli spogliatoi. Lombardi cercò di spiegare che la lavagna serviva per la tecnica del rombo ma lui con il suo inimitabile stile aggiunse “Ma quale rombo mo va rombo io a capa se non la finite con sta cavolo di lavagna”. Potrei continuare all’infinito sai Michele?”. Ti prego non ti fermare Luca. “Bene, altri due episodi, uno riguarda Boniek e l’altro Minuti. Il mister arrivò a campionato iniziato e come sai sostituì Papadopulo. Voleva fare una buona impressione a Sibilia e davanti a tutti noi, negli spogliatoi, mise la mano sulla spalla al presidente e disse. Allora noi siamo pronti, andiamo in campo per l’allenamento. Sibilia lo guardò e poi aggiunse: Boniè in campo comanderai pure tu ma qui comando io e all’allenamento ci andate solo se lo dico io. Ricordo ancora la faccia del mister”. Quello su Minuti? “Uno spettacolo. Pasquale andò a chiedergli gli ultimi stipendi, il presidente gli disse: Allora sei stato qui un anno, hai mangiato e dormito ed hai messo la macchina in garage. Quindi mi devi tu due milioni a me”. Minuti voleva morire, lo guardò e gli disse ma presidente vuole scherzare? Sibilia è un uomo dal cuore grande e preso da solo è sempre molto disponibile ma in pubblico ci teneva ad apparire come uno che non si faceva abbindolare”. Sei stato bene ad Avellino, sei rimasto in contatto con qualcuno in particolare? “Si. Minuti, Nocera e tanti altri. Poi con Umberto Marino ho un rapporto davvero unico, sabato sarà da voi come allenatore in seconda con il suo Brescia”. Luca è un personaggio, simpaticissimo e disponibile. Vive a San Benedetto, in attesa di una occasione. Ha in tasca il patentino per allenare, in bocca al lupo. Te lo meriti. Altro, giro, altra corsa. Venghino siori e siori. Siamo già in moto, alla ricerca dell’ennesimo ex. Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.


About Michele Pisani 2410 Articoli
Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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