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“Quella del calcio è l’unica forma di amore eterno che esiste al mondo. Chi è tifoso di una squadra lo resterà per tutta la vita. Potrà cambiare moglie, amante e partito politico, ma mai la squadra del cuore.” A dirlo è Luciano De Crescenzo. Come dargli torto. Questa volta la dedica non va molto lontano, serve a scuotere qualcuno che ha deciso di disinnamorasi del calcio. Da tifoso ad ex, il passo non è di certo breve. Qualcosa sarà successa. Quante sofferenze, domeniche senza sorriso ma anche tante soddisfazioni. Il calcio prima ti toglie e poi ti da, l’importante è che non sia l’inverso. La squadra del cuore resta sempre la stessa, non puoi cambiarla. Ci rifletteremo. Il magnifico DiRettore ci perseguita, pretende il nostro ‘apporto’. Non può mancare l’amarcord, magari e puntuale arriva una pallida imitazione. Siamo stati, ancora una volta, reclutati e noi non ci tiriamo indietro. Rieccoci. Altro giro, altra corsa. Il treno dei ricordi approda in un’altra stazione. Tirate fuori i ricordi. Ennesimo contatto, non sarà l’ultimo. Non è una minaccia ma una promessa. Anche Giuseppe Castiglione è dei nostri. Classe 1970, siciliano pure sangue. Un metro e settanta per sessantacinque chilogrammi. Giocatore veloce ma soprattutto generoso. Quarantaquattro gare in biancoverde, due stagioni all’ombra del Partenio. “Caro Michele se mi permetti metto subito le mani avanti. So che mi aspetta, conosco il tuo modus operandi. Mi farai di certo commuovere con i ricordi ed allora io ti anticipo dicendoti che Avellino ha rappresentato per me la mia migliore esperienza calcistica. Ho un ricordo indelebile dei tifosi e dell’ambiente. Ho giocato in B anche con Pistoiese ed Ancona, sono entrato al San Paolo ed a San Siro ma il Partenio mi ha regalato emozioni indicibili e solo chi ci ha giocato può capirmi. Adesso sono tutto tuo. Vai con le domande”. Giuseppe Castiglione, come tutti i meridionali, è molto espansivo e non devi certo faticare a tirargli di bocca le parole anche se la sua prefazione ci ha leggermente spiazzati. Noi ci proviamo lo stesso. Chi ti comunicò il passaggio all’Avellino ? “Venivo da una buona stagione con il Trapani in C1, avevo come procuratore Enrico Fedele che mi chiamo dicendomi che mi cercavano la Reggina, l’Andria e l’Avellino. Non ci pensai su nemmeno un secondo. Il mio cuore aveva già scelto. Volevo l’Avellino. Ricordo che il martedì arrivai dalla Sicilia, il Giovedì facemmo l’allenamento e la Domenica tornai di nuovo in Sicilia. Giocavamo contro il Palermo. Dopo venti minuti si fece male Carmine Esposito ed Orrico mi fece esordire in serie B. Una sensazione unica. Non stavo nella pelle. Non lo dimenticherò mai.” Ricordi il risultato ? “Si, perdemmo per due ad uno”. La peggiore partita in biancoverde ? Di certo quella con il Chievo di Malesani all’ultima giornata. Era uno scontro diretto o si salvavano loro o noi. Vinsero per tre a zero, ci rimasi malissimo. Fu un momento di tristezza incredibile anche per i tanti tifosi che vennero al Bentegodi. Ricordo che all’arrivo ad Avellino nel pullman eravamo pochi giocatori, gli altri preferirono diversamente. ci stavano aspettando i tifosi e non erano felici per come erano andate le cose. Potevamo fare di più anche perché la squadra era tutto sommato buona, non c’era un grande feeling negli spogliatoi ma tecnicamente il gruppo era valido”. La migliore partita in biancoverde ? “Di sicuro quella con il Genoa. La ricordo volentieri. Uno spettacolare tre a tre con triplette di Montella e Luiso”. Hai giocato in squadre importanti come Siena, Ancona e Pistoiese ma perché Avellino ? Cosa aveva di diverso ? “Sarà che sono partito dalla gavetta e che i Lupi mi portarono in B ma io non avevo mai visto trentamila tifosi allo stadio e quelle immagini sono scolpite nella mia mente”. Perché Orrico andò via ? “Il mister fu esonerato per dare una scossa all’ambiente. La squadra era buona ma mancavano i risultati anche se, tutto sommato, stavamo a ridosso delle grandi. Serbo un ottimo ricordo di Orrico, ci faceva lavorare tanto ma era un buon allenatore. Venne Pace al suo posto ma tutti sapete poi come è finita”. La legge del Partenio ? “Mi aspettavo questa domanda. In casa avevamo una marcia in più. Ricordo che appena arrivato, vincemmo con Reggina e Brescia in casa eravamo sempre molto concentrati. Ricordo ancora i tifosi che quando passavamo con il pullman ci incitavano sino all’arrivo allo stadio”. Com’era Sibilia, che ricordo hai del grande presidente ? “Un grande. Un uomo generoso ma che pretendeva un giusto impegno. Per noi tutti era come un padre. Con me si è sempre comportato bene, poi fu lui a volermi ad Avellino. Appena puoi salutamelo”. I tifosi ? “Stesso discorso. Eccezionali ma se sbagliavi un passaggio non la passavi liscia. Alla fine io ho sempre avuto un buon rapporto anche perché loro vedevano chi sudava la maglia. Ancora oggi ho amici in Irpinia e quando mi capita mi fermo. Poi a Trapani sono venti i tifosi e ci siamo incontrati”. I tuoi ex compagni ? “Tutti amici. Mi sento spesso con Marasco, Giovanni Ferraro e De Juliis”. Come chiudiamo Giusè ? “Michè, si chiude con un arrivederci. Lo sai che seguo la tua trasmissione, quando parli dell’Avellino ? Io non posso fare a meno di seguire i biancoverdi. Vi porto sempre nel cuore”. Anche i tifosi non ti dimenticheranno mai. Ma questo è, come hai detto tu, solo un arrivederci. Altro giro, altra corsa. Non perdeteci di vista, potreste pentirvene.
Michele Pisani

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